La maggior parte dei sedicenni di Liverpool che marinarono la scuola nel lontano 1958, probabilmente trascorsero le ore scampate alle lezioni gironzolando per la città o giocando a pallone in qualche cortile dove erano sicuri di non esser visti. Tra quelli c’era anche Paul McCartney che però sfruttò l’assenza per scrivere una canzone. Non poteva sapere che sarebbe diventata il suo primo successo, né tanto meno che poco dopo, il ragazzotto dedito all’alcol e alle risse conosciuto l’anno prima avrebbe aggiunto il middle-eight per completarla.
Paul scrive “Love Me Do” immaginando (probabilmente fischiettando) un semplicissimo riff. Poche e ripetute le parole: semplici e dirette. “Love, love me do / You know I love You / I’ll always be true / So please love me do”, c’è poco da aggiungere. Arriva invece Lennon con altre due frasi vagamente provocatorie “Someone to love, somebody new / Someone to love, someone like you” (quel ‘qualcuno’ di nuovo) e le affida a una linea melodica che già mostra il suo talento nel cambiare le carte in tavola alle zuccherose armonie di McCartney.
I due portano il risultato a George Martin che fa piazza pulita di - quasi - tutto. Via il riff suonato alla chitarra, sostituita invece dall’armonica, un arrangiamento più scarno (una sola sei corde), un emozionatissimo Paul che canta (John - allora era la voce solista - non era in forma quel giorno) e un problema. Ringo, che ha appena sostituito Pete Best, non sa suonare il brano. E’ il 4 settembre del 1962 e Martin blocca le registrazioni: così non va. Chiama allora Andy White (un turnista dell’epoca) e relega Ringo al tamburello. Il pezzo funziona. Ironia della sorte: a causa di una svista, nelle prime incisioni uscite dagli studi EMI finisce la versione con la traccia di batteria suonata dall’acerbo Richard Starkey.
Un mese dopo (il 5 ottobre dello stesso anno) il disco è nei negozi. Sul lato B del numero R4949 del catalogo Parlophone, un’altra canzone destinata a diventare una hit del gruppo: “P.S. I Love You”. Il 7” uscì due anni dopo anche negli Stati Uniti, direttamente al primo posto e rimanendo in Top 100 per quattordici settimane, mentre al suo esordio nelle chart britanniche aveva raggiunto ’solo’ la diciassettesima posizione. Circola da tempo una malignità, ovvero la leggenda che George Martin avrebbe acquistato 10000 copie del disco per farlo arrivare ai piani alti della classifica. Tutto smentito più volte da Lennon, ma fa sorridere pensarlo: anche fosse vero, espedienti del genere non gli sarebbero serviti mai più.
Sembrò che quella sarebbe potuta essere l’ultima volta, ma non ne sono stato sicuro al cento per cento finché non siamo tornati a Londra. John voleva smettere più degli altri. Disse che ne aveva avuto abbastanza.
A parlare è Ringo Starr, l’argomento in questione è quel famoso 29 agosto del 1966 in cui i Beatles suonarono per l’ultima volta dal vivo al “Candlestick Park” di San Francisco. Undici canzoni, poco più di mezz’ora di concerto (la registrazione che McCartney aveva chiesto al loro ufficio stampa, tagliò l’ultima canzone perché Tony Barrow dimenticò di girare il nastro), le Ronnettes di Phil Spector fra gli opening-act e, soprattutto, una telecamera sul palco. Nonostante le parole di Ringo (probabilmente ottimista fino all’ultimo), gli altri tre Beatles sapevano che quella sarebbe stata l’ultima volta e volevano documentarla (Harrison commentò l’evento esclamando: “Sarà un tale sollievo… non dover avere più a che fare con tutta questa follia… E’ stata una decisione unanime.”)
