
Difficile esprimere il proprio talento se alle spalle c’è una figura importante. Si viene spesso tacciati di ricevere favoritismi anche involontari, solo a causa del cognome che si porta. Vale in tutte le discipline e a tutti i livelli, ma in campo artistico la cosa diventa motivo di polemiche: visto che non è certo il DNA a regalare inventiva e creatività, la diffidenza è molta.
Se poi i cognomi in questione sono due di quelli che hanno cambiato la Storia della Musica, allora riesce difficile anche solo immaginare il livello di pressione (ma anche di benefici) che si deve sostenere. Che James McCartney (figlio di ‘un certo’ Paul, baronetto e membro di quel gruppo il cui nome storpiò quello degli scarafaggi) stia lavorando alla sua musica, è noto da anni, anche se, fino ad oggi, non ha pubblicato mai nulla.
Fino ad oggi, appunto, perché pare che James, figlio di Paul e la compianta Linda, stia per far uscire il suo album d’esordio (alla tenera età di 33 anni). Dopo alcune comparsate col padre e dei live con lo pseudonimo di “Light”, arriveranno un disco e il primo vero tour solista. Canzoni originali e musica ispirata ai Nirvana, ai Cure, a PJ Harvey, ai Radiohead e -ovviamente- ai Beatles. Prima data: il 25 febbraio a -chi l’avrebbe mai immaginato?- Liverpool.

Si chiamerà “NonStopErotik” il prossimo album di Black Francis, cantante e leader dei redivivi Pixies: una delle band che hanno fatto la Storia della musica indie e alternative. Registrato lo scorso anno tra Los Angeles, New York e Londra, è stato prodotto da Eric Drew Feldman, collaboratore di lunga data di Francis e tastierista dei Pere Ubu.
Il disco conterrà dieci tracce più una cover: “Wheels” un vecchio brano dei Flying Burrito Brothers. Uscirà il prossimo 5 aprile, a due anni di distanza dal precedente “Svn Fngrs”, l’ultimo lavoro come solista. Numerose le b-sides previste, oltre a un film girato da Judy Jacob che ha già lavorato per i visuals del tour in occasione del 20esimo anniversario di “Doolittle”: il disco più significativo della carriera dei Pixies. Il film uscirà nelle sale e, probabilmente, anche in DVD.
Nessuna speranza invece per un nuovo disco della band storica di Black e soci. A sei anni dalla reunion (saranno in Italia il prossimo 6 giugno a Ferrara), nonostante annunci e voci di corridoio -sempre smentite- non è previsto alcun nuovo album. Torna invece il progetto Grand Duchy (Black Francis con la moglie Violet Clark). Il duo è alle prese con “Let the People Speak”, un nuovo lavoro di cui però non si conosce ancora la data di pubblicazione. Dopo il salto, la tracklist completa di “NonStopErotik”.
Continua a leggere: Nuovo album solista per Black Francis dei Pixies

E’ stato registrato nel 2002 dal grandissimo Rick Rubin (il produttore di alcuni dei dischi che hanno fatto la Storia della Musica -cercate nell’elenco sulla pagina di Wikipedia) e finalmente viene pubblicato. Un anno prima della scomparsa, avvenuta nel settembre del 2003, Johnny Cash incise “American VI: Ain’t No Grave”, il sesto capitolo della serie: un disco di cover e inediti poi rimasto negli archivi.
Il prossimo 26 febbraio, in occasione di quello che sarebbe stato il 78esimo compleanno del ‘man in black’, uno dei cantautori e rocker statunitensi più illustri e celebrati, il disco sarà nei negozi di tutto il mondo. Le canzoni presenti nell’album riservano più di una sorpresa da un artista che è stato capace di stupirci in più di un’occasione.
Una cover di Kris Kristofferson (”For the Good Times”) e una di Sheryl Crow (”Redemption Day”), oltre alla presenza, come d’abitudine, di ottimi musicisti tra cui due membri degli Avett Brothers e Smokey Hormel, il chitarrista di Tom Waits. Dopo il salto, la tracklist completa e il trailer di “Walk the line: Quando l’Amore Brucia l’Anima”, il film biografico (consigliatissimo) con Joaquin Phoenix e Reese Witherspoon.
Continua a leggere: Johnny Cash: esce finalmente l'ultimo album in studio

L’estate del 1978, in pieno successo per il cantautorato in Italia, due dei principali esponenti decidono di partire per una tournée insieme. Lucio Dalla e Francesco De Gregori hanno già inciso insieme due brani, “Ma come fanno i marinai?” e “Cosa sarà?”; chiamano a raccolta le rispettive band (gli Stadio e i Cyan) e portano in giro il loro spettacolo.
