
Facciamo una scommessa. Così: per gioco. Scommettiamo che alla fine di questo 2010, quando saremo tutti impegnati a stilare classifiche e a discutere su quale disco sia stato più o meno rilevante per l’annata trascorsa, “Infinite Arms” non mancherà tra quelli in ambito indie. E occuperà le primissime posizioni.
Proviamo a farne un’altra. Scommettiamo che questo nuovo lavoro dei Band Of Horses incuriosirà anche chi di indie non ha mai sentito parlare ed è incollato alle chart degli artisti del mainstream. Magari non entrerà nelle top 10, ma non sarà relegato oltre la 20esima posizione.
Se le scommesse saranno vinte, sarà l’ulteriore dimostrazione che questo disco possiede il raro dono di unire l’originalità alla capacità di raggiungere un pubblico più vasto (e spesso -ahimé- disattento). Per dirne una: recentemente i Band Of Horses sono stati incensati anche da Kristen Stewart.
Ricordate Perry Farrel? Liriche stralunate perfettamente interpretate da una voce acuta, disincantata eppure lucidissima; bene, questo è il primo nome che mi viene in mente per Band of Horses, ma anche Neil Young, in un richiamo costante alla west coast nelle atmosfere e nelle sonorità.
Musica “universale” anche se di chiara matrice indie; un disco all’ attivo Everything All The Time, uscito (ormai da un anno) per la Sub Pop ha reso la band di Seattle una delle novità migliori del panorama indie rock americano.
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