
The Radio Dept., la shoegaze pop band svedese, torna in Italia, a giugno, per presentare il nuovo attesissimo album “Clinging To A Scheme” in uscita il prossimo 21 aprile su etichetta Labrador Records. Se siete appassionati su LiveinItaly trovate date e informazioni riguardo ai concerti (Milano, Marina di Ravenna, Roma e Torino).
Se andate sul sito ufficiale del gruppo trovate anche alcune news sul album. In particolare sarà in vendita a partire dal 24 marzo il secondo single dal titolo “Heaven’s on fire” tratto proprio dal terzo album ‘Clinging to a scheme’, che sarà prodotto solo in 2000 copie. Se siete accaniti fan di Johan Duncanson e compagni ascoltatelo qui, e ordinatelo qui. Il costo del disco, che sarà accompagnato da una cover di Sade dal titolo “All about our Love”, é di 5 euro.

Parliamo di un genere musicale fondamentale che negli ultimi tempi sta vivendo una seconda vita, in una forma opportunamente modificata e impregnata di influenze più disparate: lo Shoegaze.
Lo Shoegaze (o shoegazing) si sviluppò in Inghilterra sul finire degli anni ‘80 partendo principalmente dalle idee noise-pop dei The Jesus and Mary Chain, da quelle dream-pop dei Cocteau Twins, dallo space-rock dei Spacemen 3 e in parte da quelle di gruppi come Dinosaur Jr. e Sonic Youth. In poche parole melodie sognanti sotto una montagna di feedback di chitarra, un mix unico e assolutamente spettacolare.
Il gruppo più importante dell’intero genere sono stati sicuramente i My Bloody Valentine che con il loro “Loveless” del 1991 hanno realizzato uno dei 5/10 dischi più importanti degli anni ‘90. Uno di quei must-have assoluti che ogni appassionato di musica dovrebbe avere. Oltre ai My Bloody Valentine erano tanti i gruppi shoegaze che all’inizio degli anni ‘90 uscirono allo scoperto (più o meno contemporaneamente alla scena “Madchester” di Stone Roses e compagnia): gli Slowdive, i Ride, i Swervedriver, i Lush e i Medicine per dirne alcuni. Da segnalare due gruppi che poi hanno segnato il brit-pop che nei primissimi tempi erano fortemente influenzati dallo shoegaze: Blur e soprattutto Verve.

Mi sono sempre chiesto come avrebbe suonato un genere come lo shoegaze in lingua italiana, perchè spesso l’inglese ha una marcia in più quando si tratta di creare certe armonie melodiche. La risposta a questa domanda sono i Cosmetic.
I Cosmetic si sono formati una decina d’anni fa in romagna ma hanno pubblicato l’album di debutto, “Sursum Corda”, solo nel 2007. Gli ingredienti del loro sound sono abbastanza delineati fra My Bloody Valentine, Sonic Youth e Dinosaur Jr e quindi, per certi versi, sembra di tornare indietro di vent’anni, il che non è un male.
Il secondo disco (già distribuito in anteprima alla Notte della Tempesta e ai Tafuzzy Days) si chiama “Non Siamo di Qui” e uscirà ufficialmente il 9 Ottobre per La Tempesta. Si aggiunge così a quelle di Port-Royal, Il Teatro Degli Orrori (di cui parleremo a breve), Amari e Zen Circus (”Andate Tutti Affanculo” è già ascoltabile in streaming su RockIt) un’ altra uscita discografica “made in Italy” assolutamente da tenere d’occhio. Intanto sul loro MySpace si possono già ascoltare due brani tratti da “Non Siamo di Qui”: “Sangue+Sole” e “Nè noi, Nè Leandro”.