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Musica in abbonamento: pronti a un futuro senza dischi?

pubblicato da Dodo

auricolariGuardando le classifiche dei dischi più venduti delle scorse settimane salta all’occhio la presenza di molti grandi nomi che arrivano dal passato, ovvero contano su un pubblico ormai consolidato da anni.

È sempre più evidente la separazione generazionale tra chi ha un’età attorno ai 20 anni, che spesso scarica gratis le canzoni, e chi ne ha più di 30 che ancora compra i dischi (parliamo di una tendenza e con le dovute eccezioni, s’intende).

Su diverse riviste del mondo in questo periodo si possono leggere articoli che spiegano proprio questo fenomeno diffuso. Chi è nato prima degli anni ‘80 è ancora affezionato all’oggetto disco e lo vuole avere, meglio se su supporto “fisico” (scaricarlo da iTunes non soddisfa poi tanto).

Sempre generalizzando, viene fuori che al contrario i più giovani, oltre ad avere minori possibilità economiche, sono meno interessati al concetto di “album” e scaricano giusto le canzoni che piacciono di più per usarle sul lettore mp3 (nei casi migliori) o come suoneria del cellulare.

Proviamo a fare un piccolo sondaggio per capire quale forma utilizziamo di più.

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Emi: scaricare illegalmente non è un male

pubblicato da Kaos

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Glen Merrill, ex elemento di spicco in Google, oggi responsabile delle strategie di innovazione e sviluppo della EMI ritiene che il file sharing non è un male, o almeno non “necessariamente” un male per il mercato musicale.

Che lo si voglia o no, la realtà è una: la condivisione di file musicali ha ridotto l’acquisto supporti fisici. La presenza del download digitale legale non ha mai sopperito a quel “buco” creato dall’acquisizione di file protetti da diritti d’autore in rete. Per questo si stanno cercando nuove strade, nuovi punti di vista.

Merril dice:

“C’è una ricerca accademica che dimostra che il file sharing è una cosa buona per gli artisti e non cattiva. Noi faremo una serie di esperimenti per scoprire a che modello di business possa corrispondere”.

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Apple pensa di offrire una "flat musicale"?

pubblicato da Madkid

Negli anni della “musica liquida” e del download (legale e non) dalla rete Apple, l’azienda che si è inventata il fenomeno iPod , ha saputo ritagliarsi uno spazio estremamente significativo nel mercato della vendita di album e brani singoli col suo iTunes Store, negozio virtuale dal catalogo quasi sconfinato. L’idea di Steve Jobs è stata semplice e geniale allo stesso tempo: oltre a vendere il lettore musicale più cool e ricercato ha deciso di offrire anche i “contenuti” ai milioni di suoi utenti in tutto il mondo. E i risultati non si sono fatti attendere, trasformando iTunes in un successo solido e redditizio.

Oggi funziona così: un brano singolo costa 99 centesimi e un intero album 9,99 euro. Si paga, si scarica, poi basta collegare l’iPod al computer per sincronizzare e godersi la propria musica preferita. Un domani però le cose potrebbero cambiare rendendo ancora più economico e facile il procedimento di acquisto online. Il giornale economico Financial Times riporta di trattative in corso tra Apple e le Major del disco per offrire una sorta di flat musicale.

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