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George Harrison: guarda il video trailer della nuova app per iPad

pubblicato da intweetion

Si chiama “Guitar Collection: George Harrison” ed è stata rilasciata ieri, due giorni prima del compleanno dell’ex-Beatle, scomparso dieci anni fa. Una app per iPad con cui curiosare nella collezione privata delle chitarre di George Harrison, attraverso le immagini scattate dal fotografo Steven Sebring, schede tecniche, audio e filmati video.

Autorizzata dalla Fondazione George Harrison e realizzata dalla Bandwdth Publishing con la collaborazione del figlio Dhani Harrison, l’app ci guida in un viaggio dettagliatissimo tra i vari strumenti collezionati nell’arco di una vita: dalla sua inseparabile Gretsch “Duo Jet” acquistata per 70 sterline nel 1961 alla storica Rickenbacker 360/12 corde, fino alla psichedelica Fender Stratocaster ribattezzata “Rocky”. Trovate il video-trailer a inizio post, mentre potete acquistarla sull’iTunes store per 7 euro e 99 centesimi.

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Paul McCartney con un nuovo album a febbraio. Poi parla di pirateria e di George Harrison...

pubblicato da Alberto Graziola

paul mccartney tour nuovo album

Oggi, alle 21 su Radiodue, andrà in onda un’intervista a Paul McCartney, successiva ai suoi concerti di Bologna e Milano.

“Il nuovo disco uscirà a febbraio e sarà completamente diverso dai precedenti: un mix tra il jazz, l’old fashion e il moderno, in collaborazione con Diana Krall e la sua band”

L’ex componente dei Beatles non ama dare per scontato il suo successo (soprattutto per quanto riguarda le tappe del tour):

“Può sembrare strano, ma io dico sempre al mio promoter: metti in vendita un solo concerto, non tutto il tour e vediamo prima come vanno le cose. E se sono fortunato, mi richiama il giorno dopo e mi dice: è andato tutto sold out in cinque minuti, Paul”

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George Harrison: dieci anni dopo la scomparsa del 'Beatle tranquillo'

pubblicato da intweetion

La morale della storia è che, se accetti gli alti, dovrai passare anche attraverso i bassi. Nelle nostre vite abbiamo imparato a conoscere l’amore e l’odio, gli alti e i bassi, il bene e il male, le sconfitte e le vittorie. Era come una versione amplificata di quello che vive chiunque altro. Quindi, essenzialmente, va bene. Qualsiasi cosa sia accaduta è positiva se ci ha insegnato qualcosa, ed è negativa solo se non abbiamo imparato: “Chi sono? Dove sto andando? Da dove vengo?”

George Harrison pronunciò queste parole durante un’intervista. L’ennesima in cui gli venne chiesto di parlare del suo peso ‘minoritario’ nei Beatles. Era il più schivo, tranquillo e riservato dei quattro: nonostante il suo apporto al gruppo - e all’etichetta Apple records - fu fondamentale, il marchio di ‘outsider’ non lo abbandonò mai. Così come non è un mistero che inizialmente, Lennon non lo volesse nella band.

Troppo abile come chitarrista: la superiorità tecnica di Harrison era inammissibile per un ego come il suo. Nei Quarrymen (la formazione pre-Beatles) infatti, George Harold Harrison suonava solo sporadicamente, sostituendo Eric Griffiths quando non era disponibile. Fu McCartney a insistere e a ottenere che George entrasse in pianta stabile.

Il talento di Harrison come autore si manifestò lentamente. Anche se Lennon e McCartney seguivano spesso i suoi suggerimenti sulle parti di chitarra e di basso, le prime canzoni arrivarono dopo qualche tempo. Con la sua inseparabile Gretsch “Duo Jet” compose alcuni brani di “With The Beatles” e “Revolver”, ma rivelò le sue capacità di autore soprattutto nel “White Album”. C’è una ragione specifica: dal 1965 George, timidissimo, si era avvicinato alla cultura indiana e alla figura di Ravi Shankar, il virtuoso del sitar.

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29 agosto 1966: quando i Beatles suonarono per l'ultima volta dal vivo al "Candlestick Park" di San Francisco

pubblicato da intweetion

Sembrò che quella sarebbe potuta essere l’ultima volta, ma non ne sono stato sicuro al cento per cento finché non siamo tornati a Londra. John voleva smettere più degli altri. Disse che ne aveva avuto abbastanza.

A parlare è Ringo Starr, l’argomento in questione è quel famoso 29 agosto del 1966 in cui i Beatles suonarono per l’ultima volta dal vivo al “Candlestick Park” di San Francisco. Undici canzoni, poco più di mezz’ora di concerto (la registrazione che McCartney aveva chiesto al loro ufficio stampa, tagliò l’ultima canzone perché Tony Barrow dimenticò di girare il nastro), le Ronnettes di Phil Spector fra gli opening-act e, soprattutto, una telecamera sul palco. Nonostante le parole di Ringo (probabilmente ottimista fino all’ultimo), gli altri tre Beatles sapevano che quella sarebbe stata l’ultima volta e volevano documentarla (Harrison commentò l’evento esclamando: “Sarà un tale sollievo… non dover avere più a che fare con tutta questa follia… E’ stata una decisione unanime.”)

