A far suonare l’iPhone (o l’iPod Touch) ci hanno già pensato in molti: poco dopo l’uscita, schiere di volenterosi programmatori hanno rilasciato versioni più o meno valide di pianoforti, chitarre, sequencer e sintetizzatori. Qualcuno (Meg, ex-99Posse) ci va pure in tour. Qui però siamo davanti ad un mattacchione che si è spinto davvero oltre.
“Chi dice che il sistema operativo dell’iPhone, Android e Windows Mobile non suonano bene insieme?”, si chiede Stef Verheijen, aka Steffest: uno sviluppatore belga con l’hobby della musica. Il signor Verheijen ha unito i vari device, ha scritto un paio di linee guida con i sequencer e ha realizzato una cover di “Cracklin Rosie”, brano storico di Neil Diamond.
Non sarà il futuro della musica (anche perché l’oggetto assemblato è davvero di rara bruttezza), però lancia una sfida e -soprattutto- ci porta a interrogarci su quella che può essere la nuova strada che la tecnologia può intraprendere per quanto riguarda la strumentazione musicale. Sempre più portatile e integrata con altre funzionalità.

Una grande fiera dedicata al mondo dello strumento musicale, della musica e delle apparecchiature professionali. Non solo. Una mostra, Love Me Fender - Fender nell’arte per celebrare uno dei marchi più importanti nella Storia della Musica. Una serie di concerti introdotti dall’incredibile Ultimate World Guitar Exhibition in Piazza Maggiore. La fase finale del torneo di Guitar Hero 5.
Ce ne sarà davvero per tutti, al Music Italy Show di Bologna: una tre giorni, dal 15 al 17 maggio nella zona fieristica della città che si propone di offrire uno sguardo sul mondo di chi fa musica e degli strumenti musicali. Quattro padiglioni e oltre 100 concerti distribuiti su tre palchi diversi, ma anche presentazioni speciali, convegni, tavole rotonde e seminari di formazione.
Dall’11 al 17 maggio poi, l’intera città ospiterà Music Heaven: una settimana di appuntamenti musicali con esibizioni live, presentazioni editoriali, percorsi culturali e feste negli spazi pubblici, nei pub e nei locali. Un’ottima occasione per visitare Bologna e scoprire perché è stata dichiarata dall’Unesco “Città Creativa della Musica”.

Quando nel 1940 Lester William Polfus, diventato poi famoso come Les Paul, iniziò a progettare una nuova chitarra partendo dalle basi della sua Epiphone, non poteva immaginare che avrebbe creato una vera e propria icona della musica rock. Ci lavorò durante il sabato, quando la fabbrica era vuota e poteva avere libero accesso a tutti i macchinari.
La prima Gibson Les Paul uscì sul mercato dodici anni più tardi, dopo una serie di rifiuti, quando l’eterna rivale Fender aveva sconvolto il mondo delle chitarre con la Stratocaster: la prima solid body. La “GoldTop” (nome dato per via del colore della verniciatura) divenne da subito un modello rivoluzionario per forma, pickup e impatto sonoro.
Qualche anno dopo, uscì la famigerata Les Paul Custom: la versione deluxe della Gibson originaria. Il ‘nomignolo’ che le venne affibbiato fu “Black Beauty”. Lucida e nera, nel 1960 venne equipaggiata con i due pickup humbucking rivestiti in lamina d’oro e con un manico più sottile e ‘veloce’.
Continua a leggere: Gibson Les Paul Custom "Black Beauty": i 50 anni di un mito

