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Tutti gli articoli con tag uscite discografiche

I migliori album del 2011 (1° semestre) - lista di Zago

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Negli anni ‘70 doveva essere molto più facile stare dietro alle varie uscite discografiche. Oggi nel 2011, grazie soprattutto ad internet, c’è spazio per tutti e questo si trasforma in un numero enorme di dischi che, o per il valore artistico o per l’aspetto mediatico, bisognerebbe comunque cercare di ascoltare.

In questi primi sei mesi dell’anno sono usciti centinaia e centinaia di album… come sempre ho provato ad ascoltarne il più possibile, ma sicuramente mi sarà sfuggito più di un disco degno di nota. Di seguito trovate i dieci album che hanno ricevuto le migliori valutazioni all’interno della rubrica “Uscite Discografiche“, mentre dopo il salto la lista completa degli album trattati (meglio armarsi della funzione di ricerca del browser).

Radiohead-The-King-Of-Limbs Radiohead - The King of Limbs

james blake James Blake - James Blake

bon iver album Bon Iver - Bon Iver, Bon Iver

PJ Harvey - Let England Shake

antlers burst apart The Antlers - Burst Apart

fleet foxes Fleet Foxes - Helplessness Blues

panda bear tomboy Panda Bear - Tomboy

Wild Beasts Smother Wild Beasts - Smother

destroyer Destroyer - Kaputt

esben violet cries Esben and the Witch - Violet Cries

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Uscite discografiche Giugno 2011: recensioni (2° parte)

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Fucked Up - David Comes To Life : sono già passati cinque anni dal debutto dei Fucked Up, cinque anni in cui ci hanno regalato due album molto importanti (per il punk contemporaneo) e decine di live senza freni, trascinati da quell’animale da palco che risponde al nome di Pink Eyes (o Father Damian, scegliete voi). Alla terza prova hanno deciso di puntare in alto, aggiornando il concetto di concept/punk-opera (che Dio benedica gli Hüsker Dü sempre e comunque…) attraverso quattro “act” (per un totale di quasi 80 minuti) che narrano la storia, tutta british, di David. Sono proprio i testi (e il microuniverso che riescono a creare) il valore aggiunto di un disco che musicalmente rimane abbastanza fedele al sound tipico dei Fucked Up, pur concedendosi una maggiore predisposizione alle melodie rock-oriented. (z.) Voto: 7

Beyoncé - 4 : a dieci anni esatti dal tormentone “Survivor” con le Destiny’s Child e a otto dall’esordio solista (”Dangerously in Love”), arriva il quarto album di Beyoncé… intitolato semplicemente “4″. Va dato atto alla Knowles di non avere mai inseguito in modo esasperato le mode e di essere sempre andata avanti per la propria strada (comunque furba e piena di successi). Nessun compromesso con il trash-dance/pop anche in “4″, dove, invece di puntare (ormai con la mira automatica) sull’incrocio fra pop e r&b, si è preferito proporre brani o prettamente pop (troppe noiose ballads/”wannabe new Halo”) o brani prettamente black (collaborazioni importanti non del tutto riuscite). Cosa dovremmo aspettarci in futuro? Una rapida involuzione in zona Celine Dion o una decisa sterzata verso l’r&b/soul più sincero? Forse qualche idea potrebbe dargliela la sorellina Solange(z.) Voto: 5-

WU LYF - Go Tell Fire to the Mountain : attitudine lo-fi/DIY, non-immagine, pop, post-hc (Fugazi), noise, post-rock, indie (Modest Mouse/Titus Andronicus/KOL), Tom Waits, anthem da stadio e tante altre cose… quando è così difficile riuscire a definire o etichettare la musica contenuta in un disco è sempre un buon segno. Manchester ci è riuscita di nuovo… i WU LYF si presentano con un debutto destinato a far parlare molto di sè… e a dividere, perchè quando si è davanti ad una proposta così unica e per certi versi inedita è sempre difficile capire se si tratti di genialità in grado di influenzare generazioni future di musicisti o di qualcosa destinato ad essere dimenticato entro breve. Per il momento due sono le certezze: i WU LYF già oggi sono riconoscibili dopo 2 secondi e possono ancora crescere molto sul lato compositivo, perchè all’interno di “Go Tell Fire to the Mountain” c’è forse più forma che sostanza. (z.) Voto: 6/7