Volendo essere precisi, i Fab Four suonarono ancora una volta dal vivo, il 30 gennaio di tre anni dopo, sul tetto degli uffici della Apple in Savile Row. Quei Beatles però erano una band a fine carriera, che voleva dare l’addio nel modo più spettacolare (e imitato). Il live al “Candlestick Park” fu invece l’inizio di una svolta per la loro storia: nata dall’esigenza di concentrarsi sulle nuove possibilità offerte dalla tecnologia in studio, mentre i mezzi live arrancavano.

Dopo circa 1400 date, i Beatles erano esausti. Stufi di sentire i loro riff di chitarra coperti dalle urla delle fan, penalizzati da un’amplificazione modesta e spesso gracchiante, stanchi di essere costantemente scortati dalla polizia, ma - soprattutto - di non poter trasferire on stage le incredibili soluzioni strumentali che iniziavano a sperimentare a Abbey Road. Forse per la prima volta nella loro carriera, Paul, John, George e Ringo erano più adulti e ‘maturi’ della media del loro pubblico: reagirono come solo i grandi sanno fare in queste occasioni.

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George Harrison: ecco il trailer di "Living In The Material World", il documentario di Martin Scorsese

pubblicato da intweetion

George Harrison: ecco il trailer di "Living In The Material World", il documentario di Martin Scorsese

La sua musica è molto importante per me, per questo sono stato interessato a ripercorrere il viaggio che lui stesso ha intrapreso come artista. Il film è una vera e propria esplorazione

Così dichiarava un anno fa il regista Martin Scorsese a proposito di George Harrison. I due si conoscevano e trascorsero molto tempo insieme, chiacchierando delle comuni passioni per musica e cinema. Da qui (e grazie all’apporto della moglie di Harrison, Olivia) è nata l’idea per un film documentario, impreziosito dai tanti filmati ritrovati in due anni di ricerche attraverso gli archivi di famiglia messi a disposizione.

Il film sul ‘quiet Beatle‘ (come veniva soprannominato Harrison) si intitola “Living In The Material Word” dal nome del quinto album della sua carriera solista e sarà mandato in onda dalla HBO in due parti, i prossimi 5 e 6 ottobre. Dopo il salto trovate il trailer, dove potete rendervi conto dell’impressionante quantità di personaggi che Scorsese ha chiamato in causa per realizzare il film.

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"Concert for Bangladesh": quarant'anni dopo il live benefico organizzato da George Harrison al Madison Square Garden in streaming gratuito

pubblicato da intweetion

"Concert for Bangladesh": quarant'anni dopo il live benefico organizzato da George Harrison al Madison Square Garden in streaming su iTunes

Era il 1° agosto del 1971, quando al Madison Square Garden di New York andò in scena il “Concert for Bangladesh”. Presentato da “George Harrison and Friends”, diventò poi un vero e proprio triplo album che in molti considerano (e a ragione) il quarto capitolo della carriera solista del compianto ex-Beatle.

Del rapporto tra Harrison e l’amico Ravi Shankar - virtuoso musicista che gli aveva svelato i segreti del sitar - si conosce molto. Shankar informò proprio il musicista inglese della gravità delle condizioni delle popolazioni del Bangladesh e Harrison non ci pensò due volte: in sole cinque settimane organizzò un concerto di beneficenza con la partecipazione di varie rock star. A voltargli le spalle però furono due dei tre amici di una vita…

Non presero parte all’iniziativa infatti, né McCartney (legato mani e piedi da un contratto post-Beatles con il management) né Lennon che chiese come ‘clausola’ di potersi esibire in coppia con la moglie Yoko Ono (Harrison rifiutò fermamente). Rimase Ringo Starr e si aggiunse a una impressionante lista di idoli dell’epoca. Oltre allo stesso Ravi Shankar, sul palco salirono Leon Russell, Billy Preston, Eric Clapton e Bob Dylan.

Quest’ultimo era in una delle sue fasi di ‘eremitaggio’, tanto che la partecipazione fu in forse fino all’ultimo secondo. George Harrison, paziente e grande conoscitore del carattere di Dylan, la spuntò proprio all’ultimo, ottenendo la sua presenza a quello che è stato il primo e forse più importante concerto benefico di sempre. Concerto che da ieri e fino alla mezzanotte di oggi, c la prestigiosa e importante collaborazione dell’Unicef, sarà in streaming integrale e gratuito sulla pagina dell’iniziativa, sulla pagina iTunes dei Beatles e sul sito ufficiale di Harrison. Dopo il salto, la scaletta completa del disco.

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Paul McCartney: i Beatles si sarebbero potuti riunire

pubblicato da David


Smentendo alcune sue dichiarazioni di pochi giorni fa, Paul McCartney giura sulle pagine di Orange News che i leggendari Beatles si sarebbero potuti riunire, anche solo “per farsi un paio di risate”.