Tre anni di gestazione, due anni di distanza dall’esordio omonimo, un’intensa attività live e una pioggia di conferme e attestati che lo hanno imposto come rivelazione del panorama musicale italiano. Con queste ingombranti premesse, esce il prossimo 16 aprile “Best wishes”, il nuovo -atteso- album di Davide Combusti, in arte The Niro.
Un disco che si trascina dietro un carico consistente di aspettative. Alimentate da un successo che, in questi due anni, non solo non è mancato, ma è andato rinsaldandosi con gli ascolti, i passaggi in radio, i concerti (in acustico e in formazione completa). Un successo guadagnato con la ormai nota e ammirevole ostinazione che caratterizza la carriera di Davide dagli esordi.
Cosa aspettarsi da “Best wishes”? Una svolta, comunque all’interno di quello che ormai è un sound ben consolidato. Una scrittura che è cresciuta e che abbiamo sentito in più di un tentativo live di proporre nuovi brani. L’unica vera incognita è la produzione. L’arrangiamento delle tracce. The Niro suona con maggiore padronanza più strumenti (oltre alla chitarra che è da sempre il suo punto di forza insieme alla batteria): una ‘conquista’ che non potrà non aver condizionato il disco. Dopo il salto, un video in cui lui stesso ci racconta questi nuovi undici brani. Ben tornato.
Continua a leggere: The Niro: "Best Wishes" è il nuovo album

Terzo brano da quando Corgan e soci hanno deciso di lasciar scaricare liberamente tutte le prossime 44 tracce di “Teargarden By Kaleidyscope”: l’album che uscirà poi in un box completo di 11 EP in versione deluxe con un documentario per ripercorrere la realizzazione del monumentale lavoro.
Il nuovo brano è “A Stitch In Time”: il titolo è la versione contratta di un proverbio inglese (”A stitch in time saves nine”) usato per dire che è meglio pensare poco ai problemi e agire, piuttosto che aspettare troppo tempo e far peggiorare le cose. Il testo segue ovviamente il concetto e lo riporta al tema dei sentimenti: “You’re everywhere at once and you can’t break free”.
Musicalmente siamo davanti a brano molto semplice, voce in primo piano e chitarra acustica, con qualche ‘rinforzo’ di tastiera e un sitar. Una traccia valida, nel complesso, che rimanda molto ai fasti di “Mellon Collie”, anche se con un arrangiamento molto spoglio e diretto. Potete scaricarla gratuitamente qui.

Ce la stanno mettendo tutta per dare una mano e sensibilizzare anche il mondo della musica. Tra concerti di beneficenza e brani scritti per l’occasione, tutti i più grandi -e generosi- musicisti si stanno attivando per contribuire agli aiuti necessari dopo il tremendo terremoto che ha colpito Haiti.
Uno dei modi più immediati per raccogliere fondi è quello delle aste. Facendo leva sul collezionismo e sulla devozione dei fan, mettere in vendita uno strumento garantisce un ricavo notevole e rapido che può essere immediatamente devoluto per la causa. Hanno iniziato i Mogwai con il piano usato nel tour mondiale 2006-2007. Ora arrivano moltissimi altri musicisti con la stessa -nobile- idea.
C’è la Fender Stratocaster suonata da Alex Turner nel video di “I Bet You Look Good On The Dancefloor” degli Arctic Monkeys, la giacca di Chris Martin del tour di “Viva La Vida” autografata da tutti i membri dei Coldplay, una rara drum machine della Roland donata dai Chemical Brothers. Una chitarra acustica autografata dai The Kooks, una coppia di Technics SL-1200 Mk di DJ Shadow. Artwork autografati di Mika e dei Pearl Jam e moltissime altre memorabilia.
Continua a leggere: Haiti: all'asta gli strumenti dei grandi della musica
Nuovi dettagli per “End of Decade Clearout Sale”, l’iniziativa benefica con cui i Coldplay vogliono trovare ulteriori fondi per Kids Company, l’organizzazione britannica che, dal 1996, si occupa di bambini con problemi e del loro reinserimento nella società con attività didattiche, artistiche e psicologiche.
Dopo il milione di sterline donato lo scorso settembre, Chris Martin e soci, hanno reso noto che da oggi, venerdì 18 dicembre, i fan avranno l’opportunità di acquistare (con un’asta su Ebay) una serie di strumenti, abiti e varie memorabilia, tutte rigorosamente autografate e certificate.
Tra gli oggetti in vendita, la prima chitarra mai posseduta dal cantante della band, su cui aveva scritto con un correttore (?!) il nome di battesimo: Christopher AJ Martin. La chitarra è anche quella con cui sono state composte le prime canzoni dei Coldplay, poi pubblicate sull’ album Parachutes.
Continua a leggere: I Coldplay svendono tutto (per beneficenza)

