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Tutti gli articoli con tag so 00

So 00’s albums: Green Day - American Idiot

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Rimaniamo nel 2004, passando dall’ambito indie all’ambito mainstream con i Green Day e il loro “American Idiot”.

Fra tutti gli album proposti in questa rubrica, “American Idiot” è probabilmente quello meno innovativo e quello meno interessante, ma è un’ album che va comunque inserito ad occhi chiusi in questa lista di fine decennio anche solo per l’impatto commerciale/sociale che ha avuto. “American Idiot” musicalmente non brillava di originalità ma era una raccolta perfetta di ottimi brani e di possibili singoli. In più ha sicuramente avuto la fortuna di uscire nel momento giusto, grazie a testi impegnati quanto furbi.

Quella dei Green Day (come quella dei Red Hot Chili Peppers) è stata una carriera a due apici: prima il capolavoro con cui hanno fatto il grande salto nel mainstream, “Dookie”, (”Blood Sugar Sex Magik” per i RHCP) e poi, dopo qualche anno difficile, la rinascita (con un sound più orecchiabile) e la definitiva esplosione a livello internazionale con “American Idiot” (”Californication” per Flea e compagni).

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So 00’s albums: Franz Ferdinand - Franz Ferdinand

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Questa settimana rimaniamo in ambito indie-rock e dopo gli Arcade Fire parliamo dei Franz Ferdinand. Un accostamento che fa capire quanto sia stato vasto e vario il genere-ombrello “indie rock” in questo decennio.

Nel 2004 i Franz Ferdinand pubblicarono il loro omonimo album di debutto, un debutto di quelli che lasciano il segno. Continuando il discorso intrapreso da altre band, i Franz Ferdinand aggiunsero un personale tocco ironico ad un tessuto sonoro che è il punto d’incontro fra l’indie-rock classico, il post-punk/new wave e certi ritmi del dance-punk, naturalmente senza dimenticare le lezioni di Talking Heads e David Bowie.

L’album fu un grande successo, spinto da singoli del calibro di “Darts of Pleasure”, “The Dark of the Matinée”, “This Fire” e soprattutto “Take Me Out”, ancora oggi il loro brano più famoso. “Franz Ferdinand” non fece altro che portare ancora più in alto il nuovo indie rock e influì sicuramente sulla formazione di decine di nuovi gruppi tentati dal successo e dalle molte attenzioni dei media verso il genere.

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So 00’s albums: Arcade Fire - Funeral

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Abbandoniamo il 2003 e passiamo subito al 2004 con uno dei migliori album di questa decade, in assoluto: “Funeral” degli Arcade Fire.

Un debutto come “Funeral” è uno di quelli che ti fa firmare immediatamente il contratto con la storia della musica. Le canzoni degli Arcade Fire sono uniche nel panorama mondiale: le influenze ci sono ma sono così tanto varie e “nascoste” da rendere il suono degli Arcade Fire riconoscibile dopo pochi secondi, merito anche della grande varietà di strumenti suonati, alcuni dei quali veramente insoliti per un gruppo indie rock.

Molte delle canzoni contenute in “Funeral” sono ormai dei veri propri classici, a cominciare dai 4 “Neighborhood #x”, continuando con “Rebellion (Lies)” e “Wake Up” (quest’ultima presente anche nel trailer del prossimo film di Spike Jonze, intitolato “Nel Paese Delle Creature Selvagge“).

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So 00’s albums: OutKast - Speakerboxxx/The Love Below

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Dopo Mars Volta, White Stripes e Damien Rice concludiamo il 2003 con “Speakerboxxx/The Love Below” degli OutKast.

Cosa dire degli OutKast se non che sono fra i più grandi di sempre in ambito rap? Il trittico anni ‘90 “Southernplayalisticadillacmuzik” (1994), “ATLiens” (1996), “Aquemini” (1998) è senza pecche, tre album decisamente di altissimo livello e di successo crescente. Successo che aumenta ulteriormente con la decade successiva, prima con “Stankonia” (grazie a “Ms. Jackson” e “So Fresh, So Clean“) e poi con “Speakerboxxx/The Love Below”.

