E se invece di istruttori adrenalinici e musica con la cassa in quattro qualcuno volesse fare del fitness accompagnando l’attività fisica con della musica di qualità? Ciascuno ha la sua playlist preferita sul proprio lettore mp3, ma quanti utilizzano dei brani indie? Facciamo un passo indietro. Qualche giorno fa, arriva in rete un video: c’è Justin Vernon (il vero nome di Bon Iver) che si esercita bianchiccio e fuori forma, in giro per il suo quartiere, preparandosi per il suo tour.
Le immagini sono surreali ma divertenti: difficili da prendere sul serio. Arriva invece un comunicato che spiega come non solo il regista Dan Huiting (già alle prese con il video di “Calgary” e quelli dell’edizione deluxe dell’ultimo album) vuole girarne altri, ma ha intenzione di produrre un DVD in cui alcune star del mondo indipendente vengono riprese mentre fanno esercizi per il corpo. Follia? Può darsi, eppure il tutto è in lavorazione. Huiting ha anche confermato di stare lavorando su un film documentario proprio sul mondo musicale di Bon Iver (chissà se conterrà un corso di aerobica…). E voi? Quali canzoni utilizzate per darvi la carica mentre fate attività fisica?
Mentre balza prevedibilmente in vetta nelle classifiche degli album indipendenti dell’anno, l’ultimo lavoro di Bon Iver (che nel frattempo è stato anche direttore artistico della prima edizione europea del festival organizzato da Pitchfork) esce oggi in una nuova versione deluxe digitale su iTunes.
La particolarità è tutta nel formato: come la sua musica nasce da atmosfere evocative, così i dieci brani di “Bon Iver, Bon Iver” sono ora accompagnati da altrettanti video la cui fruizione viene proposta come un tutt’uno con le canzoni. Lo stile è quello che abbiamo già potuto ammirare in “Holocene”, filmato presentato in anteprima sul canale Nat Geo Music del National Geographic, opera del regista Nabil Elderkin e girato interamente in Islanda.
Per promuovere l’uscita, i dieci video sono tutti disponibili in streaming gratuito sul canale YouTube di Bon Iver a questo indirizzo con la regia di Dan Huiting, Isaac Gale, David Jensen, JoLynn Garnes e lo stesso Justin Vernon (il vero nome di Bon Iver). Non chiedeteci di descriverli: sarebbe impossibile rendere l’effetto finale a parole. Prendetevi il tempo della durata dell’album e godeteveli in silenzio.
Vi abbiamo dato la notizia pochi giorni fa: due delle star della musica indipendente (che stanno progressivamente oltrepassando anche i confini del mainstream), avevano annunciato la collaborazione su un progetto comune. James Blake aveva infatti twittato di essere al lavoro su un duetto con Bon Iver, al secolo Justin Vernon. Il nome del progetto? Un misterioso Fall Creek Boys Choir.
Misterioso neanche troppo, a dire il vero: Fall Creek è infatti la località dove Vernon possiede il suo studio di registrazione. Attesa minima e l’uscita di un brano. Si intitola (?) proprio “Fall Creek Boys Choir” e vede Bon Iver alla voce e Blake alle tastiere. I due dicono di averci lavorato via email, dopo essersi conosciuti durante la passata edizione del SXSW, per poi realizzarlo insieme.
Brano intenso, sintesi praticamente ideale del songwriting di entrambi, tantissima atmosfera, tripudio di auto-tune usato in maniera esemplare e il curioso campionamento del guaito di un cane (!) che, incredibile ma vero, fa il suo dovere. Ce la ascoltiamo a inizio post e rimaniamo in trepidante attesa di altro materiale.
Ormai è inarrestabile: Justin Vernon, più noto con il moniker di Bon Iver prosegue il suo personalissimo percorso verso il successo. Oltre ad essere stato insignito da Pitchfork del ruolo di direttore artistico della prima edizione europea del festival organizzato dalla webzine, è in vetta alle classifiche indipendenti - e non solo, visto il debutto alla posizione numero due della Billboard Top 200 - con il suo omonimo, secondo album (lo ascoltate in streaming qui).