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Uscite discografiche Giugno 2011: recensioni (1° parte)

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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I Cani - Il Sorprendente Album D’esordio de I Cani : in Italia, l’hype pre-debutto e il buzz diffuso fra social network/blog non ha ancora preso piede come altrove… i Cani hanno invertito la tendenza: per mesi una manciata di brani hanno spopolato in rete, aumentando di volta in volta l’attesa per l’album d’esordio (sorprendente). Che musica suonano? I Cani abbaiano… bau bau… Baustelle! Scemenze a parte, siamo di fronte a qualcosa di potenzialmente d-e-f-i-n-i-t-i-v-o, cross-target fra pubblico “indie” e “grande massa”… musica semplice quanto quella del miglior Battisti, tastierine, testi che sono la perfetta fotografia del quotidiano mondo “ggggiovane” di oggi, trattato con quella sottile ironia tipica di certo cantautorato romano (Max Gazzè) e caratterizzata dall’urgenza (resisterà nel tempo? Difficile…) e da slogan degni di Vasco… Brondi. (z.) Voto: 7-

Bon Iver - Bon Iver, Bon Iver : Bonnie Prince Billy ci aveva visto lungo… basti pensare al numero di cantautori americani barbuti venuti alla luce durante lo scorso decennio. Un genere (quello cantautorale), per sua natura, poco propenso ad uscire da certi confini. La differenza la fanno la voce e i testi… in questo Bon Iver (o meglio Justin Vernon) ha dimostrato da subito il suo talento, facendo innamorare tutti (Kanye West compreso) con il grande “For Emma, Forever Ago” del 2007. Il ritorno, atteso come pochi lavori previsti per il 2011, non è un disco dall’impatto immediato. I suoni sono molto più stratificati e gli arrangiamenti più ricchi (presente anche Colin Stetson), attingendo a influenze inaspettate (anche anni ‘80), continuando così la “moda” delle “rivoluzioni” sonore avvenute già in casa Iron & Wine e soprattutto Sufjan Stevens con i loro rispettivi ultimi album. Cantautorato che punta sempre più in alto. (z.) Voto: 7,5

Arctic Monkeys - Suck It And See : dopo un debutto come “Whatever People…”, gli Arctic Monkeys potevano diventare veramente grandi e riempire gli stadi quanto i Coldplay o i Muse. E’ andata bene con il secondo “Favourite Worst Nightmare” (affinando le sonorità dell’esordio), poi un deciso cambio di coordinate (”Humbug“), una maturità improvvisa, lodevole ma forse non riuscita al 100%. Con quel disco hanno perso l’occasione di puntare in alto, ed è forse anche per questo che il nuovo “Suck It And See” sembra essere stato realizzato senza troppa spinta o voglia di sorprendere. Si parte da “Humbug” e si smussano gli angoli… rock solare e poco impegnativo, orecchiabile ma non paraculo: è evidente che alla band ormai non importi più nulla di realizzare dischi con singoli killer… vanno avanti per la loro strada, una strada più che onesta, senza però quelle caratteristiche in grado di fare realmente la differenza. (z.) Voto: 6/7

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Uscite discografiche Maggio 2011: recensioni (2° parte)

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Lady Gaga - Born This Way : Lady Gaga è sicuramente un personaggio enorme, capace (abilmente) di raccogliere consensi in modo trasversale e di elevarsi ad icona universale a 360°, rappresentando tutto ciò che è eccesso, esibizionismo, tendenza e divertimento. Caratteristica questa che crea un grosso distacco “mediatico-culturale” fra lei e le altre divette pop dell’ultimo decennio. In tutto ciò la musica è solamente il pretesto (e non potrebbe essere altrimenti considerato lo spessore) per arrivare allo scopo di “gagaizzazione” globale, una dittatura che detta legge a suon di dance/pop music “volutamente ignorante” (con l’ombra di Madonna spesso in agguato), per arrivare a più gente possibile. L’unico ostacolo è rappresentato dal limite che fa dell’estremizzazione delle provocazioni qualcosa destinato, nel tempo, a sorprendere sempre meno: il cannibale destinato prima o poi ad autofagocitarsi. Musicalmente rimanda a certa pop music del decennio 1985-1995 (sax, inserti di chitarrine filtrate ecc..) e come all’epoca, anche oggi, non è certo rappresentazione della migliore musica in circolazione… tutt’altro. (z.) Voto: 5+

