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Sabrina Salerno e Samantha Fox ci provano con la cover di “Call Me”

pubblicato da tommyromi in: Novità discografiche Pop Cover News Italians Do It Better

Le due icone sexy della pop/dance anni ‘80 hanno unito le loro forze per cercare di ritornare in auge dopo il lungo periodo di oblio: ed è così che Sabrina Salerno e Samantha Fox si preparano ad invadere il mercato discografico con la nuova cover di “Call Me” dei Blondie.

Ecco quanto avrebbe dichiarato la nostra Sabrina:

“I giornali hanno sempre cercato una rivalità tra noi due, ma fu tutta una grande montatura. Decidemmo, d’accordo, che avremmo continuato a fingerci nemiche: quella pubblicità faceva comodo a tutte e due. Fu molto divertente ma erano anni che pensavamo di fare qualcosa insieme.”.

Adesso i commenti sul versante trash che la loro musica potrebbe proporre si sprecheranno: eppure va ammirato il coraggio di queste due artiste. Non tutti sarebbero in grado di ri-indossare “i vestitini succinti” alla loro “veneranda” età (vedi la foto promozionale in alto riportata): ovviamente ciò ha lo scopo di far tornare alla memoria il loro alto potenziale “sensuale”, elemento principale su cui giocavano le loro carriere. Ridicolo o no, va premiata la loro voglia di rimettersi in gioco e tutto questo in nome della musica.

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Muse: con "The Resistance" non avranno esagerato?

pubblicato da zago in: Novità discografiche Rock Schede Album Muse

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Presentazione: Ecco “The Resistance”, l’atteso quanto ambizioso quinto album dei Muse, una delle band più importanti dei nostri giorni.

Giudizio complessivo: Si parte con “Uprising” di cui si è già detto tutto (comprese le somiglianze con “Call Me“/”Doctor Who“/”Strict Machine“), poi si passa alla title-track che ha un’intro di piano che non avrebbe sfigurato in qualche pezzo eurodance anni ‘90 e un ritornello immediato (quanto banale), per arrivare alla successiva “Undisclosed Desires”, dove pare di sentire il Timbaland di turno in collaborazione con i Depeche Mode. Bastano queste prime tre canzoni per capire che siamo di fronte ad un ulteriore cambiamento sonoro (evoluzione?) dei Muse, il che è sulla carta è apprezzabile, ma il fatto che un talento chitarristico come quello che ha Matt venga totalmente messo in secondo piano, fa un po’ storcere il naso.

La palla passa poi attraverso i Queen e il Bolero di Ravel (e qui siamo veramente ai limiti del kitsch) di “United States of Eurasia” (in cui c’è spazio anche per il Notturno di Chopin nella coda) e prosegue nelle paludi AOR di “Guiding Light” (dalla melodia quasi natalizia…). “Unnatural Selection” non lascia nessun segno (è un po’ una somma di quel che i Muse hanno fatto fino ad oggi e c’è aria di già sentito) mentre “MK Ultra” ha un nervosismo di fondo che non è affatto male, peccato per un ritornello completamente insignificante. “I Belong to You” anche se abbastanza particolare, scivola via senza impressionare, aprendo il sipario al trittico/suite finale “Exogenesis” (Overture, Cross Pollination e Redemption) dove i Muse dimostrano davvero di essere un grande gruppo.

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