I Forgotten Sons diventano 4GOT10: “Cantiamo in inglese, perché non ci piace quello che ascoltiamo in italiano”
A distanza di oltre trent’anni dai torinesi Forgotten Sons, Lucio Vicini (Subsonica) e Alberto Vacchiotti (Fratelli di Soledad) tornano con un nuovo nome – 4GOT10 – e un disco ambizioso e per nulla banale
INTERVISTA ESCLUSIVA – A distanza di oltre trent’anni dai torinesi Forgotten Sons, Lucio Vicini (Subsonica) e Alberto Vacchiotti (Fratelli di Soledad) tornano con un nuovo nome – 4GOT10 – e un disco ambizioso e per nulla banale
In principio erano i Forgotten Sons, nati nel 1989 dall’ambizione di due ragazzi appena 18enni che ascoltavano un po’ di tutto – dal metal al prog alla new wave – e che producevano brani in inglese decisamente fuori dal comune e dal contesto pop per un paese che invadeva le classifiche soprattutto con la italodisco.

Il nome traeva ispirazione da un brano dei primi Marillion, quelli di Fish e del meraviglioso album d’esordio Script for a Jester’s Tear e rimase un progetto di grande qualità e per pochi intimi.
Nascono i 4GOT10
Oggi, dopo un paio di reunion, la band torna con un nome nuovo – 4GOT10 – un album appena pubblicato, un altro in rapida gestazione dietro al quale ci sono Lucio Vicini, bassista dei Subsonica, e Alberto Vacchiotti, chitarrista dei Fratelli di Soledad. Una scelta talmente curiosa quella di tornare insieme a distanza di così tanto tempo per dare vita a una proposta così alternativa che merita di essere raccontata.
Intanto perché tornare assieme… “Per curiosità e affinità – spiega Lucio Vicini – perché c’erano ancora cose da dire e quando ci siamo ritrovati in studio nel 2021 per riprendere un discorso interrotto il filo conduttore si è di nuovo collegato e ci siamo trovati a scrivere cose che ci piacevano. L’alchimia non è mai banale”.
“Tanto più che entrambi abbiamo la nostra vita e la nostra attività, abbiamo un nostro studio e produciamo – aggiunge Alberto Vacchiotti – ma qui si trattava di fare qualcosa di diverso che aveva un senso solo così. Abbiamo ripreso a scrivere, ci è piaciuto quello che abbiamo pubblicato e stiamo andando avanti. Abbiamo già metà di un nuovo album quasi finito”.
Ostinatamente in lingua inglese
I 4GOT10 insistono sulla strada dei testi in inglese. Nonostante le scelte del pubblico italiano chiedano tutto il contrario: “Se guardo la classifica italiana non c’è praticamente niente che mi piaccia e nemmeno niente che mi interessi – spiega Lucio – tanta, tanta musica italiana ma il contenuto secondo me è povero, molto superficiale. In un paese che sostiene di essere aperto ed europeo abbiamo deciso di fare la stessa scelta che avevamo fatto trent’anni fa. Scrivere in inglese è una scelta artistica ma anche di buon senso. Dell’inglese ci piace l’essenzialità, la compattezza e la lingua si adatta perfettamente a quello che vogliamo fare”.
A distanza di trent’anni dal primo progetto sono cambiate tante cose: “Abbiamo portato in studio la maturità e le esperienze che abbiamo fatto individualmente – dice Alberto – il che ci ha portato a scrivere molto e rapidamente, aiutati anche dalle tecnologie che ormai abbiamo abbracciato da tempo anche nella veste di produttori e non solo di musicisti. Dal punto di vista dell’attitudine e della voglia non è cambiato tutto. Sotto l’aspetto del metodo e di come abbiamo fatto le cose è cambiato tutto”.
E se il primo progetto era tutto in analogico prima di un remix digitale, quello nuovo è una meticolosa ricerca di suoni: “…abbiamo inciso anche 120 tracce tra strumenti, suoni e cori, una infinità di cori – dice Lucio – ci siamo divertiti molto a curare i dettagli in modo estremamente minuzioso. È il bello di poter fare le cose per il gusto di farle. Sia io che Alberto facciamo musica per vivere è il nostro lavoro, siamo dei professionisti, ma ognuno di noi con il proprio modo di vedere le cose ha portato in sala esattamente le cose che voleva”.
Lucio Vicini è un appassionato di culture orientali, pratica yoga e studia le arti marziali. Alberto Vacchiotti ha prodotto tanta dance, molta house e nel nuovo progetto si percepisce molto la sua mano che è quella di un musicista estremamente internazionale che guarda all’estero più che a quello che si sente da noi… “prima o poi ci arriveremo anche qui in Italia, dove siamo sempre un po’ in ritardo rispetto a quello che si sente prima negli Stati Uniti o in Inghilterra. Però ci andava di approfondire un certo tipo di suono che per noi resta un punto di riferimento. Lo stile di Calvin Harris, la creatività dei 1975, l’onestà di Sam Fender… ci sono proposte che ci hanno colpito e affascinato e che in qualche modo ci stanno influenzando. Diciamo che i 4GOT10 sono un crossover che riprende molti elementi, un’attitudine che sta diventando sempre più uno stile e un modo di concepire le cose, cosa che in Italia è stata etichettata con difficoltà e quindi anche per questo percepita con maggiore diffidenza e con meno elasticità”.

Un colossale Déjà Vù
Il tutto in un mercato non facile, dove il copia e incolla domina, dove l’originalità non sempre sembra pagare: “È vero – conferma Lucio Vicini – la sensazione ascoltando la radio e guardando le classifiche è quella di un colossale Déjà Vù. C’è estrema difficoltà nel trovare compositori e se la stragrande maggioranza dei brani arriva dagli stessi gruppi di lavoro non ci si può sorprendere. Il ruolo dei talent scout è quasi completamente sparito. Trovare etichette che scommettano su nuovi prodotti e artisti emergenti è sempre più difficile. Oggi si arriva al successo partendo da un esercito di follower sui social: questo non sempre vuol dire produrre buona musica. A noi invece interessa fare questa musica: farla così. E siamo convinti che ci possa essere spazio, anche se potrebbe volerci del tempo”.
In tutto questo, compatibilmente con i propri progetti individuali – Vicini ha appena completato l’ennesimo tour con i Subsonica che stanno già lavorando a un nuovo disco, seguito di Realtà Aumentata – i 4GOT10 pensano al futuro: “Lavoriamo a un altro album e ci piacerebbe portare la nostra musica live. Per quanto sia molto difficile – conclude Vacchiotti –