
La stavamo aspettando. Non perché quella dei singoli ci avesse convinto poi troppo, né perché le altre siano da meno. Il punto è che la classifica in cui la webzine Pitchfork elenca i migliori album dell’anno è ormai una piccola, importante istituzione. Trasversale e criticatissima (la consultano fan dell’indie e del mainstream meno scontato), oggetto di insulti ferocissimi e di accuse di snobismo che la testata si porta dietro quasi dalla nascita, la lista di Pitchfork viene riportata quasi ovunque sul web.
Com’è quella del 2011? Deludente. Non tanto per le scelte - discutibili come al solito - quanto per la prevedibilità e la forte somiglianza con altre già lette. L’estromissione di Jay-Z e Kanye West con il loro “Watch The Throne” dalle zone alte (qui sono in una beffarda ventunesima posizione), la presenza dei Fleet Foxes osannati da tutti ma relegati in un limbo da ‘nuova proposta’ (quindicesimi).
Bene invece la scelta per “House Of Ballons” della rivelazione The Weeknd (uno dei dischi più sorprendenti del 2011) che entra in top 10, mentre la tripletta del podio è di quelle che la stessa redazione di Pitchfork avrebbe stigmatizzato fino a qualche anno fa. Terzi gli M83 con “Hurry Up, We’re Dreaming”, secondo Destroyer con il - bellissimo - “Kaputt” e primo… Bon Iver (reo secondo alcuni di aver ottenuto grossi ‘favori’ dalla webzine dopo essere stato il direttore artistico del “Pitchfork Music Festival Paris“). Lo ripetiamo: ottimi dischi, ma da Pitchfork è - ancora?.. - lecito aspettarsi qualche colpo di scena in più.

Pronti? Arrivano due delle classifiche più attese dell’anno. Per l’esattezza sono tre delle quattro più invocate. No, non è un’equazione: se l’NME ha svelato i suoi 50 migliori album del 2011 e i dieci singoli dell’anno, Pitchfork si fa desiderare e - per il momento - rilascia la sua top 100 delle canzoni più apprezzate del 2011. Vediamo il tutto.
NME sorprende un po’ tutti: ultima posizione per “Watch the Throne” di Jay-Z e Kanye West. Poco più in alto (ma dopo il #40) uno dei dischi più acclamati dell’anno, ovvero: “Bon Iver, Bon Iver” di Bon Iver. I Radiohead di “The King Of Limbs” sono solo ventesimi e il podio è la disperazione dei boomaker: terzi i The Horrors con “Skying”, secondi i Metronomy con “The English Riviera” mentre primo si piazza “Let England Shake”, il sontuoso progetto di PJ Harvey.
Appena più prevedibili i singoli (li ascoltate tutti a questo indirizzo): in vetta c’è il fenomeno Lana Del Rey con “Video Games”, secondo l’hip hop di Tyler, The Creator con la sua “Yonkers”, terzi ancora i The Horrors con “Still Life”. A seguire PJ Harvey con “The Words That Maketh Murder” e i Wild Beasts con “Bed Of Nails”. Per scoprire le altre tracce prescelte, bisogna però acquistare la copia cartacea del giornale (almeno finché qualcuno non si prenderà la briga di copiarle in formato digitale).
E Sua Indietudine Pitchfork? La classifica sembra più una timeline che una chart: tra gli altri, in settima posizione scorgiamo Beyoncé con “Countdown” e in quinta “It’s Real”, il singolo dello splendido album dei Real Estate. Gradino più basso del podio per EMA con “California” che si classifica terza. Secondo posto per la suggestiva “Holocene” di Bon Iver e prima posizione per “Midnight City” degli M83. Ancora una volta: cosa ne pensate?

Continuano a spuntare quotidianamente classifiche per cercare di stabilire quale siano le migliori produzioni musicali di questo 2011 che sta per finire. Dopo quella decisamente snob e astrusa del New York Magazine e quella ormai votata al mainstream del Rolling Stone, dopo quella più ‘istituzionale’ di “Mojo” e quella legata ai ritmi del web di Stereogum (senza dimenticare quelle del nostro Zago, ovviamente), arrivano due top50 da Spin.
Il magazine - la cui linea editoriale ci piace (e non poco) - stila due liste: una per i singoli e una per gli album. Vediamole. Per quanto riguarda gli album, il mix tra vendite e critica è quasi ideale. Ci fa piacere trovare “Wounded Rhymes” di Lykke Li in decima posizione, così come l’ottimo ritorno dei Rapture con “In the Grace of Your Love”. PJ Harvey è in seconda posizione e la vetta… be’, lasciateci dire che forse “David Comes to Life” dei Fucked Up non meritava tanto.
Sul versante ‘canzoni’ invece, il podio è tutto al femminile, per i tre nomi che hanno dominato classifiche e magazine: terza posizione per la rivelazione EMA, con la sua “California”, secondo immancabile posto tributato a “Countdown” di Beyoncé e in testa, gli editor di Spin piazzano “Rolling in the Deep” di Adele. Onore al merito: il talento, seppure vittima di una innegabile sovraesposizione, va premiato. Voi cosa ne pensate?

