
La lunga vicenda degli studi di Abbey Road si è conclusa poi con la sconfitta della EMI, acquistata dalla rivale Universal proprio il giorno prima dell’ottantesimo anniversario dall’apertura delle famosissime sale di registrazione. Con le quote della società, la major si è quindi accaparrata anche la proprietà di uno dei luoghi ’sacri’ della Storia della Musica.
Per commemorare gli ottant’anni di vita (vennero inaugurati infatti il 12 novembre del 1931, con Sir Edward Elgar a dirigere la London Symphony Orchestra), si è deciso di organizzare una serie di celebrazioni tra cui un’apertura straordinaria il prossimo 10 marzo 2012. Brian Kehew e Kevin Ryan, gli autori dello splendido “Recording The Beatles”, presenteranno un lavoro con materiale d’archivio in audio e video intitolato “80 Years of Recording at Abbey Road Studios”.
Due i turni per accedere alla mostra e alla proiezione: alle dieci del mattino e alle tre del pomeriggio. Com’è facile immaginare, il biglietto d’entrata non è dei più economici: costerà infatti 75 sterline (circa 90 euro) ed è già possibile prenotarsi a questo indirizzo. Se avete intenzione di fare un giro a Londra, l’occasione è irripetibile.

Erano passati quattro anni dal successo planetario di “Bad” e le voci che annunciavano un nuovo album del Re del Pop si facevano sempre più insistenti. C’era però anche una notizia ad allarmare fan e appassionati: Michael Jackson aveva abbandonato Quincy Jones. Più che produttore, Jones era diventato una sorta di ‘padre artistico’ per Jacko. Lo aveva guidato e consigliato, imprimendo al suo stile e al suo sound una serie di direzioni fondamentali. Con sgomento di tutti, il 26 novembre di vent’anni fa, “Dangerous” venne pubblicato con la metà dei brani prodotti da Teddy Riley e l’altra metà dallo stesso Jackson e da Bill Bottrell (oltre a un paio di tracce più legate al passato, realizzate insieme a Bruce Swedien - già presente in “Thriller” e “Bad”).
Cinquecento milioni di persone rimasero incollate davanti allo schermo per guardare i dieci minuti di “Black Or White”: primo singolo e colossale epifania della musica pop. Girato da John Landis (”The Blues Brothers”, “Una poltrona per due”, ma anche “Thriller”, pluripremiato video di Jackson) e con la partecipazione di Macaulay Culkin, “Black Or White” fu un successo annunciato, anche grazie all’innovativo uso del morphing. I problemi arrivarono poi, quando i quattro minuti finali vennero censurati perché ritenuti troppo violenti. Le immagini di Michael Jackson che distruggeva vetrine e macchine su cui erano stati disegnati simboli razzisti, male si conciliavano con le recenti rivolte nere in alcune città degli Stati Uniti.
La censura - ovviamente - non impedì i risultati: “Black or White” rimase primo nella classifica dei singoli per ben sette settimane, mentre “Dangerous” vendette 326.500 copie nella prima settimana e quattro milioni in meno di due mesi solo negli USA. Gli altri brani non furono da meno: “Remember the Time”, “In the Closet”, “Will You Be There” ottennero tutti numerosi riconoscimenti, fino alla ridicola accusa di plagio del ‘nostro’ Al Bano per “Will You Be There” e al capolavoro di “Heal the World” che diede poi il nome alla “Heal the World Foundation”, associazione benefica fondata nel 1992 a cui Jackson donò quasi tutti i ricavati del “Dangerous World Tour”.
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Chi non è americano probabilmente non conosce la U.S. Route 61, maestosa e lunghissima autostrada che collega New Orleans (Louisiana) a Wyoming (Minnesota): 2.253 km di asfalto che tagliano in due l’America e che si sposano, idealmente, con il percorso del fiume Mississippi, costeggiato dalla stessa per parecchi chilometri. Sono sicuro che, parlandone così, la Route 61 non vi dice poi molto…ma se la chiamassi The Blues Highway, cosa vi viene in mente?
