E’ uscito da qualche giorno “Figlio dei manga”, il nuovo singolo di Carlo Fath in arte semplicemente “Io, Carlo”. Definire esattamente Carlo non è facile. Produttore e cantautore, nel 2007 mi stupì piacevolmente con l’album “In perenne riserva” e i singoli “L’ego” e “Danziamo”, canzoni che ebbero un buon riscontro anche nei palinsesti delle principali radio e tv.
Con la sua estetica naif e i suoi testi solo appartentemente ingenui, il cantante di origini tedesche si è fatto portavoce di una certa generazione di 30enni - quelli mai completamente cresciuti - e di ciò che resta della fu generazione-x. Una specie di anti Max Pezzali, ma non nel senso di nemico bensì di opposto.
Se infatti entrambi sono cantori della vita fatta di cose, sentimenti e gesti semplici e sinceri, Carlo va più a fondo nella psicologia e nei ricordi della sua generazione, e non rinuncia ad osservare con occhio critico il mondo che cambia intorno a lui. Di tanto in tanto getta un malinconico sguardo alla propria infanzia, senza però quella (a volte) eccessiva retorica sentimentalista che caratterizza la produzione dell’ex 883.
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