Volendo essere precisi, i Fab Four suonarono ancora una volta dal vivo, il 30 gennaio di tre anni dopo, sul tetto degli uffici della Apple in Savile Row. Quei Beatles però erano una band a fine carriera, che voleva dare l’addio nel modo più spettacolare (e imitato). Il live al “Candlestick Park” fu invece l’inizio di una svolta per la loro storia: nata dall’esigenza di concentrarsi sulle nuove possibilità offerte dalla tecnologia in studio, mentre i mezzi live arrancavano.
Dopo circa 1400 date, i Beatles erano esausti. Stufi di sentire i loro riff di chitarra coperti dalle urla delle fan, penalizzati da un’amplificazione modesta e spesso gracchiante, stanchi di essere costantemente scortati dalla polizia, ma - soprattutto - di non poter trasferire on stage le incredibili soluzioni strumentali che iniziavano a sperimentare a Abbey Road. Forse per la prima volta nella loro carriera, Paul, John, George e Ringo erano più adulti e ‘maturi’ della media del loro pubblico: reagirono come solo i grandi sanno fare in queste occasioni.
Ringo Starr, batterista e compositore storico dei Beatles farà un tour estivo in Europa, e farà pace anche con i fan della sua Liverpool dopo aver dichiarato in passato di non aver perso “nulla” per essersi trasferito in America. Starr ha, infatti, in programma di ritornare per un live nella città natale il prossimo 11 giugno.
In passato l’ex Beatle aveva fatto arrabbiare i fedelissimi quando, in un’intervista televisiva al Jonathan Ross Show (eccola!) del 2008, disse che era contento di vivere a Los Angeles, dopo essersi trasferito anni prima. Per questo venne criticato da politici e responsabili del settore turismo, e Starr ha intenzione di tornare da quanto segnala la rivista britannica Daily Express: “Ovviamente prima dell’esibizione a Ringo sarà chiesto qualcosa a questo proposito, e lui è desideroso di mettere le cose in chiaro. Era uno scherzo che hanno estrapolato dal contesto e Ringo vuole chiarire pubblicamente che Liverpool rimane molto speciale per lui”. Evidentemente ha pensato che fosse il momento giusto per fare una mossa saggia, e ben incomiciare il tour.
Eccolo, nel video in alto, a comunicare gli aggiornamenti del tour. L’artista considerato spesso come il componente dei Beatles con meno personalità, con il difetto di non aver mai spiccato dal gruppo, all’età di settant’anni sembra aver accumulato nuova carica da regalare ai sostenitori. “Y Not” (qui potete ascoltare la canzone che dà il titolo al lavoro) è l’ultimo album di inediti pubblicato dal cantante nel 2010.

Ben Harper e i suoi Relentless7 hanno appena finito di registrare il successore di “White Lies For Dark Times”, il precedente lavoro del 2009. Intitolato “Give Till It’s Gone”, l’album sarà autoprodotto, uscirà in autunno e sarà caratterizzato da alcuni ospiti di grandissimo livello come Ringo Starr e Jackson Browne. “Non solo siamo entusiasti delle canzoni - ha dichiarato Ben Harper durante una conferenza - ma Ringo Starr sta suonando su una delle tracce ed è una cosa incredibile per noi. E poi Jackson Browne che canta in un altro brano…”.
L’album - che include brani come “Still in Faith”, “Don’t Give Up On Me Now” e “I Will Not Be Broken” - è stato registrato al Groove Master Studios di Santa Monica, in California, ed è in attesa del missaggio definitivo. “Ogni musicista è sempre entusiasta del suo nuovo disco - ha continuato Harper - ma posso dire che questo Give Till It’s Gone, è il primo vero disco che abbiamo realizzato come band. E penso che la cosa si senta”.
Parlando del lavoro con i Rentless7, Harper racconta: “Non ho fissato nessun obiettivo. Sapevo solo che quando ho chiamato questi ragazzi per suonare in Both Sides of the Gun (l’album del 2006, NdR), sulla canzone Serve Your Soul ho avuto un flash e ho pensato: Questo gruppo, questi quattro individui, hanno un futuro che dobbiamo stanare, che dobbiamo cercare […] Inizialmente avevo previsto tre giorni in studio con loro. Poi ho pensato di tenere lo studio in attesa e ho deciso che saremmo diventati la band che avrebbe registrato il disco fino alla fine”. Ben tornato.