“Speakerboxxx/The Love Below” è l’album più ambizioso di Andre 3000 e Big Boi, un doppio in cui le anime dei due MC si dividono, quella più sperimentale e pazzerella del primo e quella più vicina agli stereotipi del rap del secondo. Gli OutKast sono sempre stati aperti ad ogni tipo di influenza (il funk è sempre stato un grosso compagno di viaggio), ma mai quanto in “Speakerboxxx/The Love Below”. La hit planetaria “Hey Ya!” è un perfetto esempio, un brano in cui ai primi ascolti si fa fatica a capirci qualcosa ma che poi si finisce per apprezzarne ogni minima sfumatura.

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So 00’s albums: Damien Rice - O

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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La musica è sempre andata avanti fra mode passeggere, “movimenti musicali” più o meno diffusi e pura evoluzione, ma se c’è una categoria di artisti che continua ad esistere da anni, è quella dei cantautori.

Dopo le lezioni dei maestri Bob Dylan, Neil Young e Nick Drake, ogni generazione ha avuto i suoi cantautori armati di chitarra acustica e poco altro, dal Tom Waits degli anni ‘80 al compianto Elliott Smith degli anni ‘90. Nell’ultima decade si sono alternate tante “nuove leve” molto interessanti: Sufjan Stevens, Bon Iver, Bonnie ‘Prince’ Billy, Andrew Bird e Damien Rice. “O” di Damien Rice, uscì nelle sue prime versioni già nel 2002 ma è solo nel 2003 (anche 2004 in alcuni casi) che raggiunse gli scaffali di mezzo mondo, portando alla ribalta il giovane irlandese.

Musica scarna la sua… musica che vuole colpire prima di tutto il lato emotivo dell’ ascoltatore. Il risultato sono dieci brani dal sapore (un po’ troppo?) romantico (e qui viene in aiuto la “compagna di viaggio” Lisa Hannigan), dieci brani destinati a rimanere nella storia del genere e non solo, dieci brani fra cui troviamo alcuni piccoli capolavori come “Cannonball”, “Volcano”, “Cold Water” e “The Blower’s Daugther”, finite tra l’altro in numerosi telefilm e film (”The Blower’s Daugther” ad esempio ha vissuto una seconda vita grazie al film “Closer”).

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So 00’s albums: The White Stripes - Elephant

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Dopo De-Loused In The Comatorium dei Mars Volta passiamo ai White Stripes e al loro “Elephant”.

“Elephant” è il miglior disco dei White Stripes? Forse no, se la gioca con “White Blood Cells” (2001) ma anche con “De Stijl” (2000) volendo, ma come avevamo detto in partenza, in questa rubrica cerchiamo di parlare soprattutto di quei dischi che sono riusciti a mixare grande qualità e successo di pubblico. Per questo per quanto riguarda i White Stripes la scelta è ricaduta su “Elephant”, largamente il loro album più venduto.

Il singolo di lancio fu quella “Seven Nation Army” letteralmente rovinata nel famoso coro da stadio. Oltre a “Seven Nation Army” l’album conteneva altri ottimi brani come “Black Math”, la cover di “I Just Don’t Know What to Do with Myself” e “The Hardest Button to Button”. Questi ultimi due accompagnati da due video decisamente memorabili, diretti rispettivamente da Sofia Coppola e dal genio di Michel Gondry che realizza uno dei più grandi esempi di Pixilation/Stop Motion di sempre. Sono proprio i video che aiutano la band a finire (in molti paesi per la la prima volta) nelle high-rotation televisive, decretandone il grande successo.

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So 00’s albums: The Mars Volta - De-Loused In The Comatorium

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Continuiamo il nostro viaggio attraverso gli album più importanti della decade che sta terminando, passando dal 2002 al 2003. Lo facciamo subito andando a ritrovare due personaggi che di cui abbiamo già parlato all’interno di questa rubrica in occasione dell’articolo su “Relationship Of Command” degli At The Drive-In: Cedric Bixler Zavala e Omar A. Rodriguez-Lopez.

