
“I Bad Brains sono la più grande live band di sempre” - Dave Grohl
Afroamericani che fanno punk? Immaginatevi la bianchissima scena di Washington D.C. tra il finire degli anni ‘70 e i primi anni ‘80. Immaginatevi un gruppo che arriva dalla jazz-fusion e dal progressive, musicisti tecnicamente preparatissimi che si innamorano dei Black Sabbath e dei Ramones e decidono di cambiare radicalmente genere musicale.
C’è già abbastanza materiale biografico per rendere una band ‘di culto’. Eppure non è tutto. Immaginatevi un gruppo che viene bandito da molti locali della sua città natale -Washington, appunto- e si trova costretta a trasferirsi a New York, in una specie di apartheid musicale (ci scriveranno anche un brano, intitolato “Banned in D.C.”). Ora immaginateveli rastafariani. Sembra un rilancio all’ultima assurdità. Invece sono i Bad Brains: una delle band punk-hardcore più importanti, influenti e talentuose che abbiano mai calcato i palcoscenici.
Due dischi fondamentali per conoscerli. Due dischi che hanno influenzato tantissimi artisti che non mancano di citarli. “I against I”, innanzi tutto. Connubio praticamente perfetto tra punk e hardcore melodico. E “Rock For Light”: un monumento al reggae incrociato con il punk (e prodotto da un insospettabile Ric Ocasek dei Cars!). Un disco incredibile, anche riascoltato a distanza di anni: potente e innovativo, senza il quale molta della musica attuale non sarebbe neanche lontanamente immaginabile.

Sì, ci abbiamo preso gusto a mostrarvi le classifiche di RateYourMusic. Oggi passiamo dal pop al punk, due generi sulla carta completamente opposti sia come attitudine sia come mentalità.
Premetto che ho eliminato dalla ricerca il “post-punk” per evitare l’invasione di Joy Division, Talking Heads, The Cure, Interpol e compagnia, a cui forse andrebbe dedicata una classifica a parte. In cima alla lista c’è lui, “London Calling” dei mitici The Clash, il clamoroso doppio album del ‘79 che andava già oltre le barriere del punk. Al secondo posto la bandiera rosa, “Pink Flag” dei The Wire (1977). Sul podio anche “Rocket to Russia” dei Ramones, anche lui del 1977 (l’anno del punk).
Seguono ancora i Clash (con l’omonimo album, 1977…of course) e i Ramones (il debutto del ‘76). C’è poi spazio anche per i gruppi fondamentali del punk/hardcore made in USA degli anni ‘80 come Dead Kennedys, Minutemen, Hüsker Dü, Bad Brains, The Germs, Black Flag ecc…Stupiscono un po’ i Sex Pistols solamente alla posizione 49, anche se va detto che il loro merito va ricercato più sul lato socio-culturale che su quello strettamente musicale. Ah giusto, ovviamente non troverete i Finley o Avril Lavigne. A dopo il salto con le posizioni più interessanti, mentre qui trovate la classifica completa.
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Non c’è nulla di sexy che una bella maglietta, magari un po’ datata, della propria rock band preferita. E’ così che Rolling Stone ha pubblicato pochi giorni fa alcune foto delle magliette più belle degli artisti rock della storia, fino alle più recenti, raccolte nel book fotografico “The art of the band T-shirt“. Troverete quella dei Led Zeppelin, passando per i Ramones, Red Hot Chili Peppers, fino alla più recente dei Yeah Yeah Yeahs. Adesso, di certo non ho tutto il raffinato buongusto dei bravi colleghi di Fashionblog, ma sono certo converranno con me che questi cimeli fondamentali per chi fa musica e per chi la ama, non passano davvero (quasi) mai di moda: sono delle vere icone sempreverdi di stile. E portano con sé l’emozione estatica di un concerto, la grandiosità di un artista indimenticato. Ecco la galleria completa.
Premesso che se siete troppo giovani vi chiedo di non leggere questo post, a tutti gli altri volevo porre questo dilemma morale. Se fosse vivo, Jhonny Ramone cosa direbbe del fatto che una giovane Gothic Slut si fa fotografare associando il suo sesso (tatuato) alla tomba del vecchio Jhonny?
E’ più un affettuoso tributo del tipo “se fossi vivo, te la darei e questa ne è la prova”, o più una cosa del tipo “cosa non si farebbe per pagarsi i corsi all’università (e i tatuaggi)?”.