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Tutti gli articoli con tag John Lennon

Cee-Lo Green canta una cover di "Imagine" di John Lennon a Capodanno, cambia il testo e i fan si infuriano

pubblicato da intweetion

Yo, ragazzi: non volevo mancare di rispetto cambiando il testo! Stavo cercando di parlare di un mondo dove avreste potuto credere a qualsiasi cosa volete. Tutto qui.

Così ha risposto Cee-Lo Green via Twitter alle critiche che gli sono piovute addosso dopo l’esibizione del 31 dicembre a Time’s Square trasmessa dalla NBC. La colpa è di aver cambiato un verso della storica canzone scritta da John Lennon: un inno alla pace e alla tolleranza, nella speranza di un mondo privo di odio e tensioni generate dalle differenze.

Il verso incriminato di “Imagine” è quello che parla di religione: “nothing to kill or die for / and no religion too” (nulla per cui uccidere o morire e nessuna religione) è diventato infatti “nothing to kill or die for / and all religion’s true” (ovvero: nulla per cui uccidere o morire, e ogni religione è vera).

Chiaro il messaggio di Lennon - supportato anche da decenni di manifestazioni pacifiste di cui è stato la colonna sonora, altrettanto chiaro quello di Cee-Lo. La variante sembra una sottigliezza che, visto l’argomento, non è però irrilevante. Sull’account twitter tutto sembra rientrato (alcuni messaggi sono stati cancellati). Noi vi invitiamo ad ascoltare il brano e a dirci la vostra.

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Cantanti famosi ridisegnati con Paint - Foto

pubblicato da Alberto Graziola

Cantanti famosi ritratti con Paint

Avete mai provato ad utilizzare Paint per fare disegni? Io sì e i risultati sono stati semplicemente osceni e ridicoli.

Ma dobbiamo partire da un presupposto importante: io sono ancora rimasto agli omini stilizzati delle elementari. Con il disegno, siamo due linee rette che non si incontreranno mai. Eppure, qualcuno si è divertito a disegnare foto di alcuni cantanti celebri attraverso il programma Paint.

Il risultato? Alcuni sono molto riconoscibili, altri un po’ più abbozzati… Si somigliano abbastanza? Voi sapreste fare di meglio?

Cantanti famosi ritratti con Paint

Cantanti famosi ritratti con PaintCantanti famosi ritratti con PaintCantanti famosi ritratti con PaintCantanti famosi ritratti con Paint

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Il 24 ottobre del 1965 i Beatles diventavano Baronetti dell'Ordine dell'Impero Britannico

pubblicato da intweetion

Il 24 ottobre del 1965 i Beatles diventavano Baronetti dell'Ordine dell'Impero Britannico

Ci hanno fatto persino baronetti. Probabilmente una delle più grandi pagliacciate che questo Paese abbia mai visto: ma questa è sovversione, questa è rivoluzione

John Lennon nell’intervista del dicembre del 1968 fatta da due studenti della Keele University allora ventenni, commentava così quello che era accaduto tre anni prima. Il solito misto di sarcasmo e insofferenza per chi voleva a tutti i costi dare alla musica dei Beatles una connotazione ‘politica’: rivoluzionaria, appunto. Il 24 ottobre del 1965 i Fab Four avevano ricevuto infatti una delle più importanti onoreficenze del loro paese. Era stato l’allora primo ministro Harold Wilson a candidarli e la notizia scatenò le ire di molti: ai Beatles veniva conferito il titolo di Baronetti dell’Ordine dell’Impero Britannico.

Una vera follia per l’epoca, tanto che molti membri del “Most Excellent Order of the British Empire” (questa la dicitura originale) restituirono il titolo. Ad alimentare lo ’scandalo’ però fu qualcos’altro. Durante la conferenza stampa che seguì la cerimonia, Lennon confessò - tra le risate e l’imbarazzo di tutti - di aver fumato uno spinello nel bagno di Buckingham Palace. Non fu un atto inutilmente provocatorio: all’epoca in Inghilterra infatti vigeva la ridicola legge che puniva non solo il consumatore di droghe, ma anche il proprietario dell’abitazione che lo ospitava. Secondo le norme quindi, la Regina era passabile di denuncia. Il parlamento a quel punto si affrettò a modificare il testo incriminato.