I due “funghi” (mi piace chiamarli così per via dei capelli), dopo lo scioglimento degli At The Drive-In hanno dato vita ai The Mars Volta assieme a Isaiah Owens (tastiera), Jon Theodore (talentuoso batterista, poi sostituito dall’altrettanto valido Deantoni Parks), Eva Gardner (basso) e il compianto Jeremy Ward, “manipolatore del suono” della band, morto un mese prima della pubblicazione di “De-Loused In The Comatorium”

Quando uscì “De-Loused In The Comatorium” le attenzioni sulla band erano veramente tante, complici sia la brutta notizia della scomparsa di Ward sia la partecipazione di Flea al basso e l’incursione in “Cicatriz ESP” di John Frusciante). Molti addetti ai lavori rimasero letteralmente spiazzati davanti ad un lavoro del genere in cui confluivano le schegge hardcore punk degli At The Drive-in, il progressive rock, la psichedelia e alcuni fraseggi su territori vicini al jazz e al latin rock…in una parola una sorta di “pUnk floyd”.

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So 00’s albums: Dredg - El Cielo

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Concludiamo il 2002 con un album che probabilmente è il meno famoso fra quelli che abbiamo trattato (e che tratteremo) all’ interno della rubrica “So 00’s“: “El Cielo” dei Dredg.

Certo, per concludere al meglio il 2002 (dopo Interpol, Sigur Ros e Queens Of The Stone Age) avrei potuto parlare dei Notwist, dei Wilco, di Beck, dei Flaming Lips, degli Idlewild, dei Libertines, del rap dei Roots e di The Streets o dell’ hard degli Isis, dei Porcupine Tree e degli Agalloch, ma questi (e altri) nomi li trovate al termine del post nella sezione “album da salvare”. La scelta è ricaduta sui Dredg perchè la musica presente in “El Cielo” è musica universale che trascende i confini dei generi, che può piacere sia ad un appassionato del pop sia ad un metallaro incallito… è bella musica e basta.

I Dredg, dopo alcuni EP, debuttano nel 1999 con “Leitmotif”, un bell’ album grezzo e vicino a un certo alternative metal che ha fatto scuola. Con “El Cielo” cambiano totalmente direzione verso suoni più raffinati, ricercati e verso melodie memorabili quanto irripetibili.

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So 00’s albums: Queens Of The Stone Age - Songs For The Deaf

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Rimaniamo nel 2002 ma passiamo dalle atmosfere dilatate e raffinate dei Sigur Rós ai suoni diretti e grezzi dei Queens Of The Stone Age e del loro masterpiece “Songs For The Deaf”.

Non si può parlare dei Queens Of The Stone Age senza parlare dello stoner rock e non si può parlare dello stoner rock senza citare i Kyuss, band seminale in cui hanno militato i due leader dei Q.O.T.S.A., Josh Homme e Nick Oliveri, capace di due grandi capolavori come “Welcome to Sky Valley” (1994) e “Blues for the Red Sun” (1992). In un certo senso i Queens Of The Stone Age rappresentano i Kyuss versione 2.0., una versione più accessibile e volta al successo (senza per questo perderne in qualità).

Il debutto dei Q.O.T.S.A. risale al 1998, ma è solo con “Rated R” del 2000 che fanno il grande salto grazie anche a pezzi come “The Lost Art of Keeping a Secret” e “Feel Good Hit Of The Summer“. Con “Songs for the Deaf” la band raggiunge l’apice, mettendo d’accordo grande pubblico e critica.

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So 00’s albums: Sigur Rós - ( )

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Dopo “Turn On The Bright Lights” degli Interpol rimaniamo nel 2002 con un altro capolavoro assoluto di questo decennio: “( )” dei Sigur Rós.

A dire la verità la band islandese più famosa al mondo aveva già marchiato indelebilmente gli anni ‘90 con “Ágætis Byrjun” (1999), altro Capolavoro con la c maiuscola, ma è forse con “( )” che la band raggiunse la giusta maturità e la giusta consapevolezza dei propri mezzi. “( )” è un album molto particolare a cominciare dal package e dal booklet, una lingua inventata, otto canzoni senza titolo, che trasportano l’ascoltatore verso atmosfere rarefatte e sognanti. Un album da ascoltare al buio, prima di dormire.

Memorabile il video di “Untitled #1″ (chiamata anche “Vaka”) diretto da Floria Sigismondi e in grado di vincere addirittura il premio “Best Video” agli MTV Europe Music Awards del 2003 in uno dei rarissimi casi di riconoscimento completamente meritato. Dopo “( )”, i Sigur Rós tornarono con “Takk…”, un altro ottimo disco che conteneva tra le altre quello che probabilmente è il loro pezzo più famoso: “Hoppípolla“.

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