Tra i numerosi, imperdibili live dell’ultima edizione del Festival di Reading, c’è stato quello che ha visto i The Strokes proporre per intero il loro “Is This It“: quel fulminante esordio che ha recentemente compiuto dieci anni di vita lo scorso 30 luglio e che rimane forse ad oggi il loro album più riuscito.
Sorpresona verso la fine del concerto quando Jarvis Cocker dei Pulp è salito sul palco per cantare insieme a un euforico - ma comprensibilmente un po’ intimidito - Julian Casablancas. Forse per non far torto a nessuno e assecondare le influenze di entrambi, la canzone scelta non apparteneva alla discografia di nessuno dei presenti sul palco.
Dall’accoppiata è sbucata invece una tirata e convincente cover di “Just What I Needed” dei Cars. Grandi abbracci, cantato con le due voci spesso a sovrapporsi e - prevedibile vista la presenza del leader dei Pulp - stile a mille. Dopo il salto trovate la scaletta completa del live-act eseguito dai The Strokes.
Il progetto Discodeine è uno di quelli fatti davvero a puntino, come una ricetta di quelle dettagliate che non fanno sbagliare il risultato. Tanto che sulla loro pagina Facebook si descrivono nientemeno come il lato più divertente della storica band krautrock Can.
Gli ingredienti sono semplici ma di alta qualità. Per metà impasto prendete uno dei migliori remixer del pianeta, il parigino Pilooski. L’altra metà arriva sempre da Parigi e risponde al “nome” di Pentile membro della band francese Octet.
Aggiungete adesso ai due parigini un inglese d’eccezione come Jarvis Cocker dei Pulp, che oltre a mettere la voce sul primo singolo dei Discodeine, vi partecipa anche come attore nel video di Synchronize. Il risultato già cotto a puntino lo potete ascoltare e vedere qua sopra nel video diretto da JF Julian.

La canzone citata nel titolo la conoscerete tutti: è “Disco 2000″ e fu uno dei singoli di quell’album epocale che è stato “Different class”. I Pulp erano davvero di un livello differente, avevano uno stile inconfondibile che gli porto tanti fan quanti detrattori. L’aria da dandy ironico e emaciato di Jarvis Cocker era il ‘terzo polo’ negli anni del brit-pop dominati da Damon Albarn (Blur) e Liam Gallagher (Oasis).
Alcuni album splendidi (”His ‘n’ Hers”, “Different class” - appunto - e il sottovalutato “This is hardcore”), poi “We Love Life”: un disco passato in sordina nell’ormai lontano 2001, che sembrò una profezia avverata. La nostalgia di quel “Let’s all meet up in the year 2000…” non era sopravvissuta all’anno successivo.
Jarvis Cocker iniziò una carriera solista dichiarando “It’s all over” durante un concerto nel 2002 e licenziò due dischi (il primo omonimo e il secondo “Further Complications”). Dei Pulp - ristampe a parte - neanche l’ombra. Tutto fino a ieri.
Continua a leggere: "Let's all meet up in the year 2000...": undici anni dopo. Tornano i Pulp.
Dopo aver stilato la classifica dei 100 album più importanti del decennio che sta per volgere al termine, il settimanale britannico New Musical Express (meglio conosciuto come NME) ci propone quest’oggi quelli che, secondo la loro giuria composta da membri interni della redazione e da addetti ai lavori, dovrebbero essere i migliori 100 brani pubblicati dall’inizio del millennio.
Com’è facilmente intuibile dall’immagine ad inizio articolo, la stupenda (e talentuosissima) Beyoncé Giselle Knowles guida la classifica con “Crazy in Love”, primo singolo estratto dal suo album di debutto “Dangerously in Love” del 2003, seguita dai misconosciuti MGMT con “Time to Pretend” del 2008 e da “Hard to Explain” degli Strokes, che così facendo vincono il premio occulto di “Band più amata da NME”. Menzione d’onore per “Out of Time” dei Blur all’ottavo posto e per “A Certain Romance” degli Arctic Monkeys in decima posizione.
Complimentandoci con Beyoncé e Jay-Z per il prestigioso risultato ottenuto, vi lasciamo alle prima metà della Top-100 di NME ed al link del magazine inglese per i brani rimanenti.
via | NME
1. Beyonce – ‘Crazy In Love’
2. MGMT – ‘Time To Pretend’
3. The Strokes – ‘Hard To Explain’
4. MIA – ‘Paper Planes’
5. OutKast – ‘Hey Ya!’
6. The Rapture – ‘House Of Jealous Lovers’
7. Klaxons – ‘Golden Skans’
8. Blur – ‘Out Of Time’
9. Arcade Fire – ‘Rebellion (Lies)’
10. Arctic Monkeys – ‘A Certain Romance’