Come se non bastasse, è arrivato l’annuncio via Twitter di un prossimo duetto con James Blake, un’altra star della musica indipendente che ha fatto breccia nel grande pubblico. “Fall Creek Boys Choir”, questo il nome del progetto che vede uniti i due songwriter, anche se i dettagli sono - al momento - ridotti all’osso. “24th August 2011 – James Blake & Bon Iver ‘Fall Creek Boys Choir’”: non si legge altro, ma sappiamo che Fall Creek è il nome della cittadina dov’è ubicato lo studio di Bon Iver. Grosse sorprese in arrivo.
Ultima, ma non ultima, l’uscita del video di “Holocene”. Presentato in anteprima sul canale Nat Geo Music del National Geographic, è opera del regista Nabil Elderkin ed è stato girato interamente in Islanda. “E’ il luogo più magico del mondo”, ha spiegato Elderkin. “Mi è sempre sembrata simile a Marte, ho sempre voluto filmarci qualcosa. Così quando Bon Iver mi ha affidato le immagini, sapevo che dovevo girarle lì”.
Il risultato è un lavoro mozzafiato che ha per protagonista un ragazzo islandese che attraversa il paesaggio vulcanico dell’isola e il litorale (sul lato orientale dell’isola, nella regione di Vik): tutto incentrato sull’intensa bellezza geologica dell’Islanda, perfettamente in linea con l’atmosfera drammatica del brano. Un mini-film che vi invitiamo a guardare immediatamente.

Prima o poi doveva accadere. Nata come una webzine, Pitchfork si è imposta presto come un punto di riferimento per chi vuole oggi fare critica musicale online differenziandosi dai modelli dalla tradizione della ‘carta stampata’. Un nuovo paradigma con una scrittura spesso sopra le righe, che però non ha mai - o quasi - cercato la provocazione fine a se stessa. Una risorsa per la musica indipendente, con i suoi tanti progetti collaterali.
Uno di questi è il festival che porta lo stesso nome e che, da quest’anno (dopo la positiva esperienza del famoso palco al Primavera Sound e quello dell’All Tomorrow’s Parties), sbarca in Europa. “Pitchfork Paris” sarà ospitato a La Grande Halle de la Villette i prossimi 28 e 29 ottobre e vede alla direzione artistica Bon Iver, uno dei protagonisti di questa prima edizione.
Programma ancora in via di definizione (si vociferano nomi decisamente importanti) che per il momento include: Bon Iver, Jens Lekman, Wild Beasts, Cut Copy, Kathleen Edwards e Pantha du Prince. I biglietti sono già in vendita (l’abbonamento alle due serate costa 80 euro) e vista la limitata capacità della venue (5000 posti) conviene iniziare a farci più di un pensierino.
Il primo è uno degli album più attesi di quest’anno: non solo perché Bon Iver nel frattempo ha raggiunto un pubblico più vasto di quello indipendente già abbondantemente conquistato, ma anche perché il cantautore è in qualche modo ‘atteso’ al varco. Deve infatti dimostrare che il talento e la maturità della sua scrittura sono doti in grado di reggere sulla lunga distanza dopo un disco e un EP sorprendenti.
Per acquistare l’omonimo secondo capitolo della discografia bisognerà attendere il 21 di giugno, ma Justin Vernon e il suo staff hanno deciso di mettere tutto il disco in streaming gratuito già da qualche giorno. Non vi anticipiamo nulla: né se la vostra è una scoperta, né se siete fan del cantautore canadese. Ci limitiamo a dirvi che merita più di un ascolto.
Il secondo album in streaming che vi proponiamo è quello dei Junior Boys. Si intitola “It’s All True” ed è il quarto disco (quinto includendo l’EP del 2007) a nome del duo. Crescita esponenziale per il loro electropop: scrittura più intensa ed elaborata, suoni sempre impeccabili, spinta dance fatta senza scendere a compromessi con le ovvietà da classifica. Una prova convincente, matura ed irresistibile. Trovate il player dopo il salto.
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Dovrebbe - finalmente - arrivare nei negozi il prossimo mese di giugno l’atteso successore di “For Emma, Forever Ago”, primo (e unico) capitolo della discografia di Justin Vernon, più noto come Bon Iver. Un’attesa di quattro anni, interrotta solo dall’Ep “Blood Bank” del 2009, che ha consolidato la fama del suo talento, ma ha fatto disperare non poco per le sorti di questo nuovo lavoro.
