
Il nuovo, strepitoso progetto di Thom Yorke dei Radiohead ha finalmente un nome. In linea con il suo impegno sociale e le battaglie che da sempre conduce sul versante ambientalista, Yorke ha deciso di chiamare il supergruppo Atoms For Peace.
Svelati quindi i tre punti interrogativi sul manifesto del festival di Coachella uscito qualche settimana fa, che rispondeva soltanto a un generico “Thom Yorke and Friends“. Gli ‘amici’, invece, li conosciamo ormai bene. Sono Flea da i Red Hot Chili Peppers al basso, Nigel Godrich, produttore e collaboratore da anni, il batterista di Beck, Joey Waronker e il percussionista Mauro Refosco.
Otto le date in programma per il mese di aprile (e i video non mancheranno, statene certi) prima -appunto- dell’esibizione sul palco del Coachella. Date che vedranno in scaletta la tracklist di “The Eraser”, l’album solista di Yorke, più alcuni nuovi pezzi già presentati live. Tre nuovi brani sono stati suonati proprio l’altro ieri in occasione di un concerto di beneficenza durante una serata del Green Party al Cambridge Corn Exchange.
Continua a leggere: Atoms For Peace è il nome della nuova band di Thom Yorke

In molti stanno parlando del talento vocale di Jessica Brando, giovane artista classificatasi seconda nella categoria “Nuova generazione” di Sanremo 2010.
Più che altro è stato apprezzato il fatto che una ragazzina di appena 15 anni sapesse cimentarsi in canzoni come “Time Is Running Out” dei Muse, “Never Dreamed You’D Leave In Summer” di Stevie Wonder, “Stop And Stare” dei One Republic (qui il video ufficiale) e “Karma Police” dei Radiohead evitando così l’ambiente sexy-pop che altre sue coetanee sognano.
Il suo singolo sanremese “Dove Non Ci Sono Ore” (potete vedere la clip a questo link) si discosta di molto dai gusti musicali che la ragazza ha dimostrato di avere nelle cover da lei interpretate: in realtà le strofe fanno anche pensare a qualcosa che si avvicini ad una musicalità più matura ma non appena sopraggiunge il ritornello ecco che la classica melodia italiana incomincia a farsi strada con tutta la sua banalità. Ad ogni modo bisogna ribadire che Jessica va tenuta d’occhio.
Continua a leggere: Jessica Brando: "Dove Non Ci Sono Ore" (video)
In molti, me compreso, hanno perso diversi capelli ascoltando il remake di “Creep” dei Radiohead a cura di Vasco Rossi. Bene, dopo questo video probabilmente gli stessi si strapperanno anche quei pochi capelli che sono rimasti… stiamo parlando di Ke$ha e della cover di “Karma Police”.
Il video circola da qualche giorno su alcuni dei più importanti siti e blog musicali e secondo la descrizione questa ragazzina è Ke$ha a 13 anni (vi avevamo già fatto ascoltare qualcosa dei suoi esordi musicali). Devo dire però che è veramente difficile non pensare neanche per un istante che si tratti di un fake… che non sia realmente lei. Difficile (ma anche no) anche capire perchè una ragazzina cresciuta con i Radiohead finisca per proporre musica trash di un livello indecente…
Continua a leggere: Ke$ha e la cover di "Karma Police" dei Radiohead

“Sisterworld”, l’attesa, nuova fatica in studio dei Liars, non arriverà nei negozi prima del 9 marzo prossimo. Le indiscrezioni però (compreso un brano in download gratuito), iniziano a trapelare.
Una delle notizie in merito è che il disco uscirà in tre diversi formati: CD, vinile e una ‘Deluxe Edition’ molto particolare già dall’artwork. La serratura immortalata in copertina infatti sarà lo ’spioncino’ attraverso cui sbirciare lungo un cartonato a fisarmonica che giace piegato nel packaging. Un rudimentale effetto 3D che comunica bene le atmosfere inquiete a cui ci abituato la band.
Non solo. Il bonus disc della Deluxe Edition, vede una parata di ospiti dal mondo dell’indie a reinterpretare l’intero album. Da Thom Yorke dei Radiohead a Alan Vega dei Suicide, da Tunde Adebimpe dei TV On The Radio fino a Devendra Banhart: tutti ‘al servizio’ di Angus Andrew e soci per un lavoro che ormai si preannuncia assolutamente imperdibile. Dopo il salto, la tracklist completa con tutte le collaborazioni.

