
Diciassettesima edizione per il Sonar: una delle più importanti, affollate e prestigiose rassegne di musica elettronica e dance del mondo. Descritto senza alcuna presunzione come “advanced music and multimedia art festival”, è ormai diventato da quasi due decenni, la tappa obbligata per chi vuole vedere i migliori artisti e rendersi conto dello stato della ‘nuova musica’ a livello internazionale.
Quest’anno, il Sonar raddoppia. Il 17, 18 e 19 giugno, infatti, saranno ben due le location che ospiteranno in contemporanea la manifestazione. Una è quella tradizionale, nella città di Barcellona, divisa come sempre in “Sonar by Day” (nelle sale del CCCB e dello splendido MACBA, il museo di arte contemporanea) e “Sonar by Night” (al centro congressi Fira, nella località di Hospitalet). L’altra sarà invece la città galiziana di La Coruña, nell’estremo nord-est del paese, nello spazio EXPOCoruña.
Sono stati finalmente resi noti i grandissimi nomi all’appello tra cui figurano: i Chemical Brothers, LCD Soundsystem, Plastikman, Air, Dizzee Rascal, Hot Chip, Jónsi, Matthew Herbert, i 2manydjs, Kid Koala, i Broadcast, Booka Shade, Flying Lotus. Il meglio del meglio, con molti degli artisti che presenteranno i loro nuovi lavori proprio in questa occasione. Insieme ai concerti, mostre, installazioni, performance e showcase. Un appuntamento, ancora una volta, imperdibile. Dopo il salto, un elenco più dettagliato.
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La seconda giornata del Sonar 2009 comincia presto, per il sottoscritto, che si trova nel praticello sintetico in compagnia di pochi mattinieri. La mattina, si sa, qui comincia tardi. E nel Sonar Village, dopo le atmosfere melodiche di David Nod, comincia con Mark Jones che, si legge nella sua scheda, ha contribuito al lavoro di Royksopp, Propellerheads e Les Rythmes Digitales, oltre ad aver rilanciato la carriera di Grace Jones, che si esibirà nel corso della serata. Sonorità ibride, dall’ambient all’hip hop cominciano a scaldare il praticello e i suoi frequentatori, che oggi sono molti di più.
A seguire, i Young Fathers ci trascinano, acconciature, suoni e abbigliamento, in un’epoca ormai lontana, che attinge agli anni ‘70 a piene mani, fa ballare un pubblico di nostalgici.
Pronti a spostarci da un palco all’altro, come il giorno prima, ci si dirige nella Hall dove Quayola propone un live set di djing e visual, un percorso ben preciso - dal titolo Path to Abstraction - ipnotico nelle sue frequenze basse che rimbombano nella cassa toracica e nelle sue microvariazioni modulari.