Austra - Feel It Break : verso la fine del 2010 ha iniziato a circolare il singolo “Beat and the Pulse”, riuscendo immediatamente a creare del buon buzz attorno a questo progetto, Austra. Leader indiscussa la cantante Katie Stelmanis (già pubblicato un semisconosciuto e oscuro album solista), dotata di una vocalità molto particolare, affascinante e fredda… che si sposa benissimo con le minimali e incalzanti basi anni ‘80 dei compagni di viaggio Maya Postepski e Dorian Wolf. Buon debutto (ottimo solo a tratti) che dimostra che si può ancora fare electropop, sicuramente derivativo, ma allo stesso tempo personale. (z.) Voto: 7-

Tyler, The Creator - Goblin : Tyler Okonma è un genio… dico seriamente, ha caratteristiche che non ha nessun altro rapper in circolazione e per una volta le tipiche manie di grandezza sarebbero anche giustificate. Questo secondo disco sotto il moniker Tyler, The Creator doveva essere infatti quello della svolta, non solo… sembrava dovesse essere il più grande avvenimento nel mondo hip hop da anni a questa parte, dopo un singolo come “Yonkers”, praticamente perfetto sotto tutti i punti di vista. Invece purtroppo “Goblin” finisce per sedare questa eccitazione collettiva: Tyler sembra essere entrato troppo nel personaggio, progettando tutto di conseguenza, rischiando di diventare una di quelle icone idolatrate dai giovanissimi soprattutto per il linguaggio e per le tematiche super-violente (dopo tutto hardcore rap..). In verità Tyler è un talento che va ben oltre alla musica contenuta in un disco come “Goblin” (comunque ben sopra la media)… ma ha solo 20 anni e ha tutto il tempo di diventare un grande e fare la storia del genere. (z.) Voto: 7-

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Uscite discografiche Maggio 2011: recensioni (1° parte)

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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The Antlers - Burst Apart : il loro precedente “Hospice” (un quasi debutto visto la difficoltà di reperibilità dei lavori precedenti) è semplicemente uno degli album più belli degli ultimi due anni. Ma come solo le grandi band hanno il coraggio di fare, gli Antlers non hanno voluto ricalcare gli stessi territori, preferendo piuttosto evolversi, arricchendo i suoni e ponendo ancora in maggior risalto le doti vocali di Peter Silberman. Probabilmente meno “toccante” di “Hospice”, “Burst Apart” riesce a confermare il grande valore del gruppo di New York, trasportando l’ascoltatore in una sorta di limbo, affascinante quanto raffinato. (z.) Voto: 7,5

Wild Beasts - Smother : dei Wild Beasts ho un gran bel ricordo live, quando, nella stessa serata, mi impressionarono più dei, in quel momento più quotati, These New Puritans. Era il tour post-”Two Dancers”, l’album del 2009 che li ha consacrati come uno dei gruppi più interessanti dell’indie rock inglese… una band a due volti, quello più post-punk (Tom Fleming) e quello più falsetto-Antony oriented (Hayden Thorpe). In “Smother” si perdono quasi tutti gli aspetti maggiormente “random indie rock”, lasciando che siano quelli più personali e caratteristici, i veri punti di forza della band, ad elevare il concetto di pop a qualcosa di più artistico. Un concetto applicabile anche all’ultimo disco dei The Antlers (vedi sopra), che per certi versi non è poi così distante come coordinate (e valore). (z.) Voto: 7+

