Logo Blogo

Tutti gli articoli con tag radio 105

Ringo: un'intervista per capire se ci è o ci fà

pubblicato da Kaos

ringo intervista cityRingo devo ancora decidere se mi piace o meno. Devo ancora capire se è un uomo contro o meno. Ascolto le sue trasmissioni su Radio 105, mi appassiono, ma non mi convinco. La possibiità di schiarirmi le idee non mi arriva nemmeno oggi, dopo aver letto l’intervista pubblicata su City, dove il famoso dj 46enne ha raccontato, oltre alle progettualità come direttore artistico di Virgin Radio, parte della sua vita, un percorso improntato sulla musica che nella parte giovanile sembra essere uscita da un romanzo underground. Ecco un breve estratto sul percorso che lo ha portato a diventare dj:

“Ho iniziato facendo il musicista. La musica è ed è sempre stata la mia più grande passione. Oltre agli sport estremi, tipo andare in moto a tutta adrenalina. Quando ero ragazzino, avevo 13 anni, mi sono messo a suonare in una cover band. C’era già il cantante e pure il chitarrista. Era rimasta la batteria: così sono diventato Ringo. […] facevamo le cover dei Beatles e io ero Ringo. Cercavo di imitarlo in tutto. Sa, erano anni che facevano paura. Essere un ragazzino in Italia alla fine degli anni ’70 non era facile: c’era il terrorismo, tutti avevano paura, a Milano si stava col coprifuoco. A me non fregava niente degli scioperi e delle manifestazioni ma se ti mettevi il giubbotto sbagliato rischiavi di prendere le mazzate. Così dopo un periodo in una piccola radio locale milanese ho deciso di andare via (A Londra, ndr)”.

“Volevo imparare l’inglese ed è lì che ho vissuto in pieno l’esplosione del punk. Un grande periodo: vivevo in una casa occupata fuori Londra e alla sera dovevo correre, grazie al cielo ho un passato di atletica, per non prenderle dagli skinheads. Io avevo i capelli azzurri e la spilla nell’orecchio. Per mantenermi facevo di tutto, dal lavapiatti all’uomo di fatica ai concerti. Ma che concerti. Negli anni ’80 , a Los Angeles ho cominciato la carriera di dj. Suonavo nei club i miei dischi di vinile che mi ero portato dall’Italia. Gli americani andavano pazzi per il mio stile british, europeo. Loro avevano solo il rock americano. Poi però sono rientrato a Milano: mi avevano proposto di aprire l’Hollywood, discoteca che ho mollato quest’anno dopo 21 anni. Sai, troppi impegni: la radio, la tv, la famiglia”.

E sulla sua posizione politica dichiara:

“Diciamo che non sono sicuramente di sinistra. Vorrei una classe politica più professionale, basta eccessi, basta Luxurie elette in Parlamento che si rifanno le tette con i nostri soldi. I giovani vanno aiutati, io ci provo nel mio piccolo. Con le campagne per non guidare ubriachi. Cercando di fargli riscoprire cose importanti, anche con lamusica, che per me è il rock”.

Non riesco proprio a capire quanto ci faccia o quanto ci sia, se se la tiri o meno. E’ uno dei pochi personaggi famosi dello scenario radiofonico nazionale che apprezzo per molti versi (preparazione musicale, caratterizzazione vocale e personalità accattivante) e non comprendo proprio per altri.

Continua a leggere: Ringo: un'intervista per capire se ci è o ci fà

....
condividi 0 Commenti

La radio oggi e domani

pubblicato da Elia

Una particolare radio digitaleFa talmente parte del nostro quotidiano che spesso rischiamo di dare per scontata la sua presenza. Sto ovviamente parlando della radio, un mezzo così diffuso quanto trascurato, soprattutto nell’era del digitale. Lo conferma un’analisi dell’Università La Sorbona di Parigi presentata ieri a Milano: l’80% della popolazione europea ascolta la radio, eccezion fatta per la fascia d’età che va dai 14 ai 18 anni, più interessata ad accendere il lettore mp3 piuttosto che girovagare per l’fm. Albino Pedroia, uno dei più grandi esperti di media a livello internazionale, nonché insegnante di comunicazione audiovisiva alla Sorbonne, ha dichiarato:

Il declino della radio fortunatamente è lento, ma la lentezza è un grosso handicap perché non incita ad incamminarsi sulla via del digitale. A suo vantaggio la radio può contare sul fatto di essere un mezzo che si adatta costantemente all’evoluzione della società. All’inizio era solo generalista, poi con Fm è diventata tematica. Per digitalizzare un mezzo di comunicazione ci vogliono due attori principali, gli ingegneri che sviluppano le tecniche e gli industriali che le utilizzano.

E qui non si può non parlare del DAB: la radio digitale in Italia non ha certo riscosso un grande interesse, ma le cause di questo insuccesso sono alla luce del sole. Innanzitutto il numero dei ricevitori lanciati sul mercato è sempre stato piuttosto basso, in secondo luogo non si può certo affermare che l’offerta delle radio italiane sia stata “ricca”: in fin dei conti le radio nazionali si possono ascoltare pure con una radiolina trovata nelle patatine, e il “valore aggiunto” del DAB si fermava ad una migliore qualità di ricezione del segnale. Decisamente troppo poco affinché il gioco valesse la candela. Tanto è vero che nel Regno Unito il DAB ha preso piede solo quando i gruppi radiofonici hanno investito sulla tecnologia digitale lanciando contenuti e canali esclusivi.

L’evoluzione sarà quindi lunga ma inevitabile - ha continuato Pedroia - soprattutto perché la tecnologia digitale permetterà un aumento della mobilità, una più forte individualizzazione e personalizzazione dei contenuti, un’offerta più abbondante. Si potrà ascoltare quello che si vuole, quando si vuole e dove si vuole.

Continua a leggere: La radio oggi e domani

....
condividi 2 Commenti