
La pirateria musicale è una questione spinosa e difficile da arginare. Se da un lato siamo tutti convinti dell’illegalità del download selvaggio, dall’altro sappiamo bene quanto un vero appassionato di musica non possa certo permettersi di seguire portafoglio alla mano tutte le uscite discografiche che vorrebbe, soprattutto quelle i cui prezzi nei negozi - spesso grazie a major e grandi gruppi - risultano praticamente proibitivi.
La ‘lista nera‘ la conosciamo: così come sappiamo bene che, in materia di torrent, è The Pirate Bay il ‘caso’ più conclamato. In Italia era stato posto sotto sequestro dalla Procura di Bergamo nel 2008, con una denuncia ai quattro creatori e gestori per violazione della normativa in materia di diritto d’autore (il blocco di IP e DNS è tutt’ora in vigore).
La buona/cattiva notizia (giudicate voi) è che il processo di appello ai fondatori di The Pirate Bay, si è concluso con una nuova condanna per tre degli imputati. I giudici infatti, hanno ridotto la pena in termini di detenzione, ma hanno aumentato la multa, che ora ammonta a circa 4 milioni di euro. Un durissimo colpo inflitto alla pirateria o l’ennesimo esempio di una legislazione che non si arrende ai nuovi sistemi di distribuzione musicale?
“Congratulations“, la seconda fatica degli MGMT è ormai nei negozi da oltre un mese e continua a raccogliere pareri contrastanti. C’è chi ne critica le sonorità, troppo poco incisive rispetto a quelle del precedente “Oracular Spectacular” e chi invece, stravede per questo ulteriore passo verso una maggiore eleganza.
La verità, come spesso accade, probabilmente è a metà strada: gli MGMT non hanno cambiato granché il loro modo di scrivere, anche se da un punto di vista strettamente compositivo sono migliorati. Mancano forse in Congratulations le hit che li hanno fatti amara anche dal pubblico del dancefloor, ma il disco guadagna in longevità e nel valore complessivo dei brani.
Nel frattempo gli MGMT hanno licenziato il video per il primo singolo “Flash Delirium”, proprio la traccia che avevano messo a disposizione in download gratuito. Lo trovate a inizio post, mentre dopo il salto, c’è il delirante making-of.
Continua a leggere: MGMT: guarda il video e il 'dietro le quinte' di "Flash Delirium"

Ciao a tutti. L’album è ‘uscito’ sui circuiti di filesharing. E vorremmo che voi lo ascoltaste da noi. Volevamo offrirvelo in download gratuito, ma non avrebbe avuto senso se non per noi
Questa, in buona sostanza, la dichiarazione degli MGMT in merito a “Congratulations”, il loro nuovo album in uscita il prossimo 13 aprile. Vi avevamo già segnalato il link a “Flash Delirium”, il primo singolo. ‘Stavolta, con un abile operazione che prende tutti in contropiede, gli MGMT hanno deciso di mettere a disposizione il disco intero.
Che gli album finiscano giorni se non mesi prima nei circuiti di filesharing, non è una novità. Qualche avventuroso giornalista si prende la briga di convertire i promo in formato digitale (o di rendere disponibile il file distribuito dall’etichetta) e in poco tempo, i link si diffondono nella rete.
Gli MGMT, forti del successo ottenuto col precedente “Oracular Spectacular”, cercano di anticipare tutti. Anche se il disco, a dire il vero, ha già cominciato a circolare da un paio di giorni, ma loro stessi hanno ‘bruciato’ il download illegale con questa mossa.
Continua a leggere: MGMT: "il nuovo album, ascoltatelo da noi"

L’industria musicale, si sa, è continuamente alla ricerca di metodi per arginare la pirateria e il download illegale. Iniziative lodevoli come lo streaming gratuito, prezzi sempre più bassi, contenuti speciali nelle copie ‘fisiche’ degli album o altre meno intelligenti che prevedono multe, denunce, chiusure di siti e blocco di indirizzi.
Fortunatamente c’è chi continua a suggerire modi diversi che tengano conto di come sia drasticamente cambiato il mercato e la fruizione della musica, puntando su quello che unisce tutti gli ascoltatori: la passione e l’interesse per gli artisti. Proprio da questo nasce The Music Tee.
Il sito non fa altro che sfruttare uno degli aspetti che attirano i fan: il merchandise. Con un’unica spesa, infatti, è possibile acquistare una t-shirt del proprio artista preferito che arriva in uno speciale packaging insieme a un codice. Basta andare sul sito, inserirlo e scaricare l’album in alta qualità.
I nomi coinvolti non sono moltissimi, anche se ce ne sono già alcuni del calibro di Mos Def, David Gray, Wombats e il supergruppo dei Monsters Of Folk. Per ogni disco è disponibile un ‘assaggio’ in streaming con cui farsi un’idea.