Beastie Boys - Hot Sauce Committee, Pt. 2 : mancavano da sette lunghi anni i Beastie Boys, da quel “To the 5 Boroughs” trainato dal singolo “Ch-Check It Out”. Attesa prolungata dalla brutta malattia che ha colpito MCA. Ora sono di nuovo fra noi e poco importa se “Hot Sauce Committee, Pt. 2″ non passerà alla storia come uno dei loro migliori lavori e che per molti versi è fermo a tanti anni fa: non esiste altro gruppo con la stessa attitudine e il modo (volutamente old-school) di intendere la musica. Infatti, nonostante l’età, i Beastie ci buttano dentro la solita energia, i beat distorti e le rime taglienti da sempre marchio di fabbrica. Santigold (”Don’t Play No Game That I Can’t Win”) e Nas (nella già conosciuta “Too Many Rappers”) completano l’opera. (z.) Voto: 7-

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Uscite discografiche Aprile 2011: recensioni (3° parte)

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Fleet Foxes - Helplessness Blues : la seconda prova dei Fleet Foxes era uno dei dischi più attesi dell’anno, considerato quanto fatto con l‘omonimo album del 2008 (sicuramente uno dei migliori debutti degli ultimi anni). La band di Seattle ha scelto di andare sul sicuro con un lavoro che non si allontana molto da quanto proposto in passato, ponendosi come obiettivo quello di essere i Simon & Garfunkel o i CSN&Y dei nostri giorni. A ben vedere si nota un certo arricchimento degli arrangiamenti (che non sempre è un bene) a scapito forse dell’ immediatezza melodica dell’esordio. Notevole “The Shrine/An Argument” che nella prima parte presenta alcune delle armonie migliori del disco e nella parte finale un’inaspettato outro di free-sax. Un disco che, pur senza impressionare, consolida la reputazione di “teste di serie” della musica contemporanea. (z.) Voto: 7,5

TV On The Radio - Nine Types of Light : dopo aver regalato agli anni zero due grandi album come “Return to Cookie Mountain” e “Dear Science” i TV on the Radio si affacciano al nuovo decennio con “Nine Types of Light”. L’evoluzione della band è contemporaneamente lampante e misteriosa. Lampante perchè è chiaro che siano ripartiti dal caleidoscopio sonoro di “Dear Science”, sempre meno white (rock-wave) e sempre più black (funk, soul, pseudorap), misteriosa perchè è un disco pieno di sorprese, che dimostra il talento della band di New York nel maneggiare e rendere personali, sonorità e attitudini così diverse. “Nine Types of Light” nel complesso non è all’altezza dei due precedenti, ma avercene di album così… (z.) Voto: 7

tUnE-yArDs - w h o k i l l : faccio mea culpa… l’esordio di due anni fa, “Bird-Brains”, mi era letteralmente sfuggito. Forse anche per questo il primo impatto con “w h o k i l l” è stato abbastanza traumatico e spiazzante: il frullato di art/experimental pop, suoni funk/afro (Talking Heads) e una certa blackizzazione dell’indie pop (Dirty Projectors) non è subito digeribile. Con gli ascolti il disco è riuscito a farmi innamorare dei dettagli, dei ricami e della vocalità ambigua quanto affascinante di Merrill Garbus, la tuttofare del progetto tUnE-yArDs. Solo il tempo sarà in grado di dirci se siamo di fronte a qualcosa di veramente importante o meno, per ora godiamoci pezzi come l’ottima “Bizness”. (z.) Voto: 7

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Uscite discografiche Aprile 2011: recensioni (2° parte)

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Foo Fighters - Wasting Light : personalmente trovo i lavori “anni zero” dei Foo Fighters abbastanza trascurabili: discreti o poco più. I due brani apripista (”White Limo” e “Rope”) mi avevano fatto ben sperare (complice anche il ritorno di Pat Smear) e le buone impressioni sono state confermate anche dal resto dell’opera. Un ritorno al passato, ad un approccio più diretto (chiamatelo pure “punk”) e senza fronzoli (mirando comunque alle masse). La presenza di un personaggio come Bob Mould in “Dear Rosemary” (che non è uno dei migliori brani del lotto) è il manifesto degli intenti dei Foo Fighters del 2011. Non sarà “The Colour and the Shape” (1997), ma probabilmente “Wasting Light” è il loro miglior lavoro da allora, senza contare il fatto che, pur non presentando forti contaminazioni o caratteristiche marcate, la band di Dave Grohl continua ad avere un sound riconoscibile dopo poche note. (z.) Voto: 7-

