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I migliori album metal di sempre per gli utenti di RateYourMusic

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

blacksabbath

Dopo i migliori album punk continuiamo con un genere con gli attributi: il metal.

Per estrapolare la classifica dall’immenso database di Rate Your Music ho cercato di inserire praticamente tutti sottogeneri del metal disponibili all’interno del database: dai classici “heavy” e “thrash” ai meno diffusi “funeral doom” e “atmospheric sludge”. La lista non comprende l’ “hard rock”, quindi non troverete album di gruppi “hard” ma non metal come Led Zeppelin, Deep Purple, Aerosmith o Guns N’ Roses. Il risultato è molto nostalgico, tre album dei Black Sabbath fra i primi cinque: il classico dei classici “Paranoid” del 1970 alla numero 1, “Master of Reality” alla numero 3 e “Black Sabbath” alla 4. Qualcuno potrebbe scuotere la testa (altri invece andranno giù di headbanging) davanti a questi risultati, ma alla band di Ozzy va riconosciuto il fatto di essere uno dei gruppi più influenti di sempre.

I Metallica completano la top5 con il loro immenso “Master Of Puppets” (1986) alla 2 e “Ride the Lightning” (1984) alla 5. Personalmente mi fa molto piacere trovare in alto in classifica band come Tool, Rage Against The Machine, Isis, Neurosis, Ulver e Faith No More in mezzo a tanti dischi degli Iron Maiden.Come al solito dopo il salto trovate alcune delle posizioni più interessanti mentre qui trovate l’intera Top1000.

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I Tesori Nascosti: Ulver - Bergtatt - Ind i Fjeldkamrene e The Future Sound Of Music

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

tsulver

Concludiamo il nostro viaggio nei freddi boschi scandinavi chiudendo la triade “metallica” abbandonando la Svezia e spostandoci in Norvegia, in compagnia degli Ulver.

Gli Ulver sono una delle band con la discografia più caleidoscopica e multiforme di sempre. I lupi (Ulver in norvegese) hanno iniziato la loro carriera con “Bergtatt - Et Eeventyr i 5 Capitler” del 1994, album fondamentale per tutto il black metal più d’atmosfera e per il folk metal. L’anno successivo uscirono con “Kveldssanger”, decisamente spostato verso il (neo)folk.

Poi nel 2000 la svolta. Via le chitarre e il growl, dentro l’elettronica e la musica ambient: Il risultato fu “Perdition City”, ancora volta un capolavoro. Da allora hanno continuato a rimanere sulle sonorità di “Perdition City” (seppur con le dovute variazioni), fino all’ultimo e ottimo “Shadows of the Sun” del 2007. Noi ci andiamo a sentire “Bergtatt - Ind i Fjeldkamrene” tratta dal primo album. Per chi volesse ammirare il cambio stilistico subito dopo trovate anche “The Future Sound Of Music” tratta da “Perdition City”.

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