Quarantaquattro anni fa Abacab, sperimentazione e successo globale | Ma cosa vuol dire?
Proprio in questi giorni nel 1981 i Genesis pubblicavano Abacab, un album di rottura che segnò un nuovo corso artistico e commerciale e che consacrò la band come fenomeno pop dopo gli anni del progressive. Intorno alla genesi del disco e al suo significato un mistero su cui si è fatto luce solo da poco tempo
Quando i Genesis pubblicarono Abacab il 14 settembre 1981, la band stava attraversando una fase cruciale. Della band originale, entrata in studio per l’undicesimo album erano rimasti solo in tre: così come loro stessi avevano intitolato in modo autoironico per il disco precedente (…and the there were three, e poi rimasero in tre).
Le cose erano già considerevolmente cambiate dopo l’uscita di scena di Peter Gabriel, che nel 1975 dopo The Lamb Lies Down on Broadway iniziò la sua carriera solistica. Ma soprattutto dopo la decisione di lasciare anche di Steve Hackett che dopo due album (Trick of the Tail e Wind and Wuthering) disse basta al gruppo per proseguire per conto proprio con album che ebbero un enorme riscontro.
I Genesis, punto e a capo
I Genesis si ritrovarono a ricominciare da capo e lo fecero affrontando il loro cambiamento più profondo. Cosa da non sottovalutare la band, nonostante vendite importanti e un’agenda di concerti richiestissimi, aveva sempre speso molto più di quanto avesse incassato. E i conti erano in rosso.
Con Phil Collins ormai definitivamente alla voce oltre che alla batteria, Tony Banks e Mike Rutherford, il trio decise di reinventarsi e di lasciare alle spalle le atmosfere sinfoniche e complesse degli anni Settanta. Si chiudono per 14 settimane in uno studio nel Surrey – The Farm – che avevano appena comprato con il divieto di qualsiasi contatto esterno. Il risultato è uno dei dischi più complessi, controversi e curiosi nella storia della band. A cominciare dal titolo stesso: Abacab…
Genesis e Abacab: un gioco di parole
Inizialmente si pensava che la band volesse semplicemente giocare con l’alfabeto, complice una dichiarazione bizzarra di Phil Collins che alla prima uscita ufficiale del singolo, 14 agosto 1981 a Top of the Pop dice ai giornalisti invitati…. “Se non altro sarà al primo posto nell’ordine alfabetico nei vostri archivi”.
In realtà la struttura del singolo che darà poi il nome a tutto l’album nasce da un gioco divertente: Collins, incaricato di scrivere le parole a canzone ormai finita da un pezzo, non sa nemmeno da che parte cominciare. Anche perché il brano dura 10.50”.
Abacab, is in anywhere
La canzone prevede una strofa, un ponte, una strofa e un ritornello. Poi una lunga serie di quattro atmosfere diverse che inizialmente dovevano coincidere con le stagioni andando a combaciare con il look di quattro copertine, tutte diverse.
Per prima cosa la band taglia. Il brano è troppo lungo e riduce il tutto a una struttura più semplice. Strofa, ponte, strofa, ponte e ritornello. E siccome Collins aveva sintetizzato in lettere la struttura stessa della canzone – A, B, A, C, A, B e così via… – Mike Rutherford – che aveva scritto gran parte del brano – viene fuori con il titolo. Abacab.
Poi, pensando ad Abacab come una sorta di entità estraneamisteriosa e difficile da individuare, il testo viene scritto di getto in un quarto d’ora. Senza che nessuno almeno inizialmente ne avesse inteso il significato. È la svolta definitiva rispetto alle complesse immagini metaforiche, allegoriche spesso ispirate alla mitologia che Gabriel cantava.
Il suono di una nuova era
Con questo disco i Genesis abbracciarono sonorità più essenziali, contaminate dal pop-rock, ma anche dal funky e da nuove tecnologie, in particolare drum machine che Phil Collins comincia a utilizzare con generosità, sintetizzatori e sequencer che segneranno poi tutto il corso degli anni Ottanta.
Fortemente influenzati da Phil Collins che amava la musica nera, arrivano addirittura fiati e ottoni: soprattutto in brani come No Reply at All, arricchito dai Phoenix Horns (la sezione dei Kool & The Gang, già al fianco di Earth, Wind & Fire). E le canzoni diventano socialmente impegnate, come Man on the Corner, che affrontava il tema del disagio e dell’emarginazione. Anche qui Collins, che si era separato da poco, immaginava come sarebbe stata la sua vita senza soldi. Con i figli affidati a qualcun altro.

I Genesis di Abacab: la sperimentazione elettronica
La title track, con il suo andamento ipnotico e ripetitivo, divenne un manifesto della loro svolta, mentre altri brani fortemente sperimentali come Keep It Dark diventano un vero e proprio gioco collettivo. Chi voleva spazio lo prenotava e se lo prendeva. Collins partorisce un brano assurdo: Who Dunnit… lamentandosi di chi faceva sparire le ciambelle che voleva in studio per fare colazione va a caccia del colpevole incide una canzone incredibile, che in alcuni punti viene suonata al contrario. La band la suonerà per tutto il tour di Abacab e poi anche in quello dell’album successivo, il Mama Tour, che si chiuderà nel 1984. Da allora mai più…
Nel caso di Tony Banks, che stava lavorando molto a dischi estremamente ispirati e colonne sonore, la firma è quella di Me and Sarah Jane, nel quale affiora un legame con le radici progressive, ma in un contesto più asciutto e diretto e soprattutto commerciale.
In 14 settimane la band registra 22 canzoni: ma fatica molto a trovare i nove brani che deve inserire nell’album destinato a durare non oltre 40 minuti secondo le indicazioni della casa discografica. Alcune canzoni come Virgil, Dodo o Paperlate verranno utili nei dischi successivi.
L’accoglienza per Abacab
La critica si divide. Alcuni analisti sottolineano il coraggio della band di rompere con il passato e fare qualcosa di completamente nuovo. I fan più nostalgici, legati soprattutto a Gabriel romperanno definitivamente dichiarandosi delusi e traditi. Ne arriveranno di nuovi: il disco va al primo posto in Regno Unito e USA e in altri tredici paesi. Venderà quasi dieci milioni di copie. Il più grande successo commerciale della band fino a quel momento, e un tour di quasi due anni con il quale finalmente pareggeranno i conti.
I Genesis diventano una delle band di maggior successo di sempre coronando anche la carriera solista di Phil Collins che spopolerà definitivamente come solista dopo l’immenso riscontro di pubblico di Face Value. Lo chiameranno effetto Collins: tra il 1985 e il 1995 una canzone su quattro trasmessa dalle radio americane, o da solo o con la band, avrà la sua voce…