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Sanremo 2010: i voti di Soundsblog

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Ieri (o meglio, questa notte), appena terminato il Festival di Sanremo 2010, avevo detto “bene, ora che è tutto finito si può tornare a parlare di musica”. Prima però vorremo tirare un po’ le somme di questa 60° edizione del festival più odiato/amato d’Italia.

Lo facciamo con un semplice e schematico elenco di voti, il che potrebbe sembrare noioso, ma alla fine è il metodo migliore per sintetizzare in poche righe le canzoni presentate quest’anno.

Ogni autore che ha seguito in qualche modo il festival (chi in diretta, chi su Youtube il giorno dopo, chi tutte le serate, chi solo alcune) ha espresso il proprio voto (da 0 a 10). Per facilitare il tutto abbiamo inserito il “voto Soundsblog” che non è altro che la media dei singoli voti. Buona lettura.

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Sanremo 2010: Gino Castaldo commenta le canzoni

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Devo dire che mi trovo piuttosto in sintonia con i pareri di Gino Castaldo, almeno per quanto riguarda Sanremo. Infatti già l’anno scorso aveva espresso, prima dell’inizio del Festival, la sua preferenza verso la canzone degli Afterhours e una profusione di votacci a canzoni che se li meritavano tutti (soprattutto se uno è abituato a dare 1, 2 o 3 con una certa facilità).

Quest’anno torna alla carica e dalle pagine de La Repubblica dice la sua sulle canzoni che verranno presentate nell’edizione 2010 di un festival sempre più regno del tra$h (pare che siano confermati come ospiti Tokio Hotel e Susan Boyle…) e meno della musica (se mai lo è stato).

Non avendo (ovviamente) ancora ascoltato nulla, ma conoscendo i “lavori” precedenti degli artisti in questione, mi ero già fatto una idea a grandi linee di quello che avrebbero proposto sul palco. Tutto o quasi confermato da quello che scrive Castaldo: Malika Ayane, Noemi e Irene Grandi (merito soprattutto di Francesco Bianconi) sugli scudi e Morgan da leader assoluto (della serie “ti piace vincere facile?”), per il resto poco di salvabile.

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X Factor 3: analisi degli inediti di Giuliano, Silver, Yavanna e Marco

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Eccoci arrivati al momento degli inediti. La scorsa settimana vi abbiamo presentato quello di Damiano, oggi invece andiamo a presentarvi gli inediti che hanno cantato i quattro semifinalisti ieri sera.

Giuliano - Ruvido: Immediata, base un po’ deboluccia da puro sottofondo, atmosfera un po’ troppo sanremese, la voce c’è ma poteva sfruttarla diversamente, il testo poi non dice molto. Di “ruvido” c’è poco ma si ascolta senza problemi.

Silver - Fuori c’è il sole: La semplicità/banalità fatta a canzone… anzi… canzonetta. Mi aspettavo molto di più, sia dal lato artistico (nullo in questo brano) sia da quello della commerciabilità che non mi sembra impeccabile, per usare un eufemismo: E’ un pezzo estivo… siamo quasi in inverno. Insulso.

Yavanna - Una donna migliore: Non so perchè ma ho subito pensato a “Ricominciamo” di Pappalardo (ma anche “Dammi Un Solo Minuto”) come melodia e Morgan mi ha fatto capire che non ero l’unico. Dopo 2 minuti, tutti questi intrecci vocali possono irritare. Però sono rimaste più o meno nel loro “mondo”, almeno.

Marco Mengoni - Dove si vola: Va beh, allora non capisco: Marco è uno che avrebbe avuto successo anche con un pezzo un po’ più interessante e coraggioso… perchè “uscire” con un brano del genere (che comunque nel suo ambito non è malissimo)? Già pronto per Sanremo e speriamo per qualcosa di meglio.

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Converge: con "Axe to Fall" si riconfermano i migliori (nel loro genere)

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Presentazione: “Axe to Fall” è il settimo album in studio dei Converge, probabilmente il più grande gruppo metalcore degli ultimi dieci anni (o di sempre?).

Giudizio complessivo: Violento, estremo, implacabile, potente, micidiale, senza tregua e senza scampo, questo è “Axe to Fall”. Oddio, lo erano anche i lavori precedenti (”Jane Doe” probabilmente rimane e rimarrà sempre il loro grande capolavoro), ma qui tutto sembra essere al posto giusto. Tutto il miglior metalcore passa attraverso “Axe to Fall”, che lo trita e lo stravolge in una forma esplosiva e personale. Non mancano alcune interessanti novità: alcuni brani (”Worms Will Feed” è al limite del post/sludge) presentano un ritmo più catartico rispetto al Converge-Standard, altri invece suonano più tipicamente “metal”. Le ultime due tracce poi (”Cruel Bloom” e “Wretched World”) sono due rarità nel repertorio dei Converge, il primo risente in positivo della presenza di Steve Von Till (Neurosis) e dei suoi lavori solisti all’insegna di un folk rock tetro, il secondo invece è qualcosa di completamente indefinibile (ma proprio per questo affascinante). “Axe to Fall” è un’album con molte sfumature e che presenta grande varietà di soluzioni e di atmosfere, amalgamate nel migliore dei modi. L’album è in streaming sul MySpace del gruppo.

