
Si è appena concluso un decennio ed è quindi il momento di tirare le somme. Cosa è successo negli ultimi dieci anni di musica italiana? In linea generale quello che è successo un po’ in tutto il mondo: ottima musica lontano dal main$tream e robaccia proposta ogni ora del giorno sui canali tradizionali. Però noi in Italia ci portiamo dietro anche altri problemi, che andrebbero risolti nei prossimi dieci anni. Vediamo quali.
Età media elevata e tradizionalismo: Questo è il punto più importante: se guardiamo quali sono gli artisti italiani che hanno venduto di più in questo decennio, troviamo quasi solo “dinosauri” già famosi dieci, venti, trenta anni fa. Qualche nome nuovo in grado di vendere molto è arrivato (Tiziano Ferro o i Negramaro…), ma è incredibile vedere come siano solo eccezioni. Questo problema è comunque un problema legato all’Italia in generale, lo si può notare in molti altri campi e viene perennemente alimentato dalla comunicazione di massa (Sanremo, ospitate della domenica ecc..) che continua a puntare su un target di fascia di età decisamente avanzata. In più siamo un paese tradizionale nel midollo, l’abbiamo nel sangue… il problema è che “tradizionale=vecchio”.
In radio e tv passa solo un genere: Quanto è sconfinato il mondo della musica? Quanti generi e sottogeneri esistono? Allora perchè si continua a puntare esclusivamente su un genere solo, ovvero il pop melodico da sole-cuore-amore?? E’ un genere che rappresenta una piccolissima percentuale, su cento persone che fanno musica quanti fanno pop melodico? Seriamente, pensiamoci. Qui poi ci si riallaccia al discorso della tradizione, siamo sugli stessi clichè musicali da anni e anni. Che poi non sarebbe neanche un problema tragico, se non fosse che in questo modo è rimasta nell’ombra (o nella semi-ombra…) tutta la musica migliore (e ce n’è stata tanta e pure di altissimo livello) che il nostro paese ha proposto negli ultimi dieci anni.
I talent show: Va bene, hanno in qualche modo dato una mano all’industria musicale in crisi e hanno regalato parecchi “sogni adolescenziali” a migliaia di ragazzine, ma se parliamo di musica, sono stati più un danno che altro. Oddio, non è che una Noemi o un Marco Mengoni siano peggio di tanta musica italiana che ci hanno propinato negli ultimi dieci anni… anzi… però la linea generale è piuttosto scarsa e si riallaccia tranquillamente ai problemi dei primi due punti. Che musica esce da quei programmi??? Un solo genere, vecchio e tradizionale. Esempio massimo Mengoni, che ha dimostrato di poter fare qualcosa di buono ma poi una volta sul mercato si è trasformato automaticamente in una cosa che chiamerei “il solito”… come quando si va al bar o al ristorante: “Cosa le porto?”… “il solito grazie”. Senza contare il problema di fondo dei talent show, ovvero che spesso non sono altro che gare canore/karaoke. Quando si capirà che per fare Musica la voce può passare in secondo piano?
Non si crea cultura: Se in televisione si continua a elogiare l’ignoranza (in tutti i campi, basta vedere i programmi trash) c’è poco da fare. Ho sentito addirittura etichettare i Velvet Underground come “a-musicali” o gli Afterhours come “alieni”, per poi magari elogiare il Michael Bolton di turno (sembra una barzelletta…). Ora, la musica può essere sia cultura che intrattenimento ed è forse giusto che esista anche quella di puro intrattenimento (che mondo sarebbe senza?). Il problema è che viene proposta solo quella. In USA ci sono programmi seguitissimi (quelli di Letterman, Leno e compagnia bella) in cui vengono invitati artisti e gruppi di qualsiasi tipo e genere, stesso discorso in Inghilterra con Jools Holland, da noi invece tutto ciò è impensabile. Senza contare tutta l’ipocrisia gratuita a cui siamo abituati, in cui tutti sono bravissimi e tutti sono i migliori… così non si crea cultura.
Internet, siamo indietro: Abbiamo 13 milioni di iscritti a Facebook (1/5 della popolazione) ma un mercato digitale di dimensioni infime (siamo a livelli di paesi con 1/10 della nostra popolazione…). Dov’è il problema?? Infrastrutture?? Forse, ma è un problema prima di tutto di mentalità. In altri paesi Internet ha già un influenza superiore ai media tradizionali (tv e radio) da noi non è così, Internet conta ancora pochissimo. Quel che è successo con gli Arctic Monkeys in UK, da noi è impensabile (e stiamo parlando di 4 anni fa…). Manca la cultura dell’informazione musicale (rialacciandomi al punto precedente), siamo un popolpo di ascoltatori passivi che ascoltano solo quello che viene proposto dall’alto dai media tradizionali: Internet invece è universale, basta volerlo e ci si può fare una cultura immensa, il problema è che nella nostra mentalità non c’è questa volontà. Probabilmente però le cose stanno già iniziando a cambiare e con un po’ di fortuna fra qualche anno anche da noi Internet modificherà la situazione generale grazie alla “libertà di scelta” che esso offre.
Per fortuna questo decennio ci ha lasciato parecchi progetti musicali made in Italy che fanno sperare in un futuro migliore. Bisogna ripartire da quelli (e da progetti come quello dell’immagine che trovate in cima al post), cercando di risolvere questi cinque punti, cercando quindi si svecchiare il più possibile tutto il mondo che ruota attorno alla musica italiana. Per farlo però bisognerebbe però chiudere l’occhio che guarda verso i Talent Show e aprirne uno su Internet.
clauderouges
04 gen 2010 - 21:04 - #51Ma è un post sugli Uochi Toki o sulla musica in Italia?
zago_soundsblog
04 gen 2010 - 21:14 - #52guarda, basta cercare su internet ci sono siti aggregatori di pareri di cirtici e semplici utenti (ma non sprovveduti), medie voto e tutto il resto. L’opinione comune è quella: chi ha una certa cultura musica disprezza allegramente i lavori di britney spears (poi..DI britney è sbagliato visto che lei ci mette sono la faccia e la voce a computer, semmai bisognerebbe dire dei produttori di Britney)…non è un caso. Come non è un caso che è praticamente impossibile trovare qualcuno che abbia una cultura cinematografica ampia che dica che un cinepanottone natalizio sia “un film di qualità”, magari è un film che svolge il suo compito (intrattenere, come britney e compagnia del resto), ma non puoi certo confrontarlo con un film di Lynch, Miyazaki o dei fratelli Coen. A me può piacere Shark Attack 3 perchè è talmente fatto male che fa ridere di brutto ma è ovvio che è un film tremendo…
(Mi pare di averti fatto già questo discorso ma non ricordo se eri tu o meno quindi lo ripeto)
Ti piglio due album, Kid A dei Radiohead e Funeral degli Arcade Fire, è possibile che siano presente in tutte (tutte) le classifiche (autorevoli) di fine decennio??? si sono messi tutti d’accordo o veramente sono album di valore oggettivo?? (stesso discorso per Zu e Uochi Toki, se cerchi qualche classifica italiana dell’anno quasi sicuramente li trovi)
O ancora…chi segue Britney Spears e compagnia lo sai meglio di me che la maggioranza ha una fascia di età “teen”. Ora anche con tutta la buona volontà del mondo è ovvio che uno a quell’età non abbia una conoscenza tale (proprio per motivi di tempo esistenziale) in materia per poter riconoscere una qualità oggettiva. E’ quindi altrettanto ovvio che 10 pareri di gente “acculturata” siano molto più oggettivi e reali di 10000 tredicenni che non hanno mai ascoltato musica in vita loro e non sanno manco chi erano i Beatles per dire…
Luca@111
04 gen 2010 - 21:43 - #53@ zago: riassumendo: parli di qualità oggettiva, stabilisci che la qualità oggettiva è data dal riconoscimento generale dei critici musicali ma non si riesce a capire quali partiture musicali, quali testi e quale voce o intonazione debbano avere cantanti, compositori, canzoni o dischi… cioè la qualità è una percentuale di voti e non una virtù o un insieme di virtù intrinseche…
Trovo orripilanti i cine-panettoni, ma devo dire che non c’è un singolo film dei Flli Coen (li ho visto tutti) che mi sia davvero piaciuto e a cui riconoscerei un minimo di qualità. Per me al cinema il massimo di qualità la darei a molti film di Monicelli per esempio, a cui peraltro molti critici danno voti alti… ma francamente preferisco pensare con la mia testa e non andare a percentuali.
Io personