Sinéad O’Connor, in arrivo un biopic sulla vita della cantautrice irlandese
Sarà Josephine Decker a dirigee il film che racconterà gli anni giovanili e la carriera di Sinéad O’Connor a pochi mesi dalla sua scomparsa
Sinéad O’Connor, la voce ribelle e intensa che ha segnato un’epoca, sarà presto protagonista di un biopic. L’ufficialità arriva dall’autorevole Variety, secondo il quale occuparsi del progetto saranno le case di produzione IE:Entertainment, Nine Daughters e See-Saw Films, già alle spalle della produzione del documentario Nothing Compares, uscito qualche mese fa.
Alla regia ci sarà Josephine Decker, mentre la sceneggiatura è stata affidata a Stacey Gregg. Il film racconterà l’infanzia e gli esordi della cantautrice irlandese, offrendo uno sguardo più intimo sulla sua vita.
Sinead O’Connor, si prepara un biopic
La O’Connor è scomparsa nel luglio 2023, a soli 56 anni, lasciando un vuoto enorme nella musica internazionale. La sua interpretazione di Nothing Compares 2 U, scritta per lei da Prince, resta uno dei momenti più iconici della musica pop mondiale.
Ma il suo percorso artistico è stato sempre segnato da coraggio e un estremo anticonformismo, frutto anche di quello spirito provocatorio che la cantante ha sempre rivendicato con forza, senza nessuna paura di esporsi politicamente e socialmente, pagando spesso un prezzo alto in termini di carriera e credibilità.
Dal documentario al film
Il documentario Nothing Compares, uscito nel 2022 proprio poco prima della morte della cantautrice e co-prodotto da IE:Entertainment, aveva già ripercorso la parabola artistica e umana della musicista. Questo biopic invece si spingerà oltre, raccontando le sue radici, la sua formazione e i primi passi in un’industria che lei stessa ha spesso contestato e sfidato apertamente.
La scelta di Josephine Decker alla regia lascia intravedere un approccio poetico e intenso, in grado di restituire la complessità di una figura tanto amata quanto discussa.
Un progetto atteso
Il film su Sinéad O’Connor si inserisce in un momento storico in cui il cinema sembra voler raccontare con sempre maggiore attenzione le vite di artisti we musicisati capaci di cambiare i paradigmi culturali. È successo con Bohemian Rhapsody per i Queen, poi con Rocket Man per Elton John e più recentemente con The Dirt per i Mötley Crüe.
Nel caso di Sinead O’Connor, 11 album in carriera – l’ultimo dei quali pubblicato nel 2014 con lo splendido singolo Take me to the Church – si tratta di un omaggio estremamente meritato. Anche per le numerose sfaccettature della cantante, in aperta polemica con cultura nazionale e religione, prima di convertirsi al cattolicesimo e infine all’Islam ma soprattutto capace di rappresentare una voce estremamente libera e orgogliosa.
Sinead O’Connor, forza e fragilità
Una donna di straordinaria forza ma anche di enorme fragilità, incapace di riprendersi dal dramma più grande della sua vita, la morte del suo terzo figlio Shane, 17 anni, rinvenuto morto suicida dopo essere scappato dalla clinica dove era ricoverato per i suoi gravi problemi di salute.
Un anno e mezzo dopo Sinead fu rinvenuta morta nella sua casa londinese di Herne Hill. Ai suoi funerali in Irlanda hanno preso parte il presidente e il capo del governo dell’EIRE, Bono con gli U2 al completo ma soprattutto quasi 20mila persone assiepate lungo il tragitto del feretro per tributarle un ultimo saluto. Dopo quasi un anno l’inchiesta sul suo decesso fu archiviata: morte naturale a causa delle complicazioni dovute a una grave broncopatia. A stroncarla fu un infarto.