Lista tracce - Voto:

Dark Horse - 8
Reap What You Sow - 8
Axe To Fall - 8
Effigy - 7
Worms Will Feed - 7
Wishing Well - 7
Damages - 8 (Miglior Traccia)

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Immortal: Abbath e soci tornarno con il nuovo All Shall Fall

pubblicato da zoroastro

All Shall Fall

Presentazione: Abbath (voce, chitarra, tastiere), Horgh (batteria) e la nuova entrata Apollyon (basso) dimostrano a tutti gli scettici che quella creatura infernale dal nome Immortal è ancora viva e vegeta pubblicando, dopo sette anni di distanza, un nuovo act dal titolo All Shall Fall!

Giudizio complessivo: ritornati dopo uno scioglimento dettato più dagli impegni personali che da litigi o altro, gli Immortal hanno deciso di “dare alla luce” il loro ottavo studio album che, come andremo a vedere, è una piccola “perla malvagia” che riporta i nostri agli onori delle cronache metallare. Nelle sette traccie che compongono All Shall Fall (ri)troviamo tutto quello che ci si può aspettare da un album degli Immortal ma, e le orecchie “ben allenate” lo noteranno subito, nel nuovo act dei nostri c’è qualcosa di diverso e molto più profondo. Non equivocateci, la componente black è sempre elevatissima (basta sentire la tostissima “Hordes To War” per rendersene conto) ma, come i fan ben sapranno, i nostri negli anni hanno dimostrato di saper inserire all’interno delle loro composizioni varie sfumature ed accenti che hanno strizzato l’occhio a molti “mostri sacri” del genere (Bathory in primis), riuscendo sempre a non snaturare mai il loro modo di suonare.

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The Flaming Lips: con "Embryonic" sorprendono (ancora e nel modo migliore)

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Presentazione: “Embryonic” è l’atteso dodicesimo album dei Flaming Lips che arriva a tre anni di distanza da “At War With the Mystics”.

Giudizio complessivo: Questa proprio non me l’aspettavo. I Flaming Lips con “Embryonic” hanno realizzato quello che forse è l’album più “difficile” (assieme a “Zaireeka”, ma per motivi diversi) della loro lunga e gloriosa carriera. Dimenticatevi tutte le affinità con il mondo del pop (ovviamente sempre in salsa psichedelica), presenti nelle ultime prove (comunque decisamente positive) della band americana, dimenticatevi anche brani orecchiabili come “Do You Realize??” o il loro classico dei classici “She Don’t Use Jelly“. In “Embryonic” non sono rari i momenti in qui ci si chiede “ma sono veramente i Flaming Lips?” La psichedelia più classica ovviamente c’è tutta (e questa volta veramente tosta), ma ci sono anche forti dosi di kraut rock e di acid-rock. Album sperimentale e vicino a certi lavori d’avanguardia… capolavoro o passo più lungo della gamba? Solo il tempo potrà dircelo, ma al momento l’impressione è che la prima ipotesi sia la più realistica. In pochi nella storia della musica, dopo tanti anni di carriera sono riusciti a tirare fuori qualcosa di nuovo ed interessante come hanno fatto i Flaming Lips di “Embryonic”. Scusate se è poco…

Lista tracce - Voto:

Convinced Of The Hex - 8
The Sparrow Looks Up At The Machine - 8
Evil - 8
Aquarius Sabotage - 8
See The Leaves - 7
If - 6 (Peggior Traccia)
Gemini Syringes - 8
Your Bats - 6
Powerless - 7

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Editors: "In This Light And On This Evening", svolta synth

pubblicato da Riccardo "Zago" Zagaglia

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Presentazione: “In This Light And On This Evening” è il terzo disco degli inglesi Editors. Alle spalle due ottimi album: “The Back Room” (2005) e “An End Has a Start” (2007)