Ed è proprio dalle rive del Mississippi (dove l’autostrada inizia a prendere “forma”) che, tra la fine degli anni venti e l’inizio degli anni trenta, si è sviluppato quello che in molti ritengono come il Blues più importante per l’evoluzione del genere: il Delta Blues. Dargli una connotazione precisa è impossibile perché, come abbiamo detto, le rive del Mississippi tagliano praticamente quasi tutta l’America centrale (dal nord del Minnesota fino alla Louisiana), ma è da Memphis, nel Tennessee, che si hanno le prime avvisaglie di questo movimento. Molto “spartano”, assolutamente emozionale e “crudo”, il Delta Blues è nato in un periodo abbastanza duro per gli Stati Uniti d’America: mentre le piccole e grandi case discografiche si affrettavano ad accaparrarsi i migliori artisti dell’African American Market, l’America cadeva nella famosa Grande Depressione del 1929, con il crollo di Wall Street e le conseguenze economiche che tutti conosciamo. Come facevano, quindi, le fasce più povere della popolazione americana a permettersi l’acquisto di uno strumento musicale e ad arricchire un genere ancora in fase “embrionale”?
I più fortunati riuscivano sempre a trovare una chitarra o un’armonica, ma molti dovevano arrangiarsi ed è qui che, dalle ceneri di antiche tradizioni dei soldati impegnati nella guerra civile americana, l’ingegno e la passione per la musica di quei ragazzi si è fatta “strumento”: nascono le prime Cigar Box Guitars, strumenti “Fai-da-te” composti, come dice il nome stesso, da una scatola di sigari in legno vuota, un manico di scopa (o, comunque, un pezzo di legno lungo abbastanza da essere utilizzato come manico) e dei pezzi di spago adatti ad essere “pizzicati”.

Difficile parlare di Paul Simon senza nominare Art Garfunkel. Difficile nonostante la carriera solista del cantautore newyorkese abbia viaggiato su livelli sempre poco meno che ottimi, pur con il pesante fardello di un binomio che è entrato di diritto nella Storia della Musica. Per fargli gli auguri in occasione del suo settantesimo compleanno (è nato il 13 ottobre del 1941 a Newark, nel New Jersey), bisogna infatti necessariamente chiamare in causa il duo.
Anche se già da adolescente Paul Simon aveva messo in piedi qualche band (i Tico and the Triumphs entrarono in classifica con “Motorcycle”) e scriveva brani per altri artisti, fu quando incontrò Garfunkel che la passione per la musica arrivò a coinvolgerlo in prima persona. I due si incontrarono recitando entrambi nello spettacolo di fine anno della loro high school al Queens. La versione di “Alice nel Paese delle Meraviglie” li vedeva rispettivamente nel ruolo del Bianconiglio e del Cappellaio Matto: da lì nacque l’amicizia e il primo sodalizio con il nome (decisamente azzeccato, visto l’aspetto fisico) di Tom & Jerry. Più che la recitazione - anche se tutti e due cedettero poi alle lusinghe del cinema - li unì la passione comune per gli Everly Brothers: furono proprio alle loro incredibili armonizzazioni vocali che si ispirarono iniziando a lavorare insieme.
Appena il tempo di esibirsi con alcuni live e vennero chiamati per un’audizione alla Columbia Records. Era il 1964, gli Stati Uniti scoprivano la musica folk e poco più che ventenni vennero messi sotto contratto. “Wednesday Morning, 3 A.M”, il primo album a nome Simon & Garfunkel, uscì pochi mesi più tardi. Il risultato fu modesto: Paul Simon, insofferente alle critiche e deluso dall’esito, ripiegò in Inghilterra e registrò “The Paul Simon Songbook”, il suo primo lavoro da solista. Decisione affrettata, visto che “The Sound of Silence”, monumentale inno pop, balzò in cima alle classifiche poco dopo. Non riprese l’attività solista fino al 1972, anno in cui il connubio andò in pezzi.
