Home Notizie Paul Weller e la causa ai suoi ex commercialisti: “Punito per le mie idee su Gaza”

Paul Weller e la causa ai suoi ex commercialisti: “Punito per le mie idee su Gaza”

Paul Weller, ex frontman dei Jam e deghli Style Council, denuncia la  discriminazione subita dopo la rottura con lo studio contabile Harris and Trotter per le sue dichiarazioni su Gaza.

21 Agosto 2025 18:30

Paul Weller, icona della musica britannica ex leader dei Jam e fondatore degli Style Council, è uno dei musicisti più attivi dal punto di vista politico sulla scena britannica e internazionale.

Paul Weller, il musicista socialista

Il suo punto di vista non è un mistero. Già negli anni ’80 Paul Weller si era definito “la persona sbagliata nel paese sbagliato”. Per lui socialista convinto ancora più che progressista o laburista, vivere nella Gran Bretagna della Lady di Ferro Margaret Thatcher era una sorta di condanna. E questo lo rese inviso a gran parte della politica e della stessa industria discografica nei suoi anni d’oro. Ma quello che sta accadendo negli ultimi mesi è davvero un caso senza precedenti.

Paul Weller infatti ha intrapreso un’azione legale contro i suoi ex consulenti fiscali Harris and Trotter. La decisione nasce dalla rottura del rapporto professionale, avvenuta a marzo, motivata da una divergenza insanabile sulle dichiarazioni del cantante in merito al conflitto in Medio Oriente. Weller, 67 anni, accusa lo studio di discriminazione per aver interrotto i servizi a causa delle sue convinzioni filosofiche e politiche.

Ha litigato con i suoi commercialisti

Secondo quanto riportato dalla Press Association, la controversia ha origine da un messaggio inviato da un socio dello studio, che sottolineava l’impossibilità di continuare a collaborare con un cliente che – a loro dire – esprimeva posizioni “anti-israeliane” e accusava lo Stato ebraico di genocidio.

L’artista ha risposto rivendicando la libertà di espressione e l’impegno nel denunciare violazioni dei diritti umani. Di qui una rottura insanabile.

Le parole del cantante

In una dichiarazione diffusa alla stampa Paul Weller ha ribadito con forza la sua posizione: “Mi sono sempre parlato contro l’ingiustizia, che fosse apartheid, pulizia etnica o genocidio. Ciò che sta accadendo al popolo palestinese a Gaza è una catastrofe umanitaria. Credo che Israele stia commettendo un genocidio e questo deve essere denunciato”.

Il musicista ha poi aggiunto che la sua battaglia non è solo personale, ma un precedente per difendere altri artisti e cittadini che rischiano di essere silenziati per le loro opinioni. Ha inoltre annunciato che eventuali risarcimenti saranno devoluti a organizzazioni umanitarie attive a Gaza.

La difesa di Weller

L’avvocato Cormac McDonough, dello studio Hodge Jones and Allen che rappresenta Paul Weller, ha sottolineato come il caso sia emblematico di una tendenza crescente nel Regno Unito: “Stiamo assistendo, in particolare nell’industria musicale britannica, a tentativi sempre più frequenti di marginalizzare chi esprime solidarietà con il popolo palestinese”.

L’azione legale si fonda sull’idea che l’interruzione dei rapporti professionali a causa di opinioni politiche configuri il reato di discriminazione verso un credo filosofico protetto dalle normative britanniche. Israele, dal canto suo, respinge con forza le accuse di genocidio.

Un artista sempre impegnato

Paul Weller, soprannominato “The Modfather” per la sua influenza nella scena mod e britpop fin dagli anni ‘70, non ha mai nascosto le sue opinioni politiche. Dagli anni dei Jam e degli Style Council, fino alla lunga carriera solista, la sua musica ha spesso contenuto messaggi sociali e dichiarazioni di impegno civile. Non sorprende, quindi, che anche oggi, a distanza di decenni dall’esordio, continui a esporsi pubblicamente su questioni delicate.

La causa intentata potrebbe aprire un precedente rilevante nel dibattito sul rapporto tra libertà di espressione, opinioni politiche e rapporti professionali. In un contesto internazionale sempre più polarizzato, il gesto di Weller si inserisce in un dibattito che tocca sia il mondo della musica sia quello della giustizia sociale.

Paul Weller, cosa accadrà ora

Il procedimento è ancora nelle sue fasi iniziali, ma il clamore mediatico è già altissimo. Se la giustizia darà ragione a Weller, la decisione potrebbe incoraggiare altri artisti e professionisti a denunciare eventuali discriminazioni subite per le loro idee politiche. In caso contrario, si aprirebbe una riflessione più ampia su fino a che punto un’azienda privata possa decidere con chi lavorare in base a divergenze ideologiche.

Paul Weller insieme agli Inhaler del figlio di Bono Vox e ai Primal Scream era tra i nomi pià importanti in cartellone del concerto benefico Gig For Gaza che si è tenuta

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