L’isteria da fine dell’anno è ormai avviata: dopo avervi segnalato le classifiche di “Q”, “Uncut” e “Paste magazine” e poi quelle meno ‘ufficiali’ di “Mojo” e Stereogum, ne arrivano altre due: ovvero quelle del prestigiosissimo New York Magazine e quella imperdibile dello storico Rolling Stone. Molto snob e ricercata la prima, più capace di testimoniare i gusti effettivi dei consumatori di musica la seconda. Vediamole.
La top 10 del New York Magazine è un inno al mercato di nicchia e alla critica più feroce. In quinta posizione troviamo PJ Harvey, mentre la prima è occupata dal pop electro-dark degli Astra. Poche le melodie accattivanti, cupa l’atmosfera generale. Le cose non prendono una piega neanche lontanamente mainstream neppure in seconda posizione dove troviamo Colin Stetson con il suo “New History Warfare Vol. 2: Judges”: disco molto bello, ma decisamente ostico, in bilico tra jazz e avanguardia elettronica.
Tutt’altro spirito quello del Rolling Stone: cinquanta dischi con poche scelte scontate e molte interessanti. La top 10 di uno dei magazine musicali più famosi al mondo vede i Wilco in ottava posizione con il nuovo “The Whole Love”, “Born This Way” di Lady Gaga al sesto posto preceduta da Radiohead (in quinta) e Fleet Foxes (in quarta). Il podio è per un nome illustre del passato come Paul Simon, uno dei dischi più attesi - e contestati - come “Watch The Throne” di Kanye West e Jay-z, mentre in vetta troviamo Adele con il suo “21″. Sorpresi? Cosa ne pensate?

Ci siamo. Dicembre è arrivato e le classifiche di fine anno iniziano a fioccare. Da quelle del nostro Zago alle tre che vi avevamo segnalato prontamente in un post di pochi giorni fa (“Q”, “Uncut” e “Paste magazine”), cominciamo a farci un’idea di quali dischi ricorderemo tra le uscite di questo 2011. Oggi vi proponiamo due elenchi dei cinquanta migliori album dell’anno proclamati da “Mojo” e Stereogum.
L’autorevolissimo magazine Mojo piazza una cinquina che unisce vincitori annunciati e outsider. Se in quinta posizione troviamo il ritorno di Kate Bush con il suo prolisso (e un po’ ammorbante) “50 Words For Snow”, in quarta c’è Jonathan Wilson con “Gentle Spirit”: una vera e propria gemma folk (fidatevi di noi e correte a procurarvelo). Altro folk in terza posizione con l’osannato “Helplessness Blues” dei Fleet Foxes, mentre in vetta abbiamo rispettivamente i The Horrors con il cupo “Skying” e la pluripremiata PJ Harvey con l’ambiziosissimo “Let England Shake”.
Tutt’altro andazzo quello intrapreso dallo staff della webzine Stereogum. Qui PJ Harvey precipita in ottava posizione (staccando appena “Watch The Throne” di Jay-Z e Kanye West alla decima) e il podio è uno specchio efficace e intuibile di quanto i gusti reali di chi utilizza spesso il web siano distanti da critici e mainstream. Terzo posto per l’acclamato “Bon Iver, Bon Iver” di - indovinate un po’? - Bon Iver. Secondo in classifica “Take care”: il sorprendente mix di R&B, pop, hip-hop e elettronica di Drake e in vetta, a surclassare tutti, arriva “Father, Son, Holy Ghost”, il debutto a base di sporco e rumoroso pop anni ‘60 dei Girls. Come vi sembrano queste due chart? Cosa ne pensate?

Era questione di minuti: non siamo neanche entrati nel mese di dicembre e inizia il rituale delle classifiche di fine anno. Che ci facciano discutere ferocemente, ci trovino d’accordo o ci sembrino più spesso un esercizio di snobismo, è impossibile resistere alla voglia di sbirciare i risultati. Per ovvie ragioni di tempi editoriali, ‘aprono le danze’ le riviste. Guardiamo insieme le prime tre.
“Uncut“, storico magazine made in uk piazza in vetta “Let England Shake” di PJ Harvey. Disco complesso e affascinante, poco da obiettare. In seconda posizione troviamo Gillian Welch con il suo ” The Harrow & The Harvest” e in terza l’electro pop dei Metronomy con il - consigliatissimo - “The English Riviera”.
Secondo magazine a lanciarsi nella mischia delle chart dei cinquanta migliori album del 2011 è “Paste Magazine“. Podio votato al folk, con Bon Iver in cima, i Fleet Foxes di “Helplessness Blues” subito dopo e al terzo posto gli ormai veterani My Morning Jacket con l’intenso “Circuital”. Primi appigli per discussioni feroci: gli album di Adele e dei Radiohead non entrano neanche tra i primi dieci.
Cosa hanno scelto i redattori della prestigiosa rivista “Q”? Primissima in classifica Florence Welch: “Cerimonials” dei Florence & The Machine surclassa infatti sia PJ Harvey (seconda) che “21″ di Adele (al terzo posto). Seguono a ruota (rispettivamente quarta, quinta e sesta posizione) Bon Iver, i Coldplay con “Mylo Xyloto” e Jay-Z e Kanye West con il monumentale “Watch The Throne”. Voi cosa ne pensate? state già stilando la vostra classifica di fine anno?