Mariah Carey, l’inaspettata confessione sul suo passato: bullismo e ustioni di terzo grado. Il dramma della pop star
Mariah Carey è tornata a far parlare di sé, ma stavolta per qualcosa di molto più profondo della sua voce leggendaria.
Al Pride di Brighton, tra coriandoli, bandiere e cori a squarciagola, è stata lei a prendersi la scena. Il pubblico l’ha aspettata per anni, e quando finalmente è salita sul palco, tutto il resto è scomparso. Era attesa dal 2020, ma il Covid ci aveva messo lo zampino, rimandando tutto. Lei però non ha dimenticato, e questa estate ha mantenuto quella promessa. Un gesto che dice molto, più di mille parole.
Non si è trattato solo di un concerto. No, è stato qualcosa di molto più intimo. Mariah, con la sua presenza e il suo modo di essere, ha dimostrato che certe connessioni con il pubblico non si perdono mai. E non è un caso che sia stata proprio lei a chiudere la serata, dopo Loreen e Confidence Man. C’è chi la chiama diva, chi leggenda, chi semplicemente Mariah. Ma tutti, sotto sotto, riconoscono il peso che ha avuto (e ha ancora) nel mondo della musica. E quella sera, lo ha ricordato a tutti.
Ma il Pride è stato solo un pezzo del puzzle. C’è qualcosa di più dietro la sua recente esposizione. Carey sta tornando, sì, ma con un progetto nuovo che sembra voler dire molto. “Sugar Sweet” e “Type Dangerous” sono i primi assaggi di “Here For It All”, l’album che vedrà la luce il 26 settembre. Non è solo un ritorno in studio. È una nuova fase, più matura forse, ma anche più vera. E non lo dico tanto per dire, eh. Lo si capisce anche dal modo in cui ha deciso di raccontarsi ultimamente.
Già, perché tra una canzone e l’altra, Mariah ha ricominciato a parlare di sé. Non tanto della carriera, quanto della persona dietro la superstar. Nel 2020 ha pubblicato la sua autobiografia “The Meaning of Mariah Carey”, scritta insieme alla giornalista Michaela Angela Davis. Un progetto intenso, faticoso pure: “Restavamo sveglie fino a tardi cercando di capire *come* raccontare la storia”, ha detto. Registrare l’audiolibro, poi, è stato un altro viaggio emotivo. “Mi svegliavo spaventata… era come rivivere tutto da capo”, ha confessato.
Ci sono cose che non si dimenticano
In un’intervista recente a Harper’s Bazaar UK, come riporta Il Fatto Quotidiano, Mariah ha deciso di non nascondersi più. Ha parlato della sua infanzia, di quanto sia stata dura crescere in un quartiere dove lei, figlia di madre irlandese e padre afroamericano, si sentiva sempre fuori posto. Non era solo una questione di pelle, ma di sguardi, di silenzi, di piccole ferite quotidiane. “Sapevo che tornare indietro con la mente mi avrebbe fatto male”, ha raccontato. Eppure l’ha fatto. Con coraggio, e forse anche con un po’ di paura.
Le difficoltà però non si sono fermate lì. La famiglia, per dirla tutta, era… complicata. Il padre se n’era andato quando era piccola, la madre era presente a metà, il fratello faceva cose di cui è meglio non parlare, e la sorella… beh, le ha causato ustioni di terzo grado versandole addosso del tè bollente. Eppure, in mezzo a tutto questo caos, c’era una frase della madre che le è rimasta impressa: “Non dire *se* ce la faccio, di’ *quando* ce la faccio”. Un motto che, nel bene o nel male, l’ha guidata per anni.

Una strada lunga, ma con una meta chiara
Oggi, Mariah guarda a quel passato con uno sguardo diverso. “A volte sono arrabbiata, ma credo di averci fatto pace”, ha detto. Il suo umorismo, spesso sottovalutato, è diventato un’ancora di salvezza. Fa battute su tutto, anche su episodi duri, perché — parole sue — “altrimenti trasformerei ogni giorno in una storia strappalacrime”. Una forma di resistenza, forse. O semplicemente, il modo più onesto che ha trovato per andare avanti.
Dal primo demo consegnato per caso a Tommy Mottola, alla vita dorata (e un po’ soffocante) in una villa a Bedford, New York, c’è stata tanta strada. Tanta musica, tanti successi. Ma anche tante ombre. E ora che è di nuovo sotto i riflettori, Mariah sembra dire: “Questo è chi sono. Prendere o lasciare”. “Perché dovrei preoccuparmi di quello che dice la gente?”, ha chiesto retoricamente. E, a questo punto della sua vita, ha tutte le ragioni per non farlo.