Fu lo stesso Lennon, contraddicendosi ancora una volta, che quattro anni più tardi utilizzò il titolo per un gesto decisamente politico. Era il 1969 e John decise di restituirlo per protestare contro il sostegno dato dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti per la guerra in Vietnam. Gli altri mantennero il titolo di Sir e l’espressione “i Baronetti di Liverpool” andò ad aggiungersi ai tanti nomi con cui facciamo riferimento a una band leggendaria.

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John Lennon: un video per ricordare il cantante che ieri avrebbe compiuto 71 anni

pubblicato da Alberto Graziola

Ieri John Lennon avrebbe compiuto 71 anni.

Quale modo migliore per ricordarlo se non quello di rendergli omaggio con una delle sue canzoni più amate e immortali? Ecco il video di una ragazza che si esibisce con “Imagine”, mentre cammina per una via. Insieme a lei, si uniscono altri 16 musicisti che si inseriscono nella performance.

La registrazione è avvenuta dal vivo con alcuni strumenti per registrare e rendere chiaro il suono e con una sola prova. Nessun taglio e montaggio, semplicemente la prima esibizione è stata quella vincente.

Un modo per ricordare colui che avrebbe potuto regalarci altre perle come queste…

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The Beatles: il 5 ottobre di 49 anni fa usciva "Love me do", il loro primo singolo. Ecco la storia

pubblicato da intweetion

La maggior parte dei sedicenni di Liverpool che marinarono la scuola nel lontano 1958, probabilmente trascorsero le ore scampate alle lezioni gironzolando per la città o giocando a pallone in qualche cortile dove erano sicuri di non esser visti. Tra quelli c’era anche Paul McCartney che però sfruttò l’assenza per scrivere una canzone. Non poteva sapere che sarebbe diventata il suo primo successo, né tanto meno che poco dopo, il ragazzotto dedito all’alcol e alle risse conosciuto l’anno prima avrebbe aggiunto il middle-eight per completarla.

Paul scrive “Love Me Do” immaginando (probabilmente fischiettando) un semplicissimo riff. Poche e ripetute le parole: semplici e dirette. “Love, love me do / You know I love You / I’ll always be true / So please love me do”, c’è poco da aggiungere. Arriva invece Lennon con altre due frasi vagamente provocatorie “Someone to love, somebody new / Someone to love, someone like you” (quel ‘qualcuno’ di nuovo) e le affida a una linea melodica che già mostra il suo talento nel cambiare le carte in tavola alle zuccherose armonie di McCartney.

I due portano il risultato a George Martin che fa piazza pulita di - quasi - tutto. Via il riff suonato alla chitarra, sostituita invece dall’armonica, un arrangiamento più scarno (una sola sei corde), un emozionatissimo Paul che canta (John - allora era la voce solista - non era in forma quel giorno) e un problema. Ringo, che ha appena sostituito Pete Best, non sa suonare il brano. E’ il 4 settembre del 1962 e Martin blocca le registrazioni: così non va. Chiama allora Andy White (un turnista dell’epoca) e relega Ringo al tamburello. Il pezzo funziona. Ironia della sorte: a causa di una svista, nelle prime incisioni uscite dagli studi EMI finisce la versione con la traccia di batteria suonata dall’acerbo Richard Starkey.

Un mese dopo (il 5 ottobre dello stesso anno) il disco è nei negozi. Sul lato B del numero R4949 del catalogo Parlophone, un’altra canzone destinata a diventare una hit del gruppo: “P.S. I Love You”. Il 7” uscì due anni dopo anche negli Stati Uniti, direttamente al primo posto e rimanendo in Top 100 per quattordici settimane, mentre al suo esordio nelle chart britanniche aveva raggiunto ’solo’ la diciassettesima posizione. Circola da tempo una malignità, ovvero la leggenda che George Martin avrebbe acquistato 10000 copie del disco per farlo arrivare ai piani alti della classifica. Tutto smentito più volte da Lennon, ma fa sorridere pensarlo: anche fosse vero, espedienti del genere non gli sarebbero serviti mai più.

