Per chi -ancora- non sapesse di cosa stiamo parlando, Record Club è una sorta di esperimento ideato da Beck che riunisce una serie di musicisti dal mondo dell’indie per registrare un intero disco in un giorno. Le singole tracce, in formato video girato appunto durante le session, vengono rilasciate poi con cadenza settimanale.
Il tutto è piuttosto informale: gli originali vengono reinterpretati, più che seguiti alla lettera. Il clima è da ‘buona la prima’ e l’occasione è praticamente un ritrovo di amici più che un progetto discografico. Finora, sono passati per lo studio il capolavoro dei Velvet Underground “The Velvet Underground & Nico”, “Songs Of Leonard Cohen” e “Oar” degli Skip Spence.
Progetto in corso, un album (troppo) spesso colpevolmente sottovalutato: “Kick” degli INXS. Anche qui, parata di ’stelle’ (guardatevi la galleria di foto sul sito) e il piacere evidente di suonare insieme dei brani che hanno avuto (e hanno tutt’ora) il grandissimo pregio di unire al pop-rock degli anni ‘80 un’anima più soul. Ancora nessuna notizia sul prossimo disco reinterpretato ma è stata annunciata proprio ieri la presenza di Thurston Moore dei Sonic Youth e dei Tortoise. Tenetelo d’occhio.
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Ve ne avevo parlato quasi giusto un mese fa, di Carlos Dengler, storico bassista degli Interpol che era uscito dal gruppo lasciando i compagni, come si dice in questi casi, un po’ “in braghe di tela”; con un nuovo disco in uscita da promuovere e un tour mondiale alle porte (come spalla degli U2, mica bruscolini). All’epoca dell’annuncio gli Interpol parlarono di “eccitanti sostituti” che stavano “provinando” per il ruolo. Si erano fatti molti nomi, ma nessuno avrebbe mai potuto prevedere che alla fine quello giusta sarebbe stato quello di Dave Pajo.
Per chi ha pensato “Pajochiii…?” eccovi un piccolo riassunto della sua carriera. Nato nel 1968, Pajo è un polistrumentista incredibile (a suo agio tanto con la chitarra quanto con il basso, il banjo, il piano e le batterie) ma non solo è anche un’autentica leggenda dell’indie rock americano degli anni ‘90. Capace di muoversi tra diversi generi, dall’indie, al noise, dall’hardcore al math. Pajo ha fatto parte di gruppi leggendari quali Slint, For Carnation e Tortoise.
Con gli Slint, in particolare, Pajo ha scritto almeno un paio di pagine fondamentali della storia recente del rock americano; mi riferisco al disco Spiderland, autentica pietra miliare del primo post-rock e considerato da alcuni critici colti uno dei migliori dischi del rock di tutti i tempi. In tempi più recenti Pajo aveva militato con gli Zwan di Billy Corgan e ora arriva questa chiamata un po’ inaspettata degli Interpol. Personalmente però, sono abbastanza sicuro di chi - tra le due entità - alla fine dovrà dire: “è stato un onore suonare con…”

Non fosse altro che per la quantità di musicisti che partecipano al progetto, i Broken Social Scene sono praticamente la summa di quasi tutto il meglio che arriva dal Canada in materia di indie rock. Nati dieci anni fa dalla scena musicale di Toronto, attorno alle figure di Brendan Canning, Kevin Drew e Justin Peroff, hanno dimostrato con quattro album e una raccolta, che la musica ‘orchestrata’ poteva avere un senso anche nei territori attuali del rock.
Se si esclude il disco del 2007 “Presents Kevin Drew - Spirit If…”, l’ultima volta in studio dei Broken Social Scene risale ormai al lavoro omonimo di cinque anni fa. Con i soliti avvicendamenti di formazione (non tutti i membri sono disponibili, facendo parte di band diverse), pare che il 2010 sia l’anno buono per tornare ad ascoltarli. Soprattutto dal vivo.
“Forgiveness Rock Record” uscirà infatti il prossimo 4 maggio negli Stati Uniti (il 7 dello stesso mese in Italia) e sarà co-prodotto dalla band insieme a John McEntire, batterista, ingegnere di registrazione e polistrumentista già nelle fila dei Tortoise. Il gruppo vero e proprio ruota attorno a sei dei componenti storici, ma anche ’stavolta la parata di amici conta i migliori nomi dell’indie: Leslie Feist, Pavement, Metric, Stars, Do Make Say Think. Dopo il salto trovate un widget da cui scaricare “World Sick”, primo estratto dall’album.
Continua a leggere: Broken Social Scene: "World Sick" in download gratuito
Devo ammettere che pensando e ascoltando soprattutto i Tortoise, lo storico gruppo di Chicago capofila di una via americana più elettronica e jazzistica al post rock, mi si sono sempre formate nella testa linee e architetture ben definite.
Quindi quando ho visto il video di Prepare Your Coffin, diretto Andrew Paynter + JUICE, non mi sono stupito molto anzi l’ho trovato molto adatto alla musica spigolosa di John McEntire & co.
Prepare Your Coffin fa parte del nuovo disco della band che si intitola “Beacons of Ancestorship”, di cui tempo fa vi abbiamo già parlato, e che uscirà a fine giugno per la label americana Thrill Jockey Records.

Se i primissimi esempi di post-rock li abbiamo avuti sul finire degli anni ‘80 da dei trasformati Talk Talk, solo negli anni ‘90 il movimento è esploso definitivamente grazie a band come Slint (il loro “Spiderland” del 1991 è un must-have assoluto), Bark Psychosis (”Hex” del 1994) e Tortoise, prima di assumere dimensioni e forme diverse (il post-rock epico e d’atmosfera, il math-rock, il post-metal e compagnia).
I Tortoise (che però rifiutano il termine post-rock) vanno ricordati principalmente per due album: quello che probabilmente è il loro capolavoro, “Millions Now Living Will Never Die” del 1996, e “Tnt” del 1998 in cui confluivano elementi rock, jazz, elettronica, kraut e dub. Da allora due album discreti ma abbastanza trascurabili: “Standards” (2001) e “It’s All Around You” (2004).
Ora, a cinque anni di distanza (in mezzo c’è stato uno split album di cover con Bonnie “Prince” Billy) dall’ ultima fatica discografica, la band di Chicago sta per tornare con un nuovo album, intitolato “Beacons of Ancestorship” che uscirà il 23 Giugno per la Thrill Jockey. Inutile dire che quando si tratta di maestri, l’attesa è tanta. Dopo il salto trovate per intero la loro esibizione al Werchter 2004… 30 minuti da non perdere.
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