Tempo di classifiche di fine anno anche per NME, la prestigiosa -e controversa- rivista britannica. Votata dalla redazione e da una selezione di musicisti e addetti ai lavori, arriva la classifica dei 100 migliori album del decennio che sta per finire. Tra i giurati: gli Arctic Monkeys, Carl Barat, i The Killers, Jarvis Cocker, Pete Doherty, gli Elbow, Johnny Marr, gli MGMT, Ian Brown, i The Big Pink, Snoop Dogg, Alan McGee, gli Yeah Yeah Yeahs e molti altri.
Qualche sorpresa. Un gruppo inglese (i Libertines) è stato scalzato dal podio da un gruppo statunitense. Curioso infatti siano proprio gli Strokes a farla da padroni, con un disco sicuramente influente, ma forse inferiore a molti altri. Singolare il terzo posto dei Primal Scream con un album molto bello ma certo non ‘facile’. Meritatissimo il quarto posto degli Arctic Monkeys: qualche posizione in più forse sarebbe spettata poi a Interpol e Arcade Fire, protagonisti di una vera e propria ‘nuova ondata’ qualche anno fa. Di seguito, le prime 10 posizioni. Dopo il salto, le altre 40, mentre sul sito potete leggere tutte le rimanenti.
1. The Strokes – “Is This It”
2. The Libertines – “Up The Bracket”
3. Primal Scream – “XTRMNTR”
4. Arctic Monkeys – “Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not”
5. Yeah Yeah Yeahs – “Fever To Tell”
6. PJ Harvey – “Stories From the City, Stories From the Sea”
7. Arcade Fire – “Funeral”
8. Interpol – “Turn On The Bright Lights”
9. The Streets – “Original Pirate Material”
10. Radiohead – “In Rainbows”
Nuovo, splendido video per il recente singolo di Jarvis Cocker. Dopo aver smentito categoricamente le voci su una possibile reunion dei Pulp sul palco della prossima edizione del Festival di Glastonbury, l’autore del recente Further Complications continua a concentrarsi sulla sua carriera solista.
Lo fa con l’aiuto della bravissima Stéphanie Di Guisto, regista di questo clip tutto giocato sull’uso del bianco e del chroma key, in cui Jarvis Cocker interagisce con una serie di fogli che attraverso i suoi gesti diventano insieme sfondo e protagonisti delle immagini. Idee semplici e creatività in primo piano come già accaduto nell’efficace video low budget per “Angela“.
La traccia è la title-track: un pezzo molto più rock di quelli a cui ci ha da sempre abituato l’ex leader dei Pulp, in linea con le sonorità quasi alla Stones di tutto l’ultimo album. Il singolo è uscito ieri in tiratura limitatissima (solo 1000 copie) in formato 7 pollici a 45 giri. Sul lato B, il brano “Girls Like it Too”

Era il 1984 e Bob Geldof rimase sconvolto da un documentario trasmesso dalla BBC sulle vittime di una carestia che aveva colpito l’Etiopia quell’anno. Decise così di scrivere una canzone dal titolo emblematico: “Do They Know It’s Christmas?” (”Loro sanno che è Natale?”) insieme a Midge Ure degli Ultravox e costituire il progetto Band Aid.
Un video con le più note star dell’epoca (da Bono ancora non in odore di ’santità’ a George Michael. Da Sting a Simon Le Bon) fece il giro del mondo dando il via in seguito a progetti come “We Are The World” e -venti anni dopo- alla nuova versione. Ci riprovano quest’anno i Fucked Up, con una carrellata abbastanza impressionante di ospiti dal mondo dell’indie.
Nomi come Vampire Weekend, TV On The Radio, Broken Social Scene, Yo La Tengo, No Age e Bob Mould degli Husker Du hanno già entusiasticamente confermato la loro adesione. In attesa del ’sì’ definitivo anche Feist, Jarvis Cocker e MIA.
I proventi andranno a molte organizzazioni umanitarie ‘minori’ (ma non per questo meno importanti) come Justice For The Missing e il singolo sarà pubblicato dalla Matador Records. I Fucked Up hanno deciso di registrare il brano utilizzando i 20000 dollari di premio ottenuti vincendo il Polaris Prize. Un’iniziativa che merita davvero grandissimo supporto.
Come è noto è veramente impossibile da quantificare l’apporto che Micheal Jackson con la sua musica e con il suo stesso modo di essere e di “interpretare sé stesso” ha dato alla musica pop in generale e a gran parte dell’r'nb e della black music dei nostri giorni. Ma la sua influenza non si ferma lì.
Su Stereogum, uno dei più importanti blog americani dedicati alla musica indie-rock è spuntato un post dal titolo: “Indie Rockers Eulogize King of Pop“. Non che non ci fosse da aspettarselo ma fa piacere sapere che un’artista come MJ non ha formato solo schiere di ballerine ma anche barbuti chitarristi.
Nel post ci trovate le dichiarazioni di Dave Sitek dei Tv on The Radio, di Dean Spunt e Randy Randall dei No Age e di Nick Harmer dei Death Cab For Cutie. C’è stato chi però, tempo fa, a Micheal Jackson ha dimostrato in modo plateale il suo disappunto. Di chi sto parlando? Fate un salto dopo il link.
Continua a leggere: Micheal Jackson e la sua influenza. Il degno ricordo dell'indie rock
Quando si dice fare i video a zero budget. Prendete ad esempio questo nuovo video di Jarvis Cocker: girato con una telecamera, due casse, un microfono e un po’ di balletti sconclusionati.
La canzone è Angela, primo singolo estratto da “Further Complication” il nuovo disco dell’ex cantante dei Pulp. Il disco prodotto da nientemeno che Steve Albini, la mente dietro ai successi di Nirvana, PJ Harvey e Pixies solo per dirne alcuni, uscirà per la Rough Trade ad inizio della prossima settimana.

Se c’è un artista che contraddistingue un modo di fare, musicalmente parlando, tutto britannico quello per me è Jarvis Cocker. Con il suo gruppo, i Pulp, è stato uno dei nomi più sottovalutati del calderone chiamato brit-pop nonostante fosse la mente dietro a due dei dischi più importanti degli anni ‘90: “Different Class” e “This Is Hardcore”.
Nel 2006 ha pubblicato il primo album solista, intitolato “Jarvis”, e ora a distanza di tre anni esce su Rough Trade con un nuovo lavoro intitolato “Further Complications” e prodotto nientemeno da Steve Albini.
E per anticipare il tutto su jarviscocker.net si può ascoltare e scaricare gratuitamente Angela il primo estratto dal disco.