Paure giustificate, visto che lo stesso Vernon ha recentemente dichiarato al Rolling Stone di aver attraversato un lungo e brutto periodo di stasi creativa (”A un certo punto, ho praticamente dimenticato come si scrivono le canzoni. Non riuscivo più a far niente con una chitarra. Non succedeva nulla.” - ha candidamente confessato), superato lavorando più sul suono che sulla scrittura: “Ho chiamato a raccolta un sacco di gente perché cambiassero la mia ‘voce’. Non quella con cui canto, ma il mio ruolo come autore della band, di questo progetto”.
Risultato? Il disco è stato realizzato. Dieci nuovi brani composti come una sorta di collage, ognuno a raccontare un luogo: tra gli altri, “Perth”, “Minnesota Wisconsin” e il gran finale di “Beth/Rest”, canzone di cui Bon Iver va molto orgoglioso e che suona (parole sue) come “quando riprendi in mano la canna e la riaccendi di nuovo”. Dopo il salto, ci riascoltiamo la splendida versione live di “Flume” negli studi della “89.3 The Current“.

Il titolo è ironico “Scratch my back” (Grattami la schiena). Vi avevamo anticipato l’uscita del nuovo album di Peter Gabriel già lo scorso ottobre. Un album in cui l’ex cantante dei Genesis, fondatore della Real World si cimenta nelle cover di alcuni dei maggiori successi pop e rock degli ultimi anni.
Non solo colleghi altrettanto famosi ma nomi dell’indie che ormai (almeno all’estero) sono molto più che personaggi di culto. Arcade Fire, Bon Iver e Stephin Merritt aka The Magnetic Fields. Proprio scegliendo tra la vastissima discografia di quest’ultimo, Gabriel ha scelto di realizzare la cover di “The Book Of Love”, struggente canzone d’amore che è stata la colonna sonora dell’ultimo episodio dell’ottava stagione di “Scrubs”.
Ora gli stessi artisti avranno l’opportunità di ‘ricambiare il favore’. Uscirà infatti successivamente “I’ll Scratch Yours” (titolo ironico anche qui: io gratterò la tua), una raccolta in cui i nomi scelti da Peter Gabriel si cimenteranno in altrettanti brani selezionati tra quelli scritti dal musicista britannico.
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Dopo ben sette anni dall’ultimo lavoro, Peter Gabriel pubblicherà “Scratch My Back” un album di cover orchestrali scelte fra i brani dei più grandi artisti pop e rock. Registrato agli Air Lyndhurst studios di George Martin e prodotto da Bob Ezrin (alle ‘macchine’ già su “Berlin” di Lou Reed, “The Wall” dei Pink Floyd e il disco omonimo di Gabriel del ‘77), l’album sarà completamente acustico con il supporto di strumenti orchestrali.
Niente chitarre, batteria o gli strumenti etnici a cui l’ex leader dei Genesis ci ha ampiamente abituato. Un’anteprima è stata già offerta ai fan durante il “Womad Festival” dove Gabriel ha suonato “The Boy in the Bubble”, storico brano di Paul Simon, accompagnato solo dagli archi.
Si vocifera che questo sarà un disco ‘a doppio senso’. Così come Peter Gabriel ha realizzato le cover dei dodici artisti, altrettanto potrebbero fare gli autori coinvolti. E’ presto (il disco uscirà nei primi mesi del prossimo anno) per dire se l’album sarà un doppio, ma l’intento pare essere proprio quello. Dopo il salto, la tracklist ‘provvisoria’ e il bellissimo video di “Come Talk To Me” dal Secret World Live tour.
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In attesa di acquistarla e ascoltarla per intero il prossimo 20 ottobre, circolano già quattro tracce complete della colonna sonora di Twilight: New Moon il film tratto dal secondo capitolo di una delle saghe più famose al mondo.
Avevamo già avuto modo di sentire nei giorni scorsi Meet Me On The Equinox, il singolo ad opera dei Death Cab For Cutie, primo passo di questa coraggiosa operazione che unisce il mondo dell’ indie a un prodotto di successo mainstream. Ora sono ben quattro le tracce ‘disponibili’ a poche ore dall’uscita dell’album.
C’è “Hearing Damage”, il brano di Thom Yorke. Bon Iver e St. Vincent che interpretano “Rosyln”, i Grizzly Bear in “Slow Life” (con un featuring alla voce di Victoria Legrand dei Beach House) e Lykke Li, la cantautrice svedese che ha pubblicato lo splendido Youth Novels l’anno scorso, alle prese con “Possibility”.
Dopo il salto, i video dei quattro brani.
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