Tanti auguri Richard Starkey, meglio conosciuto come Ringo Starr. L’ex batterista dei Beatles compie oggi 70 anni.
Da sempre un po’ sminuito da quella critica che è arrivata a definirlo “l’uomo più fortunato degli anni ‘60″, Ringo forse non ha contribuito alla leggenda dei Beatles nella stessa misura dei suoi tre compagni, ma a modo suo è riuscito comunque a diventare un vero e proprio personaggio nonché una figura imprescindibile per l’immagine dei Fab Four.
Non dimentichiamo che proprio Ringo ha cantato alcuni brani famosissimi, infondendo in essi un’allegria e una sorta di magia infantile come solo lui sapeva fare. Per l’occasione vi lasciamo con tre di queste magnifiche tracce scritte dalla premiata ditta Lennon/McCartney ma cantate da Ringo: With a Little Help From My Friends, Octopus’ Garden e Yellow Submarine. E scusate se è poco. Auguri Ringo!
With a Little Help From My Friends
Octopus’ Garden
Yellow Submarine

Smentendo alcune sue dichiarazioni di pochi giorni fa, Paul McCartney giura sulle pagine di Orange News che i leggendari Beatles si sarebbero potuti riunire, anche solo “per farsi un paio di risate”.
Il discorso rimane naturalmente a un livello teorico, poiché dei “Fab Four” sono rimasti in vita solo lo stesso McCartney e Ringo Starr: come è ben noto, infatti, John Lennon è morto assassinato nel 1980 e George Harrison di cancro nel 2001. Ma Sir Paul è convinto che se il fato fosse stato diverso, dopo tutti questi anni i Beatles sarebbero tornati insieme.
«Sarebbe potuto accadere. Ci chiedevano una reunion già da poco dopo che ci eravamo sciolti. A quell’epoca non c’era motivo. Ci eravamo appena divisi! Inoltre io avevo gli Wings ed ero impegnato in altre cose. Allora non era una buona idea, ma credo che dopo tutto questo tempo sarebbe accaduto facilmente. Qualcuno avrebbe potuto dire: “andiamo, giusto per farci due risate”.»
E continua:
«Sarebbe potuto essere qualcosa a scopo benefico. Oppure sarebbe potuto accadere solo perché ci saremmo incontrati e avremmo detto “facciamolo”. Non si sa mai. Ma tristemente, tutte queste sono solo congetture»
Mescolare la storia agli zombie é l’ultima tendenza, e questa volta a farne le spese o meno (secondo i punti di vista) sono i Beatles. Il gruppo britannico rinascerà in versione zombie in un adattamento cinematografico del romanzo illustrato di Alan Goldsher (su EarthsMightiest trovate un’intervista all’autore) intitolato “Paul is undead - The British Zombie Invasion”.
Il film prodotto da Michael Shamberg e Stacey Sher che hanno acquisito i diritti della graphic novel per il cinema, riprende la vicenda esposta ne libro nel quale il morto vivente John Lennon uccide Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr e li riporta a ‘nuova’ vita. La band effettua concerti in giro per il mondo fino a quando si trova faccia a faccia con il cacciatore di zombie Mick Jagger e la ninja Yoko Ono.
Il film riprende un po’ il genere di storie come “Pride and Prejudice And Zombies” e “Abraham Lincoln: Vampire Hunter” che hanno ispirato dei film cinematografici attualmente in produzione. Il produttore Stacey Sher appare entusiasta e dice:
“Sono un fan dei Beatles come il resto del mondo e Alan mostra passione per la musica e la storia, e interesse per l’universo zombie; il mash-up sarà divertente, sarà una lettura insolita”. “Le illustrazioni sono fantastiche, e poi, come si può odiare un libro dove Gesù, d’accordo con lo zombie John Lennon, afferma che i Beatles sono in realtà più grandi di lui?”.
