Home Notizie D’Angelo, pioniere del neo-soul e voce di Untitled (How Does It Feel), è morto a 51 anni

D’Angelo, pioniere del neo-soul e voce di Untitled (How Does It Feel), è morto a 51 anni

Il musicista americano D’Angelo, tra i fondatori del movimento neo-soul e autore di capolavori come Voodoo e Black Messiah, ma soprattutto in classifica con il tormentone Untitled è morto a soli 51 anni dopo una lunga battaglia contro un cancro estremamente aggressivo

14 Ottobre 2025 20:55

“Non mi piacciono le pietanze che sanno solo di una cosa, devo mischiare, combinare. È così che ho pensato la mia musica: pollo? Carne? No, ci metto paprika, tabasco, il vino rosso e lascio sul fuoco a lungo. Costa tempo e fatica. Ma è una figata”

D’Angelo, il nuovo confine del soul

Le parole sono proprio di D’Angelo, tratte da una intervista di dieci anni fa in quella che fu la sua unica tournée nel nostro paese, a margine di una serata al Market Sound di Milano. Ed esprimono perfettamente la cura e la curiosità con cui questo straordinario musicista era riuscito a rendere la sua innovativa formula di soul, mescolata con elementi, pop, funky, hip-hop e dance un prodotto capace di piacere a un pubblico di massa.

D’Angelo, nome d’arte di Michael Eugene Archer, è scomparso oggi a soli 51 anni dopo una lunga battaglia contro un cancro al pancreas.

La famiglia ha diffuso una nota ufficiale confermando la morte dell’artista: “La stella più luminosa della nostra famiglia ha spento la sua luce in questa vita… Dopo una lunga e coraggiosa battaglia contro la malattia, siamo devastati nell’annunciare che Michael D’Angelo Archer è stato chiamato a casa. Ci lascia ricordi preziosi e un’eredità musicale straordinaria. Vi chiediamo di rispettare la nostra privacy in questo momento difficile, ma vi invitiamo a celebrare insieme il dono della sua musica”.

Le parole degli artisti che lo amavano

La notizia ha scosso l’intera comunità musicale. DJ Premier, che aveva collaborato con lui nel brano Devil’s Pie, ha subito ricordato il suo ‘partner in crime’: “Una perdita immensa. Abbiamo condiviso momenti indimenticabili. Ti amerò per sempre, King”.

Messaggi di cordoglio sono arrivati anche da artisti di grande rilievo come Questlove, Common e Lauryn Hill, voce dei Fugee’s, artisti che insieme a D’Angelo hanno costruito il suono del neo-soul degli anni Novanta rompendo barriere che avevano fino a una trentina di anni fa ristretto il campo di un genere ai jazz club e ai locali d’essai.

Dall’infanzia in chiesa al debutto di Brown Sugar

Nato a Richmond, in Virginia, nel 1974, D’Angelo aveva iniziato a suonare il pianoforte a soli tre anni, accompagnando il padre, un pastore pentecostale. Una storia non nuova: in chiesa D’Angelo impara le armonizzazioni del gospel, poi le contamina con le prime band soul e blues.

Il suo primo show a soli dodici anni lo vede vincere un concorso voci nuove con una versione di River Deep Mountain High, classico di Ike e Tina Turner. A scuola forma i primi gruppi ma continua soprattutto a studiare e cantare per conto proprio: vincere l’Amateur Night all’Apollo Theater di Harlem e con il montepremi acquista un registratore analogico a quattro tracce e cominciò a comporre i brani che avrebbero formato Brown Sugar, il suo album d’esordio del 1995, pietra miliare dell’R&B moderno.

L’ombra della fama e il ritorno con Black Messiah

Quel disco, che mescolava soul classico e groove hip-hop, aprì la strada al movimento neo-soul insieme a Maxwell, Erykah Badu e Angie Stone. Canzoni come Lady e Cruisin’ conquistarono pubblico e critica, mentre Voodoo (2000) lo consacra finalmente come nuovo simbolo del soul afroamericano, vincendo due Grammy Awards e segnando un’epoca.

Il video di Untitled (How Does It Feel), con il cantante in primo piano a torso nudo, trasformò D’Angelo in un sex symbol suo malgrado: “Io nemmeno volevo – disse sempre nella famosa intervista del 2015 – ma regista e produttore insistettero moltissimo, dicevano che non potevo cantare una canzone che parlava di sesso vestito da capo a piedi”.

D'Angelo, scomparso a 51 anni
D’Angelo, scomparso a soi 51 anni – Credits D’Angelo Official (Soundsblog.it)

D’Angelo, droga e dipendenza

Quel successo presentò un conto pesante: D’Angelo litiga con il produttore e con l’editore del disco, butta via un album già pronto, si rifugia in famiglia, lontano dai riflettori. Rifiuta un paio di tournée e un sacco di soldi. Cade in depressione e finisce vittima di una lunga dipendenza: droga e alcol.

Nel 2014 la famiglia e un paio di amici lo rimettono in piedi e dopo tre mesi di rehab sforna 2014 con Black Messiah, un album potente di forte matrice politico che riafferma la sua grandezza artistica e vinse il Grammy come miglior album R&B. Tuttavia la voglia di stare al centro dell’attenzione dei primi anni è svanita. Le sue esibizioni dopo il tour del 2015 si contano con il contagocce.

Compare nel tributo a Prince del 2016 – i due si stimavano ed erano amici – alla partecipazione a Verzuz nel 2021 – confermò la sua aura leggendaria. Nel 2023 inizia a lavorare a un nuovo album con Raphael Saadiq ma gli viene diagnosticata la malattia con la quale combatte a lungo. Uscendone purtroppo sconfitto.

D’Angelo, l’eredità di un genio inquieto

D’Angelo è stato probabilmente l’artista che più di ogni altro si è avvicinato a Marvin Gaye, una storia drammatica e per quanto diversa molto simile alla sua. Prince disse di D’Angelo “rappresenta il nuovo confine del soul contemporaneo, capace di parlare di sesso e di Dio. Un genio, proprio come me… Forse porta il peso di essere troppo bravo per non essere ammirato. Ma è troppo umano per sopportarlo”.

D’Angelo lascia tre figli, Michael Jr, anche lui cantante e produttore che firma le sue canzoni con lo pseudonimo Swayvo Twain, una figlia – Imani – e un ragazzo di quindici anni. cui il primogenito avuto con la cantante Angie Stone. Il suo lascito resta inciso nella storia della musica nera: un artista schivo e tormentato che ha saputo trasformare la vulnerabilità in arte immortale.

 

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