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L’idea pare sia venuta a Mick Jagger: una lunga, lunghissima serie televisiva per raccontare quarant’anni di musica, visti da una coppia di amici che l’hanno vissuta all’interno dell’industria musicale. Il leader dei Rolling Stones l’aveva proposta inizialmente alla Disney che (visti i contenuti, immaginiamo) l’ha rifiutata. A quel punto ha bussato alla porta della Paramount che ha accettato di mandarla in onda sulla HBO.
Partner dell’operazione il grandissimo Martin Scorsese (vi abbiamo parlato pochi giorni fa del suo prossimo film sulla vita di George Harrison), già al fianco di Jagger per realizzare “Shine a Light”: il film documentario sui due concerti newyorkesi tenuti dagli Stones nel 2006.
Facile pensare a più di un’analogia tra i due e la coppia protagonista della serie (titolo provvisorio: “A History of Music”): amici da anni, entrambi legati al mondo della musica, anche se in maniera ovviamente diversa, entrambi appassionati e pronti a far vedere di che stoffa sono fatti nonostante l’età.
Continua a leggere: "A History of Music": Martin Scorsese e Mick Jagger insieme per una serie tv

Una grande fiera dedicata al mondo dello strumento musicale, della musica e delle apparecchiature professionali. Non solo. Una mostra, Love Me Fender - Fender nell’arte per celebrare uno dei marchi più importanti nella Storia della Musica. Una serie di concerti introdotti dall’incredibile Ultimate World Guitar Exhibition in Piazza Maggiore. La fase finale del torneo di Guitar Hero 5.
Ce ne sarà davvero per tutti, al Music Italy Show di Bologna: una tre giorni, dal 15 al 17 maggio nella zona fieristica della città che si propone di offrire uno sguardo sul mondo di chi fa musica e degli strumenti musicali. Quattro padiglioni e oltre 100 concerti distribuiti su tre palchi diversi, ma anche presentazioni speciali, convegni, tavole rotonde e seminari di formazione.
Dall’11 al 17 maggio poi, l’intera città ospiterà Music Heaven: una settimana di appuntamenti musicali con esibizioni live, presentazioni editoriali, percorsi culturali e feste negli spazi pubblici, nei pub e nei locali. Un’ottima occasione per visitare Bologna e scoprire perché è stata dichiarata dall’Unesco “Città Creativa della Musica”.

Dopo l’annuncio del nuovo album di inediti previsto per il prossimo 14 maggio e la ristampa in vinile picture-disc di tutti i suoi album pubblicati tra il 1994 e il 2007 a partire dal giorno del suo 70° compleanno (il 25 marzo), nasce “Mina: ieri, oggi e domani”: la prima web radio interamente dedicata alla “Tigre di Cremona”.
Il regalo arriva dal Gruppo Finelco (Radio 105, Radio Monte Carlo, Virgin Radio) e sarà online dal 19 marzo con l’approvazione di Massimiliano Pani, il figlio della cantante. Trasmetterà tutte le canzoni interpretate da Mina dagli esordi ai giorni nostri; i brani saranno intervallati dai messaggi di auguri delle più grandi cantanti italiane e di alcuni personaggi con cui Mina ha collaborato negli anni.
Giorgia, Elisa, Irene Grandi, Malika Ayane, Cristiano Malgioglio, Paolo Limiti, Platinette e molti altri ancora, renderanno così omaggio a una delle voci più belle del panorama internazionale e alla sua influenza nella storia della musica italiana. Per ascoltare “Mina: ieri, oggi e domani” sarà sufficiente visitare il sito www.radiomontecarlo.net o www.unitedradio.it. La web radio è disponibile anche su Iphone 3G, su Smartphone con sistema operativo Symbian, su Googlefonini con sistema operativo Android e su Windows Live Messenger. Dopo il salto, il video di “Adesso E’ Facile” con Manuel Agnelli degli Afterhours.