Via | Nme
Pochi giorni dopo aver conferito a Ringo Starr la prestigiosa stella nella Walk of Fame di Hollywood, la Camera di Commercio del celeberrimo distretto di Los Angeles ha concesso lo stesso onore anche a sir Paul McCartney.
L’indiscrezione, trapelata direttamente dagli uffici dell’ente che decide l’assegnazione delle “stelle”, spiega inoltre i motivi per i quali si è aspettato tutto questo tempo prima di premiare la sfolgorante carriera di Ringo e Paul.
Nonostante i Beatles abbiano già un loro posto nella Walk of Fame dal 1998, la Hollywood Chamber of Commerce in questi anni ha deciso infatti di onorare con un’ulteriore stella la carriera dei defunti John Lennon e George Harrison, mentre solo in un secondo momento si è provveduto a conferirne una ai restanti componenti dei Fab Four ancora in vita, dando la precendenza a chi avrebbe potuto partecipare di persona alla cerimonia (Ringo Starr, appunto).
Continua a leggere: Dopo Ringo Starr, anche Paul McCartney entra nella Falk of Fame di Hollywood
Lo scorso lunedì una stella della Walk of Fame di Hollywood - che proprio in quell’occasione festeggiava il cinquantesimo anniversario dall’inaugurazione - è stata dedicata al leggendario Ringo Starr. Per festeggiare l’evento sono accorsi migliaia di fan dei Beatles. «È fico ricevere questa onorificenza di notte», ha detto Starr riferendosi all’orario dell’evento. «Dove vivo io le stelle vengono fuori di notte».
Una stella nella Walk of Fame era già stata assegnata all’intera band dei The Beatles nel 1998, e lo stesso onore era già toccato individualmente a John Lennon e George Harrison. Un po’ curioso constatare come l’unico “Fab-four” escluso da questo riconoscimento sia Paul McCartney. Vedendo le stelle dedicate a Lennon e Harrison, Ringo Starr ha infatti commentato: «Li amo entrambi, e voglio mandare pace e amore a tutti e due… ma non dimentichiamoci del ragazzo che adesso è in Inghilterra, Paul!».
Alla cerimonia era presente anche il cantante Ben Harper, che ha dichiarato: «La prima canzone che ho imparato a cantare da bambino è stata With a Little Help From My Friends dei Beatles, cantata da Ringo Starr. Lavorando senza conoscere fatica, come solo un bambino di dieci anni può fare, ho potuto imparare ogni inflessione vocale cantata da Ringo. E devo ammettere che ho imparato tutto perfettamente». Ma Starr ha subito ribattuto: «È quel che credi tu…».
Harper ha poi concluso dicendo che, stando alle opinioni di alcuni grandi batteristi che egli stesso avrebbe raccolto, Ringo è un esempio di educazione per i giovani batteristi, che privilegia lo stile rispetto all’apparenza, che suona le cose giuste invece che, semplicemente, “un mucchio di cose”.

Robert Zemeckis, il regista di -tra gli altri- “Ritorno al futuro” e “Forrest Gump” è al lavoro sul remake di “Yellow Submarine”, lo storico film di animazione uscito nel 1968 con i Beatles come protagonisti. La pellicola originale fu un grandissimo successo.
Non solo -ovviamente- per la colonna sonora (l’omonimo disco con brani inediti e successi dei FabFour), ma anche perché in un epoca dominata dal realismo alla Disney, proponeva uno stile surreale vicino alle suggestioni lisergiche dei tempi.
Poche cose si sanno finora sulla pellicola. Zemeckis intanto ha scelto gli attori. Saranno Cary Elwes nel ruolo di George Harrison, Dean Lennox Kelly per il ruolo di Lennon, Peter Serafinowicz in quello di McCartney e Adam Campbell interpreterà Ringo Starr. Purtroppo, rifiuto assoluto da parte dei due componenti rimasti del quartetto di Liverpool, a prendere parte alle riprese. Il film sarà girato con il motion capture e sarà in 3D.
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