
Era il 1985 e ricordo quando rimasi folgorata dal brano e dal videoclip di “Must Be Talking To An Angel”(1985) cantata dalla meravigliosa e sofisticata Annie Lennox, un angelo dai lunghi capelli biondi. L’interprete scozzese ha sempre suscitato un fascino senza precedenti per la voce eccezzionale e la sua bellezza androgina e raffinatissima.
Annie Lennox è stata, durante tutti gli anni Ottanta, una delle cantanti più ammirate, e ancora oggi considerata una delle icone della musica pop. Legata al nome degli Eurythmics, duo composto assieme a Dave Stewart, che le ha dato il successo e con cui ha realizzato le canzoni più riuscite del decennio, quali “Sweet Dreams (Are Made of This)”(1983), “Here Comes The Rain”(1984), “Sisters Are Doin’ It For Themselves”(1985), inizia il suo percorso artistico molto prima quando alla fine degli anni ‘70 conosce il chitarrista Dave Stewart. Con Dave decide di dar vita a una nuova band, The Tourists con cui Annie incide tre album tra il 1979 e il 1980. Quando nasce un sentimento tra i due, sfociano delle tensioni nella band, per cui i due artisti decidono di fondare un gruppo per conto loro: gli Eurythmics.
Il sinth-pop degli Eurythmics ha fatto epoca tanto da diventare un sound molto popolare tra i fan del genere. Il duo portò numerose hit nelle top ten di tutto il mondo come “Love Is A Stranger”(1982), “Sweet Dreams (Are Made of This)”, “Who’s That Girl”(1983) e “Here Comes The Rain Again”(1984) sono canzoni che rimangono nella storia della musica. Il sound del duo nel corso degli anni acquisterà man mano un stile più pop rock e la voce di Annie diventerà più aggressiva. Il gruppo si scioglierà ufficialmente nel 1990.

Ricordate il film “La storia di Agnes Browne” in cui la protagonista interpretata da una brava Angelica Houston coltiva il desiderio di incontrare il suo idolo Tom Jones? Come ho amato quella storia forse perchè ho un debole per l’artista gallese.
Tom Jones, grande artista dalla voce tonante mi ha sempre affascinato per l’aria bonaria (ancor più spiccata oggi, uomo maturo con interessanti occhi azzurri e pizzetto bianco), il carisma, la voce possente che utilizza come il migliore strumento musicale. L’artista con oltre 40 anni di carriera alle spalle ha segnato gli ultimi decenni della storia della musica riuscendo a interpretare svariati stili musicali tra cui il pop, rock, country, dance e jazz. Attualmente si è dato al gospel, suo primo amore, con un magnifico album dal titolo “Praise and Blame” uscito appena due mesi fa.
Un altro punto a suo favore (almeno per me!) è che ha frequentato il grande Elvis Presley, suo amico, cosa che me lo fa amare ancor di più. Lo stesso Tom racconta spesso quando raggiungeva la suite dell’albergo di Elvis e improvvisavano delle session impressionanti, e quanto The King gli abbia dato.
Tra i primi successi di Jones c’è “It’s Not Unusual” scritto con Les Reed e uscito nel 1965, brano evergreeen da ascoltare e riascoltare ancora attualissimo. Ancora oggi quando lo ascoltiamo ci rendiamo conto di quanto la canzone sia meravigliosa. E ancora “Green Green Grass of Home” o “What’s New Pussycat” sempre dello stesso anno, che gli danno grande notorietà.
Non diventerò una stella, diventerò una leggenda! Voglio essere il Rudolf Nureyev del rock n’ roll.
Solo un fenomeno e una personalità spiccata come quella di Freddie Mercury avrebbe potuto presentarsi così, e aveva visto giusto. Il cantante avrebbe compiuto gli anni proprio ieri (era nato il 5 settembre del 1946), e lo ricordo con nostalgia per le emozioni che ha saputo trasmettere nel corso di oltre vent’anni di carriera. Ha lasciato un vuoto incolmabile per tutti gli amanti del rock e della buona musica. Freddie Mercury, il frontman per eccellenza, musicista, compositore dalla insuperabile potenza vocale e dal timbro inconfondile, capace di raggiungere altezze incredibili senza usare il falsetto, era una vera star.
Personaggio con l’arte nel sangue, leader rappresentativo di un gruppo, i Queen, dal sound trascinante, che mescolò hard rock, lirica, e pop come nessuno aveva mai osato fare, nel brano “Boehmian Raphsody”(qui c’è il video ufficiale). E che dire di “Radio Ga Ga” che racconta la nostalgia per il periodo d’oro della radio, del video eccezionale di “I want to break free”(qui) dove un simpatico Freddie in abiti femminili, magliettina rosa, e immancabili baffi diverte da morire oltre a deliziarci con una canzone energica, e ancora l’incalzante “Another One Bite the Dust” (qui) scritta dal bassista John Deacon.
E ancora “Somebody to Love” (ecco il video) che ha fatto la storia del rock mondiale, e l’emozionante, da veri brividi lungo la schiena “Who wants to live forever” (il video in un live del 1986 a Budapest è qui), e la mitica “The show must go on” scritta da Brian May e dedicata a Freddie. Sono solo alcune, dato che tutti i pezzi che hanno scritto e interpretato sono rimasti nella storia della musica.