Il discorso rimane naturalmente a un livello teorico, poiché dei “Fab Four” sono rimasti in vita solo lo stesso McCartney e Ringo Starr: come è ben noto, infatti, John Lennon è morto assassinato nel 1980 e George Harrison di cancro nel 2001. Ma Sir Paul è convinto che se il fato fosse stato diverso, dopo tutti questi anni i Beatles sarebbero tornati insieme.

«Sarebbe potuto accadere. Ci chiedevano una reunion già da poco dopo che ci eravamo sciolti. A quell’epoca non c’era motivo. Ci eravamo appena divisi! Inoltre io avevo gli Wings ed ero impegnato in altre cose. Allora non era una buona idea, ma credo che dopo tutto questo tempo sarebbe accaduto facilmente. Qualcuno avrebbe potuto dire: “andiamo, giusto per farci due risate”.»

E continua:

«Sarebbe potuto essere qualcosa a scopo benefico. Oppure sarebbe potuto accadere solo perché ci saremmo incontrati e avremmo detto “facciamolo”. Non si sa mai. Ma tristemente, tutte queste sono solo congetture»

I Beatles in versione zombie in un film tratto dalla graphic novel di Alan Goldsher

pubblicato da Francesca Camerino

I Beatles in versione zombie in un film tratto dalla graphic novel di Alan Goldsher Mescolare la storia agli zombie é l’ultima tendenza, e questa volta a farne le spese o meno (secondo i punti di vista) sono i Beatles. Il gruppo britannico rinascerà in versione zombie in un adattamento cinematografico del romanzo illustrato di Alan Goldsher (su EarthsMightiest trovate un’intervista all’autore) intitolato “Paul is undead - The British Zombie Invasion”.

Il film prodotto da Michael Shamberg e Stacey Sher che hanno acquisito i diritti della graphic novel per il cinema, riprende la vicenda esposta ne libro nel quale il morto vivente John Lennon uccide Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr e li riporta a ‘nuova’ vita. La band effettua concerti in giro per il mondo fino a quando si trova faccia a faccia con il cacciatore di zombie Mick Jagger e la ninja Yoko Ono.

Il film riprende un po’ il genere di storie come “Pride and Prejudice And Zombies” e “Abraham Lincoln: Vampire Hunter” che hanno ispirato dei film cinematografici attualmente in produzione. Il produttore Stacey Sher appare entusiasta e dice:

“Sono un fan dei Beatles come il resto del mondo e Alan mostra passione per la musica e la storia, e interesse per l’universo zombie; il mash-up sarà divertente, sarà una lettura insolita”. “Le illustrazioni sono fantastiche, e poi, come si può odiare un libro dove Gesù, d’accordo con lo zombie John Lennon, afferma che i Beatles sono in realtà più grandi di lui?”.

Via | Nme

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Esce in estate il nuovo album dei The Coral con il produttore dei Radiohead

pubblicato da intweetion

I The Coral sono uno di quei gruppi che, pur facendo poco parlare di sé, sta costruendosi nel tempo una carriera di tutto rispetto con album in cui la crescita è evidente e la capacità di scrivere canzoni memorabili non sembra abbandonarli. Li avevamo lasciati nel 2007 con l’ottimo “Roots and echoes”, li ritroviamo tre anni dopo senza il chitarrista Bill Ryder-Jones (che ha lasciato la band nel 2008) e con un produttore d’eccezione.

Si tratta di John Leckie, nome che dirà poco ai più, ma che è una vera e propria leggenda in studio di registrazione. Ha iniziato giovanissimo negli studi di Abbey Road negli anni ‘70, lavorando con miti del calibro di John Lennon, George Harrison, Syd Barrett e i Pink Floyd.

Negli anni ‘80 poi, è diventato uno dei protagonisti e degli artefici del cosiddetto suono di Madchester, quando nel 1989 ha prodotto lo storico album omonimo degli Stone Roses. Ha continuato inanellando una serie impressionante di capolavori come “The Bends” dei Radiohead fino alle collaborazioni con Muse e New Order.

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"Yellow Submarine": in arrivo il remake di Robert Zemeckis

pubblicato da intweetion

YellowSubmarine3D

Robert Zemeckis, il regista di -tra gli altri- “Ritorno al futuro” e “Forrest Gump” è al lavoro sul remake di “Yellow Submarine”, lo storico film di animazione uscito nel 1968 con i Beatles come protagonisti. La pellicola originale fu un grandissimo successo.

Non solo -ovviamente- per la colonna sonora (l’omonimo disco con brani inediti e successi dei FabFour), ma anche perché in un epoca dominata dal realismo alla Disney, proponeva uno stile surreale vicino alle suggestioni lisergiche dei tempi.

Poche cose si sanno finora sulla pellicola. Zemeckis intanto ha scelto gli attori. Saranno Cary Elwes nel ruolo di George Harrison, Dean Lennox Kelly per il ruolo di Lennon, Peter Serafinowicz in quello di McCartney e Adam Campbell interpreterà Ringo Starr. Purtroppo, rifiuto assoluto da parte dei due componenti rimasti del quartetto di Liverpool, a prendere parte alle riprese. Il film sarà girato con il motion capture e sarà in 3D.

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