
Offesi. Così si sono dichiarati Pearl Jam, R.E.M., David Byrne, Trent Rezorn dei NIN ed altri musicisti quando hanno appreso la notizia che, nella prigione di Guantanamo (tristemente nota per le torture inflitte ai suoi detenuti), i loro brani sono stati usati per anni a volumi altissimi e insopportabili, per convincere alcuni reclusi a confessare.
Secondo il Washington Post, tra le canzoni probabilmente utilizzate ci sarebbero “Born in the USA” di Bruce Springsteen e pezzi degli AC/DC, Marilyn Manson, Metallica, Eminem e Prince, ma anche di artisti più ‘leggeri’ come Britney Spears e Bee Gees. La CIA ha ‘tamponato’ la protesta affermando che i brani sono sempre stati suonati a volumi inferiori a quelli di un live. Risposta surreale che non tiene certo conto del fatto che la musica veniva mandata in stanze molto piccole.
Dopo le dichiarazioni indignate e le minacce di denuncia al Pentagono, gli artisti si sono uniti alla campagna volta a far chiudere definitivamente la prigione statunitense. National Campaign To Close Guantanamo, lanciata lo scorso martedì, ha l’appoggio di moltissime star del mondo della musica e vuole insistere affinché la presidenza Obama chiuda Guantanamo in fretta, come promesso prima delle elezioni.
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Vi avevamo anticipato la notizia del mega-concerto per i novant’anni di Nelson Mandela. In queste settimane la line-up s’è arricchita di molte altre star, da Amy Winehouse a Joan Baez, dai Keane ai Simple Minds, più i nomi già confermati da tempo, compresi diversi artisti africani e il nostro unico rappresentante Zucchero.
L’evento si terrà il 27 giugno alll’Hyde Park di Londra e sarà trasmesso in Italia in diretta esclusiva da Mtv a partire dalle 19:30. Sul palco l’onore di presentare la serata spetterà a Will Smith. I ricavati della giornata saranno devoluti all’associazione 46664 fondata dallo stesso Mandela, per la lotta all’AIDS.
L’elenco degli artisti ormai è quasi definitivo: eventuali aggiunte dell’ultima ora saranno comunicate sul sito dell’evento. Di seguito la line-up aggiornata ad oggi.
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Si celebra in questi giorni il trentennale de “La febbre del sabato sera“, l’epocale film che fece di John Travolta una star e celebrò luci e ombre delle discoteche di New York. Il doppio album “Saturday Night Fever” è un pezzo di storia non solo della musica pop, ma del costume occidentale, e dovrebbe essere esposto alla mostra sugli anni ‘70 attualmente in corso alla Triennale di Milano.
Echi di “Stayin’ Alive” e “Night Fever” sono presenti nei pezzi più celebri delle superstar di oggi (da Kylie a Robbie Williams, per non parlare di Madonna), nei gorgheggi delle soul divas da classifica, da Alicia Keys a Beyoncé, e nei video musicali più spiritosi (da Daniele Silvestri ai Red Hot Chili Peppers e U2). E poi ci sono i Bee Gees, che con queste canzoni conobbero una seconda vita artistica e un inaspettato clamore, dopo dieci anni di onorata carriera nel pop-rock.
Il loro indimenticabile falsetto non solo creò una sorta di “variabile bianca” alla musica da discoteca, che fino ad allora sembrava riservata ai groove e ai toni bassi delle voci black, ma riuscì a imporre uno stile. Un marchio di fabbrica capace ancora oggi di influenzare e portare al successo artisti come Mika e i Scissor Sisters.
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