La pirateria non sta assolutamente uccidendo la musica: ad esserne sicuro è Ed O’Brien, il chitarrista dei Radiohead che, partecipando al Midem di Cannes, è ritornato sull’annosa questione che vede contrapposta l’industria musicale al P2P illegale di contenuti protetti da copyright.
“Devo ammettere che ho un pò di problemi quando mi tocca ascoltare il parere di discografici che vengono da me affermando che la pirateria sta assassinando la musica e di conseguenza i loro affari. Il mio punto di vista è che si, i pirati non comprano i dischi che scaricano tramite il P2P, ma comunque reinvestono i loro soldi andando a vedere più concerti, o comprando semplicemente più magliette dei loro cantanti e gruppi preferiti.
Non dimentichiamo che siamo nell’era digitale, e che i discografici, per rimanere a galla, devono rimodulare il loro modello di business esattamente come in qualsiasi altro settore coinvolto dall’avvento di Internet. Qualche idea al riguardo? Bisogna dare spazio ad artisti e generi musicali considerati attualmente di nicchia, e c’è da riorganizzare i siti che vendono legalmente album e brani, proponendoli al pubblico ad un prezzo equo per concorrere concretamente con il P2P, altrimenti la gente continuerà giustamente a reagire all’ottusità dell’industria musicale sentendosi in diritto di scaricare canzoni senza pagare nulla.”
E voi, cosa ne pensate al riguardo?
via | Midem
obiwan73
24 gen 2010 - 10:02 - #1sono pienamente daccordo…. l’industria discografica è una vecchia tr o ia che non si sa rinnovare e pensa solo ai propri profitti pure di resistere nel breve periodo.
matteofano
24 gen 2010 - 12:37 - #2Scaricare senza pagare è un reato,quindi mi stupisco sempre leggendo queste cose..però comunque una parte di verità c’è.
b3rlin
24 gen 2010 - 13:21 - #3non è il download illegale che sta ammazzando il mercato ma i prezzi eccessivamente alti dei cd. Ci sono dischi di cantanti famosi che costano 12 euro a fronte di altri che ne costano 19 se non 21. La cosa diventa ancora più imbarazzante se confrontiamo il mercato italiano con quello spagnolo, qua da noi la musica mediamente costa un 33% in più. Tutti buoni e bravi in spagna? O piuttosto li le case discografiche hanno capito che abbassando i prezzi si vende di più?
Knick
24 gen 2010 - 13:34 - #4Se apprezzi un artista o un gruppo e la loro musica il disco glielo compri, anche per supportarli e perché avere un file o un masterizzato fa quasi tristezza. Al contrario, se senti passare pèer radio o in tv una canzone che reputi interessante ma il tutto si ferma li, scarichi, comprare un disco per uno o due pezzi sarebbe uno spreco. In poche parole calano le vendite se cala la qualità, quindi si scarica, cioé si seleziona e si fa una sorta di cmpilation..
morteaitokiohotel
24 gen 2010 - 13:51 - #5Cioè che ammazza la musica è la scarsa cultura della gente.
Si inizia dai ragazzini che vanno solo alle cover band di Vasco, Si passa dal locale che per farti suonare chiede che gli porti come minimo 50 persone e si arriva a discografici attaccati al modello di buisness di 30anni fa…
morteaitokiohotel
24 gen 2010 - 13:56 - #6Berlin il discorso che fai sulla spagna è assurdo. Là i cd costano meno perchè hanno l’iva al 4% sui cd e sui libri mentre qua in italia è al 20%
giogio19
24 gen 2010 - 14:33 - #7calano le vendite se cala la qualità, quindi si scarica, cioé si seleziona e si fa una sorta di cmpilation..
QUESTO!
b3rlin
24 gen 2010 - 15:00 - #8tokio hotel non è solo un problema di iva e anche se fosse solo quello si potrebbe traquillamente abbassare non vedo dove sia il problema. Ti faccio un esempio tutto italiano: il cd di kelly clarkson è arrivato nei negozi a 12€ quello di arisa costava 15,99 e l’iva è uguale. Il cd di lily allen in italia costava 17 euro quando uscì mentre sui siti specializzati costava 9, il box della spears qua da noi costa sui 140, in america nei negozi ma anche online costa 80 dollari cioè meno della metà. Ora se tu sei fan, lo compri qua da noi o ti rivolgi ai mercati online? Non è vero che la gente nn compra + musica ma la scarica, se permetti a parità di prodotto acquisto dove spendo meno ;)
morteaitokiohotel
24 gen 2010 - 15:05 - #9Berlin, il tuo discorso starebbe in piedi solo se Ed O’Brien parlasse del mercato italiano, pero’ lui parla della crisi mondiale dell’editoria musicale, quindi il comprare in italia, spagna, uk o usa per loro non cambia nulla.
Anche il mio discorso sulle cover band e sui locali è prettamente italiano, pero’ il modello di buisness no.
carmila
24 gen 2010 - 15:07 - #10Perfettamente d’accordo con O’Brien, la gente va messa in condizione di fruire maggiormente della musica, sia su cd che live. Ed è vero che l’industria musicale è il comparto produttivo più retrogrado, ottuso e ingordo che esista. I discografici non si rendono conto che la musica è cultura e va diffusa con ogni sforzo possibile esattamente come si fa con i libri. E l’Italia è ancora all’abc, va alfabetizzata musicalmente.
Un unico appunto x i Radiohead: è anche vero che se in alcuni paesi, come in Italia, loro fanno una sola data e sempre nella stessa città, non sono poi così diversi dai discografici.
mapoberlin
24 gen 2010 - 21:52 - #11non è ancora arrivato il momento del 2.0?
Facco
25 gen 2010 - 13:50 - #12Sono d’accordo… basta pensare a chi è in cima alle classifiche negli ultimi anni.. hanna montana, lady gaga, katy perry, jonas brothers black eyed peas, tokio hotel… tutta gente che più che di talento vivono di pubblicità, gadget, comparsate tv e mille autori e produttori che fanno il grossso del lavoro… questo mette in ginocchio però tutti gli altri che bene o male non si piegano a sto livello.. e questo è davvero triste…
chiara86
26 gen 2010 - 12:12 - #13poi dici perchè ami i radiohead…di certo la buona musica si compra comunque…