Il nostro Alberto Graziola deve avermi trasmesso un qualche tipo di virus. Non c’è altra spiegazione. Sciocchezze a parte, dopo i disastri dell’Aguilera e il pasticcio combinato da Cyndi Lauper con il testo, è un sollievo trovare una versione di “The Star-Spangled Banner” cantata come si deve.
Se poi l’interprete è l’adorabile (e sempre più brava) Zooey Deschanel, che ci regala una versione da brividi in puro stile country-folk durante un match delle “World Series”, allora è facile capire come ci si possa appassionare anche all’inno nazionale. Col nostro - siamo obiettivi - i risultati non sarebbero gli stessi.
Come si può sbagliare l’inno americano durante la finale del Super Bowl dopo averlo cantato in tantissime altre occasioni in maniera impeccabile? In questi casi si fa appello alla vecchia e cara “sfiga”, fattore che Christina Aguilera ultimamente conosce molto bene.
Ebbene si: è proprio lei la protagonista di questo episodio. “O’er the ramparts we watched, were so gallantly streaming” è la frase che avrebbe dovuto cantare, “What so proudly we watched at the twilight’s last reaming“ quella che invece ha presentato sbagliando. Poverina!
In compenso, e qui non le si può dire nulla, l’aspetto tecnico ed interpretativo è stato a dir poco sbalorditivo: grinta, passione, personalizzazioni da diva navigata ed un acuto finale da standing ovation hanno permesso all’esibizione di guadagnare tantissimi punti tanto da far dimenticare la figuraccia. Ad ogni modo, vista l’enorme visibilità dell’evento sportivo, che ha visto vincere i Green Bay, non c’è blog, portale, sito o giornale che non parli dell’accaduto sfortunato per la cantante. Potremmo consolarla dicendole che è tutta pubblicità gratuita, no?
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Escludendo battute inerenti al fatto che Chris Brown canta l’inno nazionale americano durante un incontro di boxe (proprio lui che con le “mazzate” si è rovinato una carriera), cerchiamo di valutare la sua esibizione.
Devo dire che il ragazzuolo mi ha stupito piacevolmente. Di solito siamo abituati a sentire cantare quest’inno con delle urla stratosferiche (le quali comunque risultano essere molto gradevoli), questa volta invece ci troviamo dinanzi ad una performance molto pacata e molto black che si distingue da quelle che di solito abbiamo ascoltato. L’agilità vocale tipica dei cantanti di colore è l’elemento che più si fa apprezzare in questa esibizione. “Bravo Chris, canta di più e picchia un pò di meno“!
Ed eccoci di nuovo a parlare dell’ennesima riproposizione dell’ inno nazionale americano (‘The Star Spangled Banner’). Questa volta è il turno di Kelly Rowland.
Mi sarei aspettato da lei molta più agilità vocale all’r&b: invece si è mostrata più calma, molto lineare e abbastanza scolastica. Brava si ma senza la giusta enfasi, quella che di solito presenta ogni volta che si esibisce live. Forse la dance deve averle dato alla testa. E a voi è piaciuta?
Questa volta a cimentarsi nell’inno nazionale americano è Kelly Clarkson. Munita di abbigliamento sportivo, la cantante non riesce a presentarci un’esibizione eccellente.
L’interpretazione accappella non convince più di tanto: la causa principale è costituita da qualche problema di intonazione che non ha messo la performance in “buona luce”. Nel finale l’artista si riprende e riesce cantare molto bene. A voi è piaciuta?
“The Star-Spangled Banner”: questo è il titolo dell’ inno nazionale americano di cui abbiamo discusso più volte. Ora a provarci è Fergie della quale ultimamente stiamo sentendo molto parlare grazie all’imminente uscita del nuovo album del suo gruppo.
Mentre il presidente americano e famiglia si godevano l’esibizione, io personalmente non sono stato catturato dall’interpretazione della cantante: di certo è brava, ma non ha avuto quel quid in più che mi ha portato alla pelle d’oca. Precisa, con tonalità altissime e con molta enfasi, la bella cantante merita comunque la nostra ammirazione. La pelle d’oca in molte occasioni non deve per forza esserci, anche se sarebbe meglio! Voi che ne pensate?

Dopo aver acclamato Bruce Springsteen e il suo miniconcerto tenutosi questa notte durante il Superbowl 2009, parliamo di un’altra artista che si è esibita durante la stessa cerimonia ovvero Jennifer Hudson, la quale si è cimentata nell’ennesima versione dell’inno americano. Potete vederla cliccando qui.
Dato come presupposto di base la bellezza del pezzo, bisogna dire che la cantante l’ha cantato con così grossa maestria che per un momento ha fatto sentire anche me statunitense nonostante le mie radici siano radicate saldamente nel territorio italiano. Insomma: mi ha fatto emozionare così tanto che non potevo non citarla in questo post.
La cosa strana e che mi ha colpito di più è che per una volta non ha cantato quei suoi mille cambi di melodia molto personalizzati mostrando una fedele riproposizione di ogni singola nota: quindi le sfasature che a molti non piacciono non ci sono state (tranne in qualche piccola parte) ed il tutto si è fatto ben gradire. Sublime l’acuto finale. E a voi è piaciuto?