Il grande Elvis Presley quest’anno avrebbe compiuto 75 anni, e quanto ci avrebbe dato in più se avesse avuto la possibilità di vivere la sua vita pienamente. Il ragazzo dagli occhi dolci e il fascino irresistibile, nato a Tupelo da una famiglia semplice e in ristrettezze economiche, era un tipo schivo e fuori dal comune per il suo modo di vestirsi, portare i capelli (con il lungo ciuffo) e la facilità con cui frequentava ogni genere di persone, di etnie e estrazioni diverse nonostante nel sud degli States si facesse molto caso alle differenze. Da lì nasce il suo dono nel mescolare generi e influenze diverse che spiccano dalle sue canzoni.
Tutto iniziò con la sua prima registrazione alla Sun Records di Sam Phillips di “My Happiness”(la potete ascoltare qui), un brano che avevo ascoltato alla radio che voleva dedicare alla madre. Sam Phillips, ascoltato il ragazzo, ne venne folgorato e comprese che aveva a che fare con un talento naturale.
“That’s All Right (Mama)”, “Blue Moon Of Kentucky”, “Good Rockin’ Tonight”, “Baby Let’s Play House”, sono i primi titoli che trascinarono il giovane Elvis, dalla voce suadente e una presenza scenica senza precedenti, tra le stelle della musica del sud degli States, tra i geni che hanno dato una svolta alla storia della musica. Tutti erano impressionati da questo ragazzo capace di cantare rock, blues, country con una naturalezza straordinaria facendo risuonare ogni brano in maniera indimenticabile. Ad accompagnare Elvis nella sua ascesa il mitico manager Tom Parker che capì subito le potenzialità e il suo innovativo stile nel cantare, diverso dalle tendenze di quel periodo. Il manager decise di portarlo in tv facendolo entrare nelle case di tutti gli americani, e al cinema facendogli interpretare quattro film tra il 1956 e il 1958.

Ascoltandolo, nessuno avrebbe pensato che Mike Francis nascesse come autodidatta vedendo la professionalità con cui saliva sul palco e deliziava il pubblico con la sua voce calda. Nessuno può non ammettere che il sound del sofisticato artista abbia fatto da colonna sonora alle serate estive degli anni ‘80 piene di nottate in discoteca, di cotte per il ragazzo o la ragazza conosciuti in vacanza, di momenti emozionanti passati sulla spiaggia, lontano da casa. Nessuno può non essere d’accordo sul fatto che abbia fatto la storia della musica dance in Italia.
La musica di Francesco Puccioni, questo il suo vero nome, nasce alla fine degli anni ‘70 quando la disco music iniziava ad arrivare dagli States e la gente impazziva in discoteca a ballare i mitici brani di Gloria Gaynor, Donna Summer, Barry White, e Earth, Wind & Fire. La nuova ondata di musica iniziò a stimolare anche molti nomi italiani che diedero il via a un filone chiamato dance italiana (o italo disco). Basti pensare a dj e produttori come La Bionda (la ricordate “One for you, One for me”?), Claudio Cecchetto, o ai brani come “I Like Chopin” di Gazebo o “People from Ibiza” di Sandy Marton, artista spagnolo ma che si può tranquillamente ricondurre allo stesso filone.
A 14 anni, Francesco, inizia a suonare il piano e subito dopo forma una band con gli amici di scuola, studia composizione e arrangiamento come autodidatta. La sua prima creatura è “Miss Manhattan” un brano pop dance del 1981 cantato dal gruppo Metropole che segna il suo esordio come autore assieme ad Al Festa. Nonostante manchi il successo a livello commerciale, per questo, viene notato e contattato dall’etichetta romana Best Record con cui ufficialmente pubblica il primo disco, un mix con due pezzi firmati con lo pseudonimo Mike Francis (la più nota è “Night Time Lady” che sarà poi inserita nell’album del 1984).