Ritornano alla carica i Fear Factory che, come vi abbiamo annunciato tempo fa, sono “rinati” sotto nuova forma grazie agli sforzi di Burton C. Bell (storico cantante della band) e all’ex chitarrista della band Dino Cazares, rientrato nel gruppo dopo svariati progetti solisti/paralleli.
Anche se mancano all’appello due pezzi da novanta come Christian Olde Wolbers e Raymond Herrera (rispettivamente bassista/chitarrista e batterista della vecchia formazione), i “rimpiazzi” Byron Stroud e Gene Hoglan se la cavano più che bene e, grazie alle sapienti mani dello storico produttore e tastierista della band Rhys Fulber, i nostri sono tornati più arrabbiati e cattivi che mai! E il brano in anteprima offerto sul loro Myspace ne è la prova: Powershifter, questo il titolo del pezzo, è un concentrato di velocità e melodia paragonabile a uno dei brani presenti in Digimortal, ultimo studio album dei Fear Factory con Cazares alla chitarra. E la presenza del buon Dino fa assolutamente bene a Burton C. Bell, che esalta la sua potenza vocale ad ogni schitarrata del corpulento chitarrista.
Ricordandovi che Mechanize uscirà a febbraio 2009, vi lasciamo pubblicando l’artwork originale dell’album e la tracklist completa, che troverete subito dopo il salto.

Presentazione: Abbath (voce, chitarra, tastiere), Horgh (batteria) e la nuova entrata Apollyon (basso) dimostrano a tutti gli scettici che quella creatura infernale dal nome Immortal è ancora viva e vegeta pubblicando, dopo sette anni di distanza, un nuovo act dal titolo All Shall Fall!
Giudizio complessivo: ritornati dopo uno scioglimento dettato più dagli impegni personali che da litigi o altro, gli Immortal hanno deciso di “dare alla luce” il loro ottavo studio album che, come andremo a vedere, è una piccola “perla malvagia” che riporta i nostri agli onori delle cronache metallare. Nelle sette traccie che compongono All Shall Fall (ri)troviamo tutto quello che ci si può aspettare da un album degli Immortal ma, e le orecchie “ben allenate” lo noteranno subito, nel nuovo act dei nostri c’è qualcosa di diverso e molto più profondo. Non equivocateci, la componente black è sempre elevatissima (basta sentire la tostissima “Hordes To War” per rendersene conto) ma, come i fan ben sapranno, i nostri negli anni hanno dimostrato di saper inserire all’interno delle loro composizioni varie sfumature ed accenti che hanno strizzato l’occhio a molti “mostri sacri” del genere (Bathory in primis), riuscendo sempre a non snaturare mai il loro modo di suonare.
Continua a leggere: Immortal: Abbath e soci tornarno con il nuovo All Shall Fall
I My Dying Bride tornano a devastare le menti dei metallari di tutto il mondo con Bring Me Victory, brano dell’omonimo EP che i nostri getteranno in pasto ai fans alla fine di questo ottobre.
Il combo inglese, capitanato da Andrew Craighan (chitarra) e Aaron Stainthorp (voce) ha, ancora una volta, confezionato un brano che si attesta a livelli altissimi e che, soprattutto in fase compositiva, fa emergere tutta l’esperienza che i nostri hanno accumulato in ben 19 anni di carriera. Ovviamente Bring Me Victory non può assolutamente compararsi ai vari masterpiece che la band ci ha regalato nel corso degli anni ma, se ascoltate bene il pezzo, noterete anche voi quel groove “malefico” che li ha resi famosi ed apprezzati in tutto il mondo. Oltretutto il video è molto ben fatto ed abbastanza “malato” quindi, se vi piace il genere dei nostri, sicuramente gradirete anche la regia del videoclip.
Insomma ragazzi, il mio consiglio in questi casi è sempre quello: alzate il volume al massimo e sparatevi un po’ di sano metal in compagnia dei My Dying Bride e della loro Bring Me Victory!