Home Interviste Francesco Pergola: “Ho dato voce alle mie insicurezze e ne ho fatto un disco….”

Francesco Pergola: “Ho dato voce alle mie insicurezze e ne ho fatto un disco….”

Tra le novità più interessanti della primavera 2025 c’è sicuramente Francesco Pergola, musicista e compositore con una storia atipica davvero molto interessante e un progetto indiscutibilmente raffinato e atipico che si intitola Stream. Pergola ha registrato il suo disco negli studi di Peter Gabriel collaborando con musicisti di livello mondiale. Un ragazzo di 23 anni che gestisce un sogno straordinariamente grande ed elaborato. Lo abbiamo incontrato in esclusiva

5 Giugno 2025 18:49

È sempre più difficile trovare dei progetti davvero interessanti che abbiano qualcosa che non sia il contenuto fine a se stesso, destinato alla massa o alle classifiche. O, se preferite in modo magari un po’ tranchant ma non definitivo, è sempre più difficile trovare artisti giovani che abbiano davvero voglia di partire dalla musica e dal lavoro artistico.

Se poi questo progetto arriva da un ragazzo di soli 23 anni che potrebbe vivere bene facendo il dj e proponendo musica house guadagnando quello che vuole e girando il mondo, la cosa diventa una notizia.

Chi è Francesco Pergola

Alle spalle della notizia c’è Pergola, eclettico cantautore e compositore avellinese che ha appena pubblicato il singolo Dove il sogno va a margine di un ambizioso album dal titolo Stream che attende di vedere la luce – esce il 13 giugno – e che dice moltissimo del suo estro compositivo, della non scontata maturità con la quale ha deciso di affrontare un percorso di ricerca molto faticoso. Ma anche della caparbietà con la quale ha deciso di dare vita a un disco estremamente complesso.

Dal nightclubbing alla musica d’essai

Pergola è ben conosciuto per i suoi successi house e le sue serate di nightclubbing. Un aspetto di successo con cui ha deciso di chiudere sul più bello, prima che la cosa diventasse una trappola dorata: “Volevo fare musica, avevo tante, troppe idee per riempirmi l’agenda di serate che mi avrebbero forse arricchito ma non mi avrebbero consentito di esprimere le cose che pensavo di poter realizzare. Forse perché sono molto giovane, e anche un po’ incosciente, forse perché questa è stata una urgenza che non potevo rinviare o anche perché ho incontrato persone che mi hanno molto incoraggiato. Ma non volevo perdere questa occasione”.

Francesco Pergola e l’album Stream: “Volevo imparare dai migliori”

Ma cosa porta un ragazzo di 23 anni ad alzare così tanto l’asticella, a porsi obiettivi che potrebbero sembrare irrealizzabili? Come registrare nei Real World Studios di Peter Gabriel? “La curiosità, il garbo e forse anche qualche buona idea – risponde Francesco – io mi sono limitato a scrivere e comporre. Poi ho portato le mie proposte a persone con cui avrei voluto lavorare. E questi mi hanno detto ‘volentieri’. È successo così anche con Simon Phillips, leggendario batterista di Mike Oldfield e dei Toto con cui ho avuto modo di condividere un’esperienza artistica e umana straordinaria”.

Stream, il senso del rischio

Ma perché affrontare un percorso così insidioso e incerto rispetto alla comodità di suonare quasi tutte le sere per un pubblico che paga? “Mi sono detto se non ora quando. Era il momento giusto. La condizione emotiva era fondamentale. Scrivendo, analizzando le mie insicurezze e tutte le cose che volevo provare a raccontare ho scoperto di essere comunque felice. Facevo esattamente quello che volevo fare. Con l’album Stream vado a esplorare territori che non avevo mai testato, sicuramente più legati a una forma cantautorale che ho provato a mettere in luce sfruttando tutte le influenze del mio percorso artistico, incluso quello attraverso l’elettronica e le mie esperienze di club e DJ che sono state importantissime”.

Pergola, Stream e la forma del sogno

Stream propone tante cose diverse. Testi molto elaborati ispirati da autori come Elvis Costello, atmosfere elettroniche e un po’ cupe, a tratti malinconiche che improvvisamente si ampliano e diventano ricettive: “Qualcuno in questo periodo dice ‘volevo essere un duro’. Io non credo di esserlo e nemmeno di volerlo essere a tutti i costi. Ma credo che Stream sia un rischio e se un artista non rischia qualcosa, se non si espone, se non evolve, è morto”.

Registrare ai Real World di Peter Gabriel è davvero così unico come dicono? “Sì, anche di più. È un’emozione indescrivibile. Andai lì la prima volta a 19 anni semplicemente per registrare del materiale. Quando ero lì mi trovai circondato da tecnici e musicisti incredibili. Ci sono decine di studi eccellenti: ma Real World ha davvero qualcosa di speciale. Quando sei lì sai di essere messo nella condizione di dare il 100% di quello che fai: e chi ti circonda aggiunge tutto il resto”.

Francesco Pergola, Stream
Una delle immagini di copertina di Pergola per il suo album d’esordio Stream – Credits Ufficio Stampa (Soundsblog.it)

Peter Gabriel e i Real World Studios

Peter Gabriel, leggendaria voce fondatore dei Genesis, profondo e visionario innovatore nel suo percorso solista, ha creato i Real World Studios nel 1987 nel Wiltshire, Inghilterra a poca distanza da Bath, a due passi dalla sua splendida villa.

Il complesso deli Studios nasceva dal desiderio di fondere musica, tecnologia e multiculturalità in un ambiente creativo di altissimo livello. Concepiti per ospitare artisti da tutto il mondo, i Real World Studios sono noti per l’acustica perfetta, le tecnologie all’avanguardia e l’atmosfera immersiva. Famoso il loro studio che sorge sulle acque del ruscello che divide la proprietà: sovrastata da un ponte di cristallo.

Qui hanno registrato grandi nomi come Beyoncé, Massive Attack e gli stessi Genesis. Per Gabriel, non è solo uno studio: è una visione, un luogo dove le barriere musicali si annullano in favore dell’espressione più autentica.

Musica d’autore in stile internazionale

In attesa dell’uscita del disco, e del riscontro del pubblico, Francesco Pergola va avanti: e l’asticella si alza ancora… “Ci saranno altre incertezze che mi porteranno nuove domande, e nuovi momenti di ispirazione. Diciamo che questo disco nasce a una esplorazione ancora un po’ superficiale del mio mondo. Credo sia giusto iniziare a farsi delle domande che magari non trovano alcuna necessità di una risposta immediata”.

Il secondo disco non è solo un progetto ipotetico: “Sto già pensando al secondo capitolo della mia vita da autore e so già che sarà molto diversa. Di solito un disco nasce da un malessere magari dalla voglia di raccontare una propria esperienza non propriamente positiva. Ma la scelta sarà ancora una volta quella di cambiare, esplorare, analizzarmi e tentare di unire il mondo del cantautorato a quello della grande musica internazionale. Magari con un sound più americano, west-coast, un’altra delle mie grandi passioni.

La lunga intervista di Pergola, in video.

 

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