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Buddy Holly ha ricevuto la sua stella nella "Walk of Fame"

pubblicato da David


Il pioniere del rock & roll Buddy Holly è stato insignito della sua personale stella nella celebre “Walk of Fame” di Hollywood lo scorso 7 settembre, anniversario nel quale si sarebbe celebrato il suo settantacinquesimo compleanno.

In soli tre anni di carriera Buddy Holly ebbe un’influenza fondamentale nella diffusione di massa e nello sviluppo della musica rock, componendo numerose hit come Peggy Sue, Everyday, Not Fade Away o Maybe Baby. Morì a soli ventidue anni in un tragico incidente aereo nel quale persero la vita anche Richie Valens (celeberrima la sua La Bamba) e il disc-jockey J. P. Richardson.

La stella della Walk of Fame è stata posizionata poco distante da quelle di John Lennon, George Harrison e Ringo Starr, che hanno sempre indicato Holly come una grandissima fonte d’ispirazione (Lennon ha anche registrato la cover di Peggy Sue nel suo album Rock & Roll). Durante la cerimonia hanno parlato la vedova Holly, Phil Everly degli Everly Brothers e l’attore Gary Busey, che nel 1978 ha vestito i panni di Buddy nel film The Buddy Holly Story.

A chi volesse approfondire l’argomento consigliamo la visione di The Real Buddy Holly Story, documentario prodotto e presentato nientemeno che da Paul McCartney.

via | Idolator

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29 agosto 1966: quando i Beatles suonarono per l'ultima volta dal vivo al "Candlestick Park" di San Francisco

pubblicato da intweetion

Sembrò che quella sarebbe potuta essere l’ultima volta, ma non ne sono stato sicuro al cento per cento finché non siamo tornati a Londra. John voleva smettere più degli altri. Disse che ne aveva avuto abbastanza.

A parlare è Ringo Starr, l’argomento in questione è quel famoso 29 agosto del 1966 in cui i Beatles suonarono per l’ultima volta dal vivo al “Candlestick Park” di San Francisco. Undici canzoni, poco più di mezz’ora di concerto (la registrazione che McCartney aveva chiesto al loro ufficio stampa, tagliò l’ultima canzone perché Tony Barrow dimenticò di girare il nastro), le Ronnettes di Phil Spector fra gli opening-act e, soprattutto, una telecamera sul palco. Nonostante le parole di Ringo (probabilmente ottimista fino all’ultimo), gli altri tre Beatles sapevano che quella sarebbe stata l’ultima volta e volevano documentarla (Harrison commentò l’evento esclamando: “Sarà un tale sollievo… non dover avere più a che fare con tutta questa follia… E’ stata una decisione unanime.”)

Volendo essere precisi, i Fab Four suonarono ancora una volta dal vivo, il 30 gennaio di tre anni dopo, sul tetto degli uffici della Apple in Savile Row. Quei Beatles però erano una band a fine carriera, che voleva dare l’addio nel modo più spettacolare (e imitato). Il live al “Candlestick Park” fu invece l’inizio di una svolta per la loro storia: nata dall’esigenza di concentrarsi sulle nuove possibilità offerte dalla tecnologia in studio, mentre i mezzi live arrancavano.

Dopo circa 1400 date, i Beatles erano esausti. Stufi di sentire i loro riff di chitarra coperti dalle urla delle fan, penalizzati da un’amplificazione modesta e spesso gracchiante, stanchi di essere costantemente scortati dalla polizia, ma - soprattutto - di non poter trasferire on stage le incredibili soluzioni strumentali che iniziavano a sperimentare a Abbey Road. Forse per la prima volta nella loro carriera, Paul, John, George e Ringo erano più adulti e ‘maturi’ della media del loro pubblico: reagirono come solo i grandi sanno fare in queste occasioni.

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Cinque cover di Stand by Me - ricordando Jerry Leiber

pubblicato da Gabriele Ferraresi

Poco fa vi abbiamo mostrato cinque cover (più l’originale di Elvis Presley) di Jailhouse Rock. ora facciamo lo stesso con Stand by me, iperclassico firmato dalla coppia magica Jerry Leiber e Mike Stoller insieme a Ben E. King. Riadattamento di un gospel del 1955 degli Staples Singers, Stand by me fu pubblicata nel 1961.