Le severe critiche mosse dal secondo chitarrista dei Radiohead, Ed O’Brien, e da tutti gli altri membri della Featured Artists Coalition ai provvedimenti con cui il governo inglese tenta di limitare la pirateria ed il download illegale di materiale sotto copyright, hanno spinto la cantante pop inglese Lily Allen (la famosa cow-girl di “Not Fair”) a dedicare all’argomento in questione una lunga ed appassionata analisi sul suo blog ufficiale:
“Penso che la pirateria sia dannosa e pericolosa per tutta l’industria musicale britannica, anche se O’Brien e diversi altri ricchi musicisti inglesi non sembrano essere del mio stesso parere. Secondo O’Brien e la Featured Artists Coalition impedire il download illegale significa perdere le nuove generazioni di fans: questo è un discorso sacrosanto per chi ha alle spalle una carriera sfolgorante e una marea di album da piazzare ad un nuovo pubblico, ma gli artisti emergenti un lusso del genere non possono di certo permetterselo.”
Cercando infine di smorzare i toni di uno scontro che potremmo definire “generazionale”, la vulcanica Lily chiude il suo intervento nella speranza che, in un prossimo futuro, le piattaforme online di condivisione legale di musica, film e videoclip trovino il modo di incoraggiare i nuovi artisti offrendo loro maggiore visibilità per controbilanciare le probabili perdite economiche derivanti dai canali peer-to-peer illegali.
Con quale delle due “filosofie” pensate di essere più in sintonia? Orsù, c’è un bel sondaggio che v’aspetta subito dopo la pausa.
Continua a leggere: Lily Allen: "Ed O'Brien (Radiohead) sbaglia, la pirateria musicale è dannosa"

Ce ne siamo occupati da poco, continuiamo su questo interessante filone. Andiamo a scandagliare nei punti fondamentali l’articolo pubblicato alcune ore fa su OneEconomy relativamente al fenomeno del download illegale. Secondo i dati dell’International Federation of the Phonographic Industry il 95 per cento della musica scaricata è illegale.
In pratica, solo il 5 per cento dei download è effettivamente fonte da cui attingere guadagno per gli artisti e le case discografiche. Un dato incredibilmente basso.
L’Ifpi, che ha fatto uscire questo incredibile dato, sostiene che le strategie per migliorare la situazione economica dell’industria musicale consiste nella distribuzione di brani gratuiti utilizzando i proventi della pubblicità e attraverso accordi con le aziende che erogano il servizio di connessione a Internet.
Continua a leggere: 5% di download legale: Fimi auspica crescita del 20%
Vi prego di leggere questo articolo pubblicato sul sito Fimi proprio ieri:
Due persone, coinvolte nei mesi scorsi in un’operazione della Guardia di Finanza contro il file sharing illegale di musica su internet, sono state condannate a Milano per violazione della legge sul diritto d’autore. Il GIP di Milano, Clementina Forleo, ha emesso il decreto penale che condanna i due indagati alla pena di 3 mila euro di multa.
I due soggetti sono stati condannati “poichè”, come è scritto nel provvedimento emesso dal GIP, “ con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, senza averne diritto, mettevano a disposizione del pubblico, immettendole in un sistema telematico, mediante programma file sharing “Direct Connect”, opere dell’ingegno protette da copyright”. Alla condanna si aggiungono anche le sanzioni amministrative irrogate dal Prefetto di Milano. Da rilevare che uno dei due condannati ha presentato opposizione al decreto penale.
Cosa dire? Non ci sono parole. In nessuna direzione.

Illuminante l’intervento pubblicato su Melablog di Kid Rock sulla complicata questione della musica scaricata illegalmente da internet. Il rocker, dopo aver annunciato di boicottare Itunes, in un video su Youtube invita a scaricare illegalmente la sua musica, dato che lui è “fottutamente ricco”.
Ma non solo. Invita i giovani al furto di computer, scarpe, macchine e così via. Conclude come Mr. T, dicendo ai ragazzi “Non lasciate la scuola e state alla larga dalla droga!”. Che l’abbia fatto per attirare l’attenzione su Youtube o semplicemente perché è pazzo non cambia: è comunque molto divertente.
Continua a leggere: Kid Rock sul download illegale: "Rubate tutto"

Glen Merrill, ex elemento di spicco in Google, oggi responsabile delle strategie di innovazione e sviluppo della EMI ritiene che il file sharing non è un male, o almeno non “necessariamente” un male per il mercato musicale.
Che lo si voglia o no, la realtà è una: la condivisione di file musicali ha ridotto l’acquisto supporti fisici. La presenza del download digitale legale non ha mai sopperito a quel “buco” creato dall’acquisizione di file protetti da diritti d’autore in rete. Per questo si stanno cercando nuove strade, nuovi punti di vista.
Merril dice:
“C’è una ricerca accademica che dimostra che il file sharing è una cosa buona per gli artisti e non cattiva. Noi faremo una serie di esperimenti per scoprire a che modello di business possa corrispondere”.
Continua a leggere: Emi: scaricare illegalmente non è un male

Secondo una ricerca sul download illegale, che poi mi devono spiegare come si può fare una ricerca di questo tipo in maniera rappresentativa (e vabbè), pare che il singolo più scaricato del 2007 in America sia stato il pezzo hip hop principe di questa estate dei Shop Boyz dal titolo “Party Like A Rock Star“.
Non mi protrarrei troppo sui dati specifici messi in ballo su Repubblica (anche perchè non sono di nessun interesse), ma una postilla dopo l’elenco dei singoli mi ha fatto riflettere. Pare infatti che i “pirati” del web che scaricano senza pagare non “rubino” più di tanto gli album, ma solo i brani promozionali.
Certamente non è una dato troppo stupefacente. I singoli commerciali sono spesso gli unici che interessano davvero chi costruisce una propria playlist sul lettore multimediale, dove l’album intero spesso non è più concepito nelle nuove forme di ascolto randomizzate.
Continua a leggere: Il download illegale? Più singoli, meno album