Con loro c’è Ron, che cura anche alcuni arrangiamenti dei brani. L’anno successivo esce un disco, intitolato “Banana Republic”, personale ‘traduzione’ di “Banana Republics” (una canzone scritta da Steve Goodman) ad opera di Francesco De Gregori. L’album vende ben 500.000 copie e spinge alla pubblicazione anche di un film concerto dal vivo.
Due grandi che con questo lavoro segnarono un epoca, quella dei cantautori impegnati, che ha pesantemente influenzato la storia della musica italiana. Dalla e De Gregori hanno deciso di rinverdire i fasti di quel tour lo scorso 24 giugno, con un concerto a Solferino (Mantova). Visti i risultati, è prevista una nuova data il prossimo 24 gennaio 2010 al Vox Club di Nonantola, in provincia di Modena. Se avete modo di esserci, non lasciateveli scappare. Dopo il salto, un estratto del live del 1978.
Continua a leggere: Dalla e De Gregori: 30 anni dopo "Banana Republic"

Torniamo a parlare di classifiche del 2009 e questa volta parliamo di quella di un sito completamente made in Italy dal nome sicuramente “importante”: Storia Della Musica.
Anche quelli di Storia Della Musica (come quelli del Panopticon e Rumore, rimanendo in Italia) dimostrano di sapere quello che scrivono, realizzando una classifica interessante e piena zeppa di ottimi album. Per la Storia Della Musica l’album migliore dell’anno è quel “Embryonic” dei Flaming Lips del quale abbiamo parlato più che bene anche nella nostra scheda-recensione.
Alla due l’immancabile “Merriweather Post Pavilion” degli Animal Collective, presenza fissa in qualsiasi classifica di fine anno, alla tre invece un’album che non conoscevo (rimedierò prima possibile): “Seek Magic” dei Memory Tapes. Tornando ai “soliti noti” di cui abbiam parlato più volte quest’anno, alla cinque troviamo Antony and the Johnsons, alla 6 Patrick Wolf, alla 7 Il Teatro Degli Orrori (gli altri italiani in top10 sono gli Uochi Toki, alla 10) e alla 9 i Grizzly Bear. In top20 anche altri “immancabili” come gli Zu (16) e i Mastodon (19). Dopo il salto vi proponiamo le prime 20 posizioni della top50.
Continua a leggere: I migliori album del 2009 per il sito Storia Della Musica
Sul blog musicale del Guardian c’è un articolo appassionato su uno dei brani più conosciuti al mondo: “My Way” scritto da Paul Anka partendo da una melodia di un brano francese di cui ha acquisito i diritti di pubblicazione cambiando le parole al brano, portato poi al successo da Frank Sinatra nel ‘69.
Considerato dall’autore del Guardian Alan McGee una delle migliori canzoni di tutti i tempi, ha i connotati stilistici che la rendono (come alcune nostre canzoni italiane?) praticamente immortale.
Basti pensare a quale successo abbia nei locali che fanno karaoke, nei programmi televisivi come X-Factor (in arrivo anche in Italia) o semplicemente tra gli ubriaconi con la sbornia allegrotta.
Continua a leggere: "My way" di Sinatra, il brano più bello di tutti i tempi?
E’ bello leggere questi sondaggi favolosi che riempiono il cuore di gioia e stupore. Come forse alcuni di voi hanno già letto in giro, la Società Dante Alighieri con un sondaggio ha classificato le canzoni più amate dagli stranieri nel mondo.
Scopriamo così che il panorama delle canzoni d’esportazione (e di presa sul pubblico straniero) è un po’ cambiato rispetto al passato. Rimane però intatto e indelebile nella memoria “Azzurro” di Adriano Celentano, prima più amata fra tutti gli intervistati, mentre il secondo posto va a “Volare” di Domenico Modugno. Nulla di nuovo.
Ma basta spostarci al terzo posto per avere già la prima sorpresa: “Musica è” di Eros Ramazzotti, per poi tornare alle tradizionali “O Sole mio” di Enrico Caruso, “Sapore di sale” di Gino Paoli e “Abbronzatissima” di Edoardo Vianello. A seguire, le quattro canzoni che (forse) non ti aspetti: Irene Grandi con “Bruci la città“, Luca Carboni con “Mare mare“, Andrea Bocelli e Giorgia con “Vivo per lei” e Jovanotti con “Bella“.