Secondo alcune indiscrezioni, i Radiohead avrebbero già finito di registrare in uno studio di Hollywood il loro nuovo album. A dare la notizia attraverso il proprio blog è stata Jia-Rui Cook, giornalista del Los Angeles Times.
L’album, di cui naturalmente nessuno sa ancora il nome, sarebbe stato registrato in una villa situata sulle colline di Hollywood, sotto la supervisione di Nigel Godrich.
«Bryan ci ha aiutato a trasformare una casa sulle Hollywood Hills in uno studio di registrazione, e ha passato le ultime tre settimane a registrare con i Radiohead e Nigel Godrich. […] La band ha voluto registrare a Los Angeles per sfuggire al tremendo inverno inglese»
Sarà vero? Non sarà vero? Non ci resta che aspettare, e invidiare i Radiohead per essere andati a svernare al caldo.
Continua a leggere: Radiohead: il nuovo album è stato già registrato?

Difficile esprimere il proprio talento se alle spalle c’è una figura importante. Si viene spesso tacciati di ricevere favoritismi anche involontari, solo a causa del cognome che si porta. Vale in tutte le discipline e a tutti i livelli, ma in campo artistico la cosa diventa motivo di polemiche: visto che non è certo il DNA a regalare inventiva e creatività, la diffidenza è molta.
Se poi i cognomi in questione sono due di quelli che hanno cambiato la Storia della Musica, allora riesce difficile anche solo immaginare il livello di pressione (ma anche di benefici) che si deve sostenere. Che James McCartney (figlio di ‘un certo’ Paul, baronetto e membro di quel gruppo il cui nome storpiò quello degli scarafaggi) stia lavorando alla sua musica, è noto da anni, anche se, fino ad oggi, non ha pubblicato mai nulla.
Fino ad oggi, appunto, perché pare che James, figlio di Paul e la compianta Linda, stia per far uscire il suo album d’esordio (alla tenera età di 33 anni). Dopo alcune comparsate col padre e dei live con lo pseudonimo di “Light”, arriveranno un disco e il primo vero tour solista. Canzoni originali e musica ispirata ai Nirvana, ai Cure, a PJ Harvey, ai Radiohead e -ovviamente- ai Beatles. Prima data: il 25 febbraio a -chi l’avrebbe mai immaginato?- Liverpool.

Il titolo è ironico “Scratch my back” (Grattami la schiena). Vi avevamo anticipato l’uscita del nuovo album di Peter Gabriel già lo scorso ottobre. Un album in cui l’ex cantante dei Genesis, fondatore della Real World si cimenta nelle cover di alcuni dei maggiori successi pop e rock degli ultimi anni.
Non solo colleghi altrettanto famosi ma nomi dell’indie che ormai (almeno all’estero) sono molto più che personaggi di culto. Arcade Fire, Bon Iver e Stephin Merritt aka The Magnetic Fields. Proprio scegliendo tra la vastissima discografia di quest’ultimo, Gabriel ha scelto di realizzare la cover di “The Book Of Love”, struggente canzone d’amore che è stata la colonna sonora dell’ultimo episodio dell’ottava stagione di “Scrubs”.
Ora gli stessi artisti avranno l’opportunità di ‘ricambiare il favore’. Uscirà infatti successivamente “I’ll Scratch Yours” (titolo ironico anche qui: io gratterò la tua), una raccolta in cui i nomi scelti da Peter Gabriel si cimenteranno in altrettanti brani selezionati tra quelli scritti dal musicista britannico.
Continua a leggere: Peter Gabriel: scambio di cover con "Scratch My Back" e "I'll Scratch Yours"

