
La scorsa settimana abbiamo terminato il nostro viaggio attraverso gli album più importanti del decennio che si sta concludendo.
Abbiamo quindi pensato di riassumere il tutto in questo post che non è altro che la lista completa, tappa per tappa, degli album che di volta in volta abbiamo approfondito, in modo tale da avere una sorta di indice delle varie puntate. Dopo il salto trovate anche la listona di tutti gli album che di anno in anno sono stati inseriti fra “gli album da salvare”.
Quando iniziammo questo viaggio attraverso gli album più importanti del decennio, vi dicemmo che sarebbe stato incluso un solo album per artista. Bene, per quanto riguarda il 2007 questa “regola” restringe di molto il campo d’azione. Perchè? Semplicemente perchè molti dei migliori album del 2007 provengono da artisti dei quali abbiamo già trattato all’interno di questa rubrica.
Basti pensare a “In Rainbows” dei Radiohead o a “Neon Bible” degli Arcade Fire, solo per citare i primi due che mi vengono in mente. Alla fine ho tenuto due album come finalisti: “†” dei Justice e “Mirrored” dei Battles. Ho scelto i Justice perchè del loro album si è parlato più volte anche negli anni successivi, come se fosse un nuovo punto di riferimento… anche se mi rendo conto che nel 2007 sono usciti album probabilmente superiori (trovate il listone come al solito al termine del post).
I Justice sono stati più volte etichettati (probabilmente giustamente) come una sorta di Daft Punk versione 2.0. e se tanto mi dà tanto, “†” va considerato l’ “Homework” di questo decennio: french house, elettronica e bassi funk distorti, tutto frullato insieme. Dei Justice va sicuramente ricordato anche il singolo/remix pre-”†” a nome di Justice Vs Simian (quest’ultimi autori della versione originale “Never Be Alone“) intitolato “We Are Your Friends”
Rimaniamo nel 2004, passando dall’ambito indie all’ambito mainstream con i Green Day e il loro “American Idiot”.
Fra tutti gli album proposti in questa rubrica, “American Idiot” è probabilmente quello meno innovativo e quello meno interessante, ma è un’ album che va comunque inserito ad occhi chiusi in questa lista di fine decennio anche solo per l’impatto commerciale/sociale che ha avuto. “American Idiot” musicalmente non brillava di originalità ma era una raccolta perfetta di ottimi brani e di possibili singoli. In più ha sicuramente avuto la fortuna di uscire nel momento giusto, grazie a testi impegnati quanto furbi.
Quella dei Green Day (come quella dei Red Hot Chili Peppers) è stata una carriera a due apici: prima il capolavoro con cui hanno fatto il grande salto nel mainstream, “Dookie”, (”Blood Sugar Sex Magik” per i RHCP) e poi, dopo qualche anno difficile, la rinascita (con un sound più orecchiabile) e la definitiva esplosione a livello internazionale con “American Idiot” (”Californication” per Flea e compagni).
Continua a leggere: So 00’s albums: Green Day - American Idiot
Questa settimana rimaniamo in ambito indie-rock e dopo gli Arcade Fire parliamo dei Franz Ferdinand. Un accostamento che fa capire quanto sia stato vasto e vario il genere-ombrello “indie rock” in questo decennio.
Nel 2004 i Franz Ferdinand pubblicarono il loro omonimo album di debutto, un debutto di quelli che lasciano il segno. Continuando il discorso intrapreso da altre band, i Franz Ferdinand aggiunsero un personale tocco ironico ad un tessuto sonoro che è il punto d’incontro fra l’indie-rock classico, il post-punk/new wave e certi ritmi del dance-punk, naturalmente senza dimenticare le lezioni di Talking Heads e David Bowie.
L’album fu un grande successo, spinto da singoli del calibro di “Darts of Pleasure”, “The Dark of the Matinée”, “This Fire” e soprattutto “Take Me Out”, ancora oggi il loro brano più famoso. “Franz Ferdinand” non fece altro che portare ancora più in alto il nuovo indie rock e influì sicuramente sulla formazione di decine di nuovi gruppi tentati dal successo e dalle molte attenzioni dei media verso il genere.
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Abbandoniamo il 2003 e passiamo subito al 2004 con uno dei migliori album di questa decade, in assoluto: “Funeral” degli Arcade Fire.
Un debutto come “Funeral” è uno di quelli che ti fa firmare immediatamente il contratto con la storia della musica. Le canzoni degli Arcade Fire sono uniche nel panorama mondiale: le influenze ci sono ma sono così tanto varie e “nascoste” da rendere il suono degli Arcade Fire riconoscibile dopo pochi secondi, merito anche della grande varietà di strumenti suonati, alcuni dei quali veramente insoliti per un gruppo indie rock.
Molte delle canzoni contenute in “Funeral” sono ormai dei veri propri classici, a cominciare dai 4 “Neighborhood #x”, continuando con “Rebellion (Lies)” e “Wake Up” (quest’ultima presente anche nel trailer del prossimo film di Spike Jonze, intitolato “Nel Paese Delle Creature Selvagge“).