In fondo questi sono tutti brani che affondano le radici nella nostra storia e nel nostro vissuto, ma sono le stesse che per inflazione e abuso, non le vorremmo più sentire in vita nostra. Ebbene: quale di questi classici vorreste davvero non dover più ascoltare? Quale dei brani più amati all’estero odiate profondamente? Una settimana di tempo ed eleggeremo su queste pagine il brano vincitore. A voi la parola.
Quali sono gli artisti che hanno caratterizzato le decadi che vanno dagli anni ‘50 fino ad oggi? Il Guardian ce ne suggerisce con un atto di coraggio 5, scelti perchè maggiormente identificativi e influenti per approccio commerciale, rilevanza sociale e impatto culturale. Provo brevemente a riproporveli, aspettando, qualora lo vogliate, una vostra opinione in merito.
Gli anni ‘50 vedrebbero spiccare con tutti i dubbi del caso, ma con la consapevolezza dell’enormità del fenomeno, Elvis Presley. E su di lui credo non si possa discutere troppo. Gli anni ‘60 vedrebbero spiccare in maniera assoluta la figura di Bob Dylan, che viene descritto come colui che ha inventato la struttura dei testi pop e l’impostazione comportamentale del rock moderno. Gli anni ‘70 invece avrebbero come maggior rappresentante David Bowie, per la sua natura stilisticamente e musicalmente poliedrica e ad ampio raggio.
Arriviamo agli anni ‘80, e immancabile campeggia Madonna. Ecco come viene descritta: “Un indistruttibile sposalizio di ambizione, sesso, manipolazione dei media, con l’abilità di cambiare volto e un pugno di accordi brillanti. Tutti da Kylie a Robbie fino a Britney e Christina hanno visto e imparato da lei.” E io aggiungo: amen. Negli anni ‘90 l’autore eleva a principe della musica Kurt Cobain dei Nirvana, che sembra abbia dato valore, intensità e profondità al cuore della musica pop, nonostante sia scomparso nel 1994.
Continua a leggere: I 5 artisti pop rock più rappresentativi dagli anni 50 ad oggi
Seguendo una segnalazione di un nostro lettore, oggi concretizzo la promozione ufficiale di questa iniziativa che il mensile Rolling Stone ha lanciato per tutti suoi lettori. In questo numero di novembre, che rappresenta il 40esimo anniversario per la versione Usa e il quarto per quella italiana, sarà possibile scaricare 5 brani in omaggio dal portale iTunes (volendo) tra dieci tracce scelte dai 40 brani che il quindicinale americano ha scelto per celebrare la sua storia. Si passa da “That’s all Right” di Elvis Presley a “Maybellene” di Chuck Berry, “Be my baby” dei The Ronettes, toccando “Like a Rolling Stone” di Bob Dylan, “Purple Haze” di Jimi Hendrix, “Heroin” dei Velvet Underground, “Get up” di James Brown e per concludere la tripletta formata da Marvin Gaye con “What’s going on“, John Lennon con “Imagine” e David Bowie con “Ziggy Stardust“.
Cinque di questi brani li potrete comodamente downloadare attraverso un codice che troverete all’interno del giornale. A quando pare, la collaborazione tra Rs Italia e iTunes si farà ancora più stretta, riservandoci altre importanti sorprese. Ma qual è secondo voi il brano principe tra quelli proposti dal mensile? A voi il sondaggio.
Continua a leggere: Rolling Stone regala 5 brani da scaricare da iTunes
In questa occasione è necessario dare notizie belle nette. I Led Zeppelin si riuniscono per un mega concerto londinese in data ancora da definirsi, anche se qualche folle sta comprando già i biglietti da qualche truffatore da quattro soldi senza nemmeno una conferma ufficiale sulla data. La notizia è stata annunciata sul sito ufficiale e confermata dallo stesso Robert Plant, front man della rock band, durante una sessione di autografi ad uno dei suoi fan. Notizie certe sulla data non sono ancora chiare, ma il dato certo è che il concerto si terrà dopo l’uscita del loro nuovo (il decimo? l’undicesimo?) greatest hits, Mothership, in uscita a novembre.
I membri che ufficeranno alla reunion saranno il chitarrista Jimmy Page e il bassista John Paul Jones. Alle percussioni, Jason Bonham, figlio del celebre John, morto per a causa dell’alcol nell’80 (asfissia post-sbronza, ad essere precisi). Non importa se questa reunion possa “puzzare” di manovra economica, l’importante è che il mito, anche solo per qualche concerto, possa rivivere ancora una volta, perchè c’è una marea mezza di gente che donerebbe un rene per vederli live. E non si fatica a capire il perchè. A seguire, il video di “Whole Lotta Love”.
Continua a leggere: Led Zeppelin, reunion e un grande concerto