Ormai sono noti con l’indicativo nome di “Shockwaves NME Awards” (shockwave significa “onda d’urto”), proprio per chiarire la forza e l’impatto delle nuove band scoperte da quella che è, probabilmente, la più prestigiosa rivista musicale britannica.
Il New Musical Express è da anni il ‘termometro’ e la guida delle nuove tendenze: idolatra gruppi rendendoli famosi nell’arco di una recensione e li getta nel dimenticatoio altrettanto velocemente. Nel bene e nel male, quello che hanno sempre fatto molte riviste musicali e che oggi è abitudine diffusa su tutti i mezzi di comunicazione.
Anche in virtù di questo prestigio, le nomination degli NME Awards sono indicativi e illuminanti per fare il punto della situazione. Proprio nell’anno di un fenomeno come la Boyle, la redazione ha praticamente quasi ‘bocciato’ le figure femminili. Tanto che gli Arctic Monkeys sono presenti in ben sei categorie, i Kasabian in cinque, i Muse in quattro e gli Oasis -nonostante il gruppo si sia sciolto- in tre.
La pirateria non sta assolutamente uccidendo la musica: ad esserne sicuro è Ed O’Brien, il chitarrista dei Radiohead che, partecipando al Midem di Cannes, è ritornato sull’annosa questione che vede contrapposta l’industria musicale al P2P illegale di contenuti protetti da copyright.
“Devo ammettere che ho un pò di problemi quando mi tocca ascoltare il parere di discografici che vengono da me affermando che la pirateria sta assassinando la musica e di conseguenza i loro affari. Il mio punto di vista è che si, i pirati non comprano i dischi che scaricano tramite il P2P, ma comunque reinvestono i loro soldi andando a vedere più concerti, o comprando semplicemente più magliette dei loro cantanti e gruppi preferiti.
Non dimentichiamo che siamo nell’era digitale, e che i discografici, per rimanere a galla, devono rimodulare il loro modello di business esattamente come in qualsiasi altro settore coinvolto dall’avvento di Internet. Qualche idea al riguardo? Bisogna dare spazio ad artisti e generi musicali considerati attualmente di nicchia, e c’è da riorganizzare i siti che vendono legalmente album e brani, proponendoli al pubblico ad un prezzo equo per concorrere concretamente con il P2P, altrimenti la gente continuerà giustamente a reagire all’ottusità dell’industria musicale sentendosi in diritto di scaricare canzoni senza pagare nulla.”
E voi, cosa ne pensate al riguardo?
via | Midem
Il prossimo anno ci sarà un referendum in Sudan per stabilire se la regione sud dello stato diventerà o meno indipendente dal nord del paese. La scelta potrebbe provocare nuovi conflitti in una terra già abbondantemente martoriata dalle guerre, soprattutto quelle tra civili. I prossimi 12 mesi saranno importanti per cercare accordi diplomatici che scongiurino il pericolo.
Tre dei batteristi più famosi al mondo hanno deciso di supportare la causa per una risoluzione pacifica. Phil Selway dei Radiohead, Stewart Copeland dei Police e Nick Mason dei Pink Floyd hanno accettato di partecipare alla campagna “Sudan365″ per chiedere ai leader di tutto il mondo di mantenere un occhio vigile sulle tensioni del paese.
Promossa da Jamie Catto dei Faithless (che aveva già lavorato precedentemente sul progetto 1 Giant Leap), l’idea è di creare un ‘beat globale per la pace’ con un film in cui 15 batteristi di tutto il mondo, attraverso il ritmo, si ‘passano il testimone’ del messaggio.