Panda Bear - Tomboy : E’ giusto etichettare Noah Lennox come un genio dell’attuale scena musicale? Se dopo l’ottimo “Person Pitch” e il memorabile “Merriweather Post Pavilion” degli Animal Collective qualcuno aveva ancora dei dubbi, possiamo affermare che dopo “Tomboy” anche i più scettici dovrebbero mettere il cuore in pace. La voce è lo “strumento” più caratteristico della musica di Panda Bear (stratificazioni, eco, cori su cori da fare impallidire i Beach Boys), sotto la quale ricama intrecci sonori a metà fra psichedelia da spiaggia e elettronica. La cosa bella è che dopo un paio di ascolti diventa addirittura tutto incredibilmente orecchiabile. (z.) Voto: 7,5

Jamie Woon - Mirrorwriting : eccolo qui l’esordio di Jamie Woon. A differenza del fenomeno The Weeknd, esploso in breve tempo, come quello di James Blake, anche quello di Jamie Woon per mesi è stato circondato da dosi di hype non indifferenti. Facendo un ragionamento forse un po’ superficiale, la musica contenuta in “Mirrorwriting” è una via di mezzo fra i due nomi sopracitati, r&b/soul (e pop) in forti dosi come The Weeknd ma tutto molto più british-oriented (post garage) e più vicino all’immaginario di James Blake. Un debutto di ottimo livello… personale, futuribile e potenzialmente ben vendibile. (z.) Voto: 7+

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Uscite discografiche Aprile 2011: recensioni (1° parte)

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Vasco Rossi - Vivere O Niente : A dire che Vasco Rossi non fa un disco decente da vent’anni, che ha stuprato “Creep” dei Radiohead” e che “Eh…Già” è a tratti imbarazzante, si rischia di passare per chi utilizza frasi fatte… il problema è che queste cose sono reali. “Vivere O Niente” si muove (con qualche minima variazione sul tema) fra le solite ballads dimesse (la più riuscita “Vivere non è Facile”, “nonostante che lo so” a parte…) e banali quanto superati clichè rock (”Non sei Quella Che Eri”, “Maledetta Ragione”, “Sei Pazza di Me”). Bracciata dopo bracciata, sembra che stia pian piano risalendo dalla “fossa delle marianne” artistica di “Buoni o Cattivi”, ma siamo ancora una volta di fronte ad un album che se non fosse di Vasco Rossi, non attirerebbe di certo questa enorme (e ingiustificata) attenzione. Ma tutto ciò poco importa…lui è “ancora qua” e continuerà a vivere di rendita, monopolizzando le classifiche di vendita e riempendo gli stadi. (z.) Voto: 5-

Noemi - Rosso Noemi : a due anni di distanza da “Sulla mia Pelle”, Noemi torna con “Rosso Noemi”. E’ quello del pop/”rock” italiano il binario principale dell’album (le influenze “black” fanno una comparsata giusto in “Up” e “Dipendenza Fisica”) caratterizzato da arrangiamenti e da testi che onestamente mi convincono poco. Qualche bella melodia (”Sospesa” e “Poi Inventi Il Modo”), controbilanciata da un paio di brani un po’ troppo Irene Grandi (”Odio Tutti i Cantanti”) fanno di “Rosso Noemi” un disco che non allontana i riflettori da Noemi, ma che allo stesso tempo non fa di certo intravvedere una carriera in grado di regalare grandi album.(z.) Voto: 6-

The Weeknd - House of Balloons : artisti come The Dream o in tono minore Drake, negli ultimi anni hanno provato a riportare l’r&b ad una dimensione più interessante… tentativi riusciti solo in parte. Se nel tardo 2010, How To Dress Well ha spostato di molto le coordinate e alzato il livello qualitativo, è il 2011 l’anno della vera rinascita. Voci calde e soulful perfettamente incastonate sulle ultime tendenze elettroniche… urbane e oscure… come quelle proposte dai The Weeknd in questo album/mixtape (gratuito tra l’altro) di debutto. Più orientato sul r&b (diciamo pure… pop) e sulla voce che sui beat, “House of Balloons”, riesce a sedurre come pochi altri album usciti di recente. (z.) Voto: 7

