
«Con il termine emo si contraddistingue un sottogenere della musica hardcore punk. Nella sua interpretazione originale, il termine emo fu utilizzato per descrivere la musica di Washington DC della metà degli anni ‘80 e le band associate ad essa. Negli anni successivi, fu coniato il termine emocore (abbreviazione di “emotional hardcore”), usato per descrivere altre scene musicali influenzate da quella di Washington. Il termine emo deriva dalla volontà della band di “emozionare” l’ascoltatore durante le proprie esibizioni».
Ecco la definizione di “musica emo” rinvenibile su Wikipedia. Quanto riportato però non fa riferimento all’ultima evoluzione di questo stile musicale. Per non farla lunga possiamo dire che negli anni 2000 “emo” è quel genere musicale portato alla ribalta da gruppi quali Tokio Hotel, Cinema Bizarre e, riferendoci al panorama italiano, dai Dari.
E collegato a questa specie di mondo sonoro c’è anche tutto un tipo di cultura che trova la sua espressione più superficiale nell’estetica grazie ad una capigliatura molto sui generis che farebbe invidia perfino a Tina Turner. Insomma: questo è giusto per inquadrare, con parole e definizioni molto spicciole, la moda “emo”.
Fino a qualche anno fa sembrava che il fenomeno si stesse insediando in ogni singolo angolo del globo terrestre: bar, piazze, scuole e via dicendo erano luoghi impregnati di ragazzini che si rifacevano a questo trend sia musicalmente che culturalmente. Inoltre non c’era canale radio o televisivo (i media in generale in realtà) che non ne parlasse: giusto per fare un esempio, i Tokio Hotel erano dappertutto e non c’era classifica, nel territorio europeo, che vedesse la loro assenza.
Se amate/odiate i Tokio Hotel non potete avere un sentimento diverso per i Cinema Bizarre e questo non per il genere di musica che suonano ma per il modo “eccentrico che ammicca all’androgino” con cui sono soliti proporsi al grande pubblico.
Adesso il gruppo è ritornato con un nuovo album che si intitola “Toyz”: il singolo apripista del nuovo disco si chiama “I Came 2 Party” realizzato in collaborazione con Space Cowboy ( il dj di Lady Gaga). La canzone segna l’abbandono della sonorità “rock” (se così si poteva chiamare) verso una svolta più elktro-glam-pop.
Il video, volutamente “bizzarro” (come vuole la tradizione), riprende il leader della band in uno di quei festini molto trasgressivi (scene già viste e riviste). Andate dopo il salto per farvi un’idea di quello di cui abbiamo parlato e diteci la vostra.
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I Cinema Bizarre sono arrivati in Italia con il nuovo album d’esordio “Final Attraction”. Abbiamo parlato già di questa band di Berlino che tanto ci ricorda i Tokio Hotel, ma torniamo ancora oggi sul luogo del delitto.
Ascoltando l’album, oltre alla hit “Love Songs“, si fa notare “Escape to the stars“, brano campionato da “Everything Counts” dei Depeche Mode. C’è molto odore di Duran Duran ultima maniera e in effetti le citazioni al gruppo capitanato da Bill Kaulitz è davvero tanta.
C’è da dire, lo dimostrano i numerosi video live amatoriali in rete, che il cantante Strify si difende molto bene a dote vocale, mentre il resto del gruppo sembra ancora una band da garage truccata per sembrare più appariscente e interessante.
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Il fenomeno Tokio Hotel non poteva rimanere isolato ancora per molto, in fondo quando c’è una forte domanda (in questo caso da parte del pubblico) è naturale che si moltiplichi anche l’offerta. E Proprio dalla Germania arrivano le prime band Tokio-clone sponsorizzate – indovinate un po’ – da quella Mtv che grazie alla band di Kaulitz e soci ha visto i suoi contenitori pomeridiani, Trl in testa, moltiplicare gli ascolti.
I primi si chiamano Cinema Bizarre (nella foto), e in patria hanno già un disco all’attivo. Vestono “sfoggiando un look che pesca e rimescola ispirazioni punk-new wave e gothic” e propongono una musica che “si rifà alla new wave e al new romantic di gruppi come Duran Duran e Depeche Mode, condita da testi dalla forte presa emotiva”.
I secondi si chiamano Nevada Tan a.k.a. Panic, e non ho trovato molto su di loro in rete. Un po’ più classici nello stile e nel look, propongono comunque un “concentrato esplosivo di rap e testi emo innestati su basi hard rock”. Insomma, la ricetta sembra essere semplice: si prende un’onesta band, meglio se giovanissima e tedesca, la si veste come i Tokio Hotel, le si da un nome apparentemente privo di senso e si farcisce il tutto col termine EMO.