Continua a leggere: Mina: nasce una Web radio interamente dedicata alle sue canzoni
Ne ha fatta di strada Paula Maugeri nota giornalista e grande conoscitrice dell’universo rock. Autrice di monografie, e interviste con star di fama mondiale mette a frutto le sue esperienze e conduce un mini programma dal titolo Wikipaola sul sito web di Virgin Radio.
Si tratta di video pilllole di tre minuti dedicate al rock. In abiti e ambientazioni un po’ retrò ci conduce nel mondo dei grandi della musica raccontando aneddoti e mostrando chicche.
Provvista di bacchetta e di acconciatura da maestrina d’altri tempi ci trasporta in quel mondo affascinante, mostrando su di una grande lavagna nera, che si trova alle sue spalle, le immagini degli artisti e le band che hanno fatto la storia della musica. Affascinanti particolari, immagini fotografiche d’epoca che Paola ha raccolto nel suo personale archivio riempito nel corso degli anni. Partita con Elvis e Red Hot Chili Peppers, ha dedicato l’ultima puntata ai magnifici Queen. In attesa di seguirla la prossima settimana, vi segnalo la puntata dedicata ai segreti che si nascondono dietro la vita e le opere di Freddie Mercury e compagni, disponibile qui. E’ brava a raccontare, in un concentrato di pochi minuti, l’anima di artisti o gruppi che hanno lasciato il segno.

Che la crisi economica mondiale abbia colpito anche le major più illustri è un dato di fatto ma, leggendo questa notizia, il sottoscritto ha avuto modo di capire che le cose sono ben più drammatiche di quanto non sembrino.
Pare infatti che la EMI, colpita come tutte le altre major dalla crisi del mercato discografico, abbia deciso di mettere in vendita gli Abbey Road Studios che, dal 1931, sono di proprietà della nota azienda inglese. A darne notizia è l’illustrissimo Wall Street Journal che, nell’articolo, ricorda che la EMI è di proprietà della Terra Firma dal 2007 (che la pagò ben 4,7 miliardi di dollari) e che, al momento, l’azienda è la quarta major più famosa e potente del mondo. A noi non è dato sapere il motivo esatto della vendita di questo prezioso “cimelio” della storia della musica moderna ma, oltre ai Beatles (che, dal 1962 fino al 1969, registrarono tutti i loro componimenti proprio agli Abbey Road Studio e che a questi, sempre nel 69, dedicarono il famoso “Abbey Road”), in quegli studios sono stati registrati veri e propri capolavori della musica.
Continua a leggere: Inghilterra - La EMI mette in vendita gli Abbey Road Studios!

Per i più critici non sarà una novità: da tempo, infatti, la prima televisione musicale al mondo, ha progressivamente relegato in secondo piano l’interesse per la Musica in senso stretto investendo invece in diverse forme di intrattenimento. I risultati sembra siano stati molto più che positivi, visto che l’emittente ha dichiarato l’intenzione di concentrarsi sempre meno sul mondo musicale.
Cambiamento epocale, innanzi tutto ‘estetico’. Nuovo logo con la storica ‘M’ sempre più piccola e una programmazione che punterà moltissimo sulla formula di reality show come Real World, The Hills, Jersey Shore o The Buried Life. Notizia confermata anche da una serie di dichiarazioni rilasciate da Tina Exarhos, una dei portavoce del team marketing di MTV.
Per chi non c’era, è difficile comprendere appieno come la televisione non sia più stata la stessa dall’avvento di MTV nel lontanissimo 1981. Molti dei consumatori attuali non erano nati e non sono stati ‘cresciuti’ con l’idea di informarsi sul mondo musicale attraverso un canale tematico.
Continua a leggere: MTV: solo 'Television' e niente più 'Music'?