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Uscite Discografiche: primo trimestre 2011

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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In soli tre mesi di 2011 sono usciti talmente tanti album che è giusto fare il punto della situazione. Mancano all’appello vari nomi da novanta ma già ora, in così poco tempo, abbiamo fra le mani una quantità decisamente elevata di dischi validi.

Ottimi newcomers come James Blake, Esben and the Witch, Anna Calvi, Chapel Club e Yuck, seconde prove più che all’altezza (Lykke Li, The Pains of Being Pure at Heart), il ritorno a sorpresa dei Radiohead, l’ennesima grande prova di PJ Harvey… solo per citarne alcuni. Per quanto riguarda l’Italia, da incorniciare l’opera enorme dei Verdena, il debutto di Dumbo Gets Mad e l’ottimo Paolo Benvegnù.

Di seguito trovate una lista in ordine alfabetico dei dischi trattati sulle pagine di Soundsblog in questi tre mesi di uscite discografiche.

(m+a) (M+A) 6/7
…And You Will Know Us by the Trail of Dead Tao of the Dead 5/6
24 Grana La Stessa Barca 6+
Adele 21 6/7
Akron/Family S/T II: The Cosmic Birth and Journey of Shinju TNT 6
Alexis Jordan Alexis Jordan 4+
Amanda Palmer Amanda Palmer Goes Down Under 5-
Anna Calvi Anna Calvi 7
Anna Tatangelo Progetto B 4-
Arbouretum The Gathering 6,5
Asobi Seksu Trails 6,5
Aucan Black Rainbow 6,5
Avril Lavigne Goodbye Lullaby 4

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Uscite discografiche Marzo 2011: recensioni (3° parte)

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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The Strokes - Angles: quello degli Strokes era sicuramente uno dei ritorni più attesi dell’anno. Mancavano dal 2006 (”First Impressions of Earth”) e le voci che circolavano sul loro futuro non erano (non lo sono ancora a dir la verità…) positive. “Angles” è il lavoro di una band che non vuole perdere il proprio trademark sound ma che allo stesso tempo tenta in qualche modo di evolversi, arricchendo il proprio sound con pesanti sonorità anni ‘80 e intrecci chitarristici più articolati del solito, concedendosi un “tributo” ai These New Puritans (in “You’re So Right”) e ai Muse (in “Metabolism”). Un buon disco, ma escludendo il fondamentale debutto di 10 anni fa, gli Strokes rimangono una band da singoli… e ormai ne hanno abbastanza da realizzare un bel greatest hits… (z.) Voto: 6,5

Ex-Otago - Mezze Stagioni : terzo album e prova decisiva per gli Ex-Otago. “Mezze Stagioni” a grande linee ha lo stesso sapore agrodolce di spensierata malinconia che li ha sempre caratterizzati, nessuna novità clamorosa o spunti che rendano questo album speciale. Canzoni pop color seppia da imparare a memoria e canticchiare e ricanticchiare, che confermano l’unicità degli Ex-Otago (anche gli inserti di MC Pernazza a loro modo sono un segno distintivo) nel panorama musicale italiano. (z.) Voto: 6/7

CunninLynguists - Oneirology : a pochi mesi di distanza dall’ottimo “Death Is Silent” di Kno, i CunninLynguists (di cui Kno fa parte) tornano con l’atteso “Oneirology”. Proprio come “Death Is Silent”, anche “Oneirology” è stato messo interamente in streaming gratuito su BandCamp e proprio come “Death Is Silent” è un disco compatto, ricercato ma allo stesso tempo terribilmente appicicoso per via dei beat ipnotici e cadenzati e per via delle melodie sempre azzeccate. Tema costante il mondo onirico dei sogni… Inception-rap? Non deludono mai… che vi devo dire. (z.) Voto: 7+

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