Giudizio complessivo: L’impatto con l’album è subito molto positivo, la title-track apre nel migliore dei modi con la sua atmosfera sinistra e oscura che ti entra dentro e non ti lascia più. “Bricks And Mortar” (ritornello deboluccio) e il singolo “Papillon” sono due brani scanditi da una batteria pulsante e da un synth imponente quanto gelido e decadente. In “You Don’t Know Love” siamo in pieno territorio new wave. Molto bello l’intro di “The Big Exit” in cui sembra veramente di tornare indietro di 30 anni (anche in questo caso il ritornello poteva essere migliore). Devo ancora invece ben inquadrare “Eat Raw Meat = Blood Drool” con il suo chorus decisamente ammiccante (troppo?). In tutto l’album si respira un’aria 100% anni ‘80, quindi chi criticava i dischi precedenti perchè molto derivativi (lo sono, ma sono anche gran bei dischi), qui criticherà due volte tanto. I Joy Division rimangono un punto fermo nell’influenza della band e questa volta sono i brani più “marziali” della band di Ian Curtis ad avere ispirato maggiormente gli Editors. In definitiva “In This Light and on This Evening” è un’album diverso: migliore o peggiore dei primi due è difficile dirlo ora, ma è comunque un lavoro interessante, incentrato maggiormente sulla cura del suono che sulla creazione di grandi melodie. Sicuramente potevano fare di più, qualcuno si accontenterà, altri meno. Dividerà.

Lista tracce - Voto:

In This Light And On This Evening - 8 (Miglior Traccia)
Bricks and Mortar - 7
Papillon - 7
You Don’t Know Love - 6
The Big Exit - 7

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Le pagelle delle canzoni in gara a Sanremo 2009. Per Repubblica: ottimi gli Afterhours, pessimo Povia

pubblicato da Dodo


Premessa: noi di Soundsblog seguiremo con voi il Festival di Sanremo e solo dopo le esibizioni in gara potremo esprimere i nostri giudizi e commentare insieme a voi lettori le canzoni e le esibizioni.

I giornalisti intanto hanno già potuto ascoltare i pezzi e, tra questi, vi segnalo i commenti e i giudizi di Gino Castaldo, penna di punta de La Repubblica, grande giornalista, scrittore ed esperto musicale nonché – parere personale – molto spesso vicino ai miei gusti e giudizi.

Vediamo allora il buon Gino cosa ci racconta riguardo alle canzoni degli Artisti di questo Sanremo 2009. Cominciando da quanto potevamo già immaginare sulla carta: la canzone più bella sembra essere quella degli Afterhours e la peggiore quella di Povia. A seguire le schede dettagliate di ciascun brano.

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Il successo del Concerto del Primo Maggio

pubblicato da Dodo

Concerto Primo MaggioOgni anno il Primo Maggio è anche il giorno del concertone di Roma, organizzato dai sindacati e regalato alla nostra capitale che risponde sempre con grande entusiasmo: si parla di 500 mila persone, “2″ secondo il TG4 (così Caparezza durante il suo travolgente mini-show). Quasi 10 ore di musica, della migliore musica italiana, quella che - salvo poche eccezioni - non passa solitamente in tv ma riempie club, teatri, tendoni e palazzetti.

Musica scritta, suonata, sudata: la nostra musica “popolare”, nel senso profondo del termine. Il mattatore dell’evento è Claudio Santamaria, in un ruolo per lui (e per noi) inedito di presentatore che convince con il suo approccio low-fi, dopo anni di urlatori di professione. I temi di quest’anno, con cui gli artisti in parte si misurano, sono: la sicurezza sul lavoro, i 40 anni dal ‘68 e i 70 anni di Celentano.

Dopo i tre gruppi “esordienti”, selezionati per concorso, l’evento si apre ufficialmente con Enzo Avitabile e il colosso Manu Dibango e la piazza comincia subito a saltare (e salterà ancora e ancora fino a notte fonda). Piero Pelù, veterano di questo palco, è il primo a tingere l’aria di rock e ci sorprende con la sua riuscita cover della beatlesiana “Revolution”.

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Sanremo 2008 - Serata finale - Commenti a caldo

pubblicato da Dodo

Sanremo 2008 - SoundsblogLa lunga maratona del Festival di Sanremo si chiude con dei vincitori annunciati e una serata finale tutto sommato piacevole. I nostri sondaggi, i vostri voti, avevano espresso gli stessi primi due posti: i vincitori Lola Ponce e Giò Di Tonno e la seconda classificata Anna Tatangelo; sorpresa poi per il terzo gradino del podio conquistato da Fabrizio Moro.

Nel corso della serata le esibizioni sono state migliori un po’ per tutti i cantanti, più sicuri (e meno stonati) delle prime due sere. La cosiddetta giuria di qualità, rimpolpata rispetto all’annuncio di venerdì, ha espresso voti molto discutibili, suscitando anche qualche polemica: anche questo fa spettacolo, ahimè.

Di certo la canzone e/o l’esibizione che ha messo d’accordo tutti (un po’ meno la classifica finale che lo vede solo settimo) è quella di Sergio Cammariere e della sua ottima band. Come spesso accade, i pezzi “di qualità” vengono penalizzati dai voti e nei primi dieci classificati non compaiono L’Aura, Max Gazzè, Mario Venuti e Frankie Hi-Nrg (che omaggia e ricorda Fabrizio De Andrè), che a dispetto già girano parecchio nelle radio.

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