
Le severe critiche mosse dal secondo chitarrista dei Radiohead, Ed O’Brien, e da tutti gli altri membri della Featured Artists Coalition ai provvedimenti con cui il governo inglese tenta di limitare la pirateria ed il download illegale di materiale sotto copyright, hanno spinto la cantante pop inglese Lily Allen (la famosa cow-girl di “Not Fair”) a dedicare all’argomento in questione una lunga ed appassionata analisi sul suo blog ufficiale:
“Penso che la pirateria sia dannosa e pericolosa per tutta l’industria musicale britannica, anche se O’Brien e diversi altri ricchi musicisti inglesi non sembrano essere del mio stesso parere. Secondo O’Brien e la Featured Artists Coalition impedire il download illegale significa perdere le nuove generazioni di fans: questo è un discorso sacrosanto per chi ha alle spalle una carriera sfolgorante e una marea di album da piazzare ad un nuovo pubblico, ma gli artisti emergenti un lusso del genere non possono di certo permetterselo.”
Cercando infine di smorzare i toni di uno scontro che potremmo definire “generazionale”, la vulcanica Lily chiude il suo intervento nella speranza che, in un prossimo futuro, le piattaforme online di condivisione legale di musica, film e videoclip trovino il modo di incoraggiare i nuovi artisti offrendo loro maggiore visibilità per controbilanciare le probabili perdite economiche derivanti dai canali peer-to-peer illegali.
Con quale delle due “filosofie” pensate di essere più in sintonia? Orsù, c’è un bel sondaggio che v’aspetta subito dopo la pausa.
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Peter Gabriel, Robbie Williams, Annie Lennox, David Gilmour, Iron Maiden, Radiohead, Verve e tanti, tanti altri big della musica si sono riuniti e hanno aderito alla Featured Artists Coalition, un’associazione in qualche modo rivoluzionaria.
La loro richiesta è che gli artisti vengano protetti, soprattutto gli esordienti e i più giovani, senza però perseguitare i ragazzi che scaricano la musica dal web.
Le strade devono essere altre (e di esempi ce ne sono parecchi), non certo il trattare come criminali i loro fan. Allo stesso modo è giusto che la musica circoli su mezzi come Youtube. Quando però portali come Myspace o lo stesso Youtube utilizzano le loro opere a scopi pubblicitari allora dovrebbero remunerare gli artisti.
Insomma: case discografiche, lobby e governi accondiscendenti (vedi le recenti proposte di legge che puntano a perseguitare i downloader) stanno sbagliando strada: “scaricare musica non è un crimine”.
Questo è quanto sostengono oggi gli artisti, almeno un lunghissimo elenco di musicisti che si arricchisce ogni giorno: le adesioni aumentano a vista d’occhio. La questione è aperta e sarà interessante vedere cosa accadrà nei prossimi anni.
Via | Corriere della Sera