Qui sopra la versione originale, le cover dopo il salto…

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"John, ti presento Paul". La nascita dei Beatles: il primo incontro tra Lennon e McCartney

pubblicato da intweetion

"John, ti presento Paul". La nascita dei Beatles: il primo incontro tra Lennon e McCartney

E’ il 7 luglio del 1957, il giorno della festa di St. Peter’s Church. E’ pomeriggio, siamo a Woolton, un sobborgo di Liverpool. La parrocchia raccoglie fondi e vengono chiamati dei gruppi locali ad esibirsi. Ce n’è uno un po’ fuori luogo, visto il contesto: si chiamano Quarrymen, in cui suona e canta un certo John Lennon, che è arrivato sul palchetto ubriaco e ha sbagliato tutte le parole di “Be Bop A Lula”.

Ivan Vaughan, un suo amico, ha invitato un altro ragazzo che fa musica. Gli dice di correre alla chiesa, perché c’è una band che dovrebbe ascoltare. Il ragazzo in questione si chiama Paul McCartney è già un buon chitarrista nonostante l’età e scrive canzoni. Rimane affascinato dall’esibizione di John e compagni e, quando Vaughan li presenta, imbraccia la chitarra di Lennon e suona “Twenty Flight Rock” di Eddie Cochran. E’ anche un precisino e, un po’ per scherzo, un po’ per iniziare quel rapporto che li vedrà litigare per anni in una dinamica quasi da padre responsabile / figlio scapestrato, gli scrive su un foglio il testo di “Be Bop A Lula”.

John è entusiasta dell’incontro. I due iniziano a parlare di band e dischi preferiti. L’intesa è tale che il timidissimo Lennon, tornando a casa con il batterista Pete Shotton gli confida che vorrebbe chiedere a Paul di suonare nel gruppo. McCartney - razionale e ponderato come al solito - accetterà solo una settimana più tardi, un mese dopo sarà invece la volta del primo concerto con i Quarrymen e la nascita di un pezzo della Storia della Musica: il binomio Lennon/McCartney. Quello che festeggiamo oggi, 54 anni dopo.

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La canzone del giorno: "Imagine" di John Lennon

pubblicato da Alberto Graziola

Un po’ come una radio, un po’ come la canzone che troviamo per caso in qualche stazione televisiva. Una colonna sonora casuale per voi lettori, con qualche breve notizia e informazione. Di ogni genere, di ogni età, di ogni gusto musicale. Oggi vi riportiamo alla mente “Imagine” di John Lennon. Quale brano migliore per iniziare?

Quando ascolto questa canzone mi commuovo sempre. La delicatezza della musica, il piano che guida tutto il pezzo e la voce di John Lennon rendono questo pezzo storico ed immortale. Chi di voi non la conosce? Nessuno, sono pronto a scommetterci. Perchè è uno dei brani che hanno reso contribuito a rendere immortale la leggenda del suo cantante.

Toccante la musica, toccante il testo. Nulla da uccidere e per cui morire, vivere la vita in pace. In questo periodo di guerre mediatiche, fisiche, bombardamenti, lotte per il voto, accuse, scandali e continue polemiche politiche, questa canzone sembra quasi un’oasi di quello che potrebbe essere. Prima o poi.

La rivista Rolling Stone l’ha piazzata al terzo posto dei brani più belli di tutti i tempi. Per tutti è diventato un simbolo pacifista. La stessa Yoko Ono aveva definito così il significato della canzone: “Siamo tutti un solo mondo, un solo paese, un solo popolo”. Ma Lennon non spera che tutti si ritrovino sotto la stessa bandiera, bensì che non esistano più bandiere sotto le quali ritrovarsi Esemplare e nella memoria l’esibizione dei Queen, che hanno reso tributo a Lennon, nel concerto del 9 dicembre 1980. Il giorno prima John fu ucciso da un suo fan esaltato, loro resero omaggio cantandola a distanza di 24 ore. Successivamente sono infinte le varie cover e live della celebre canzone, fatta da altri cantanti (tra cui quella di Usher e Ciara e Christina Aguilera)

Dopo il salto, l’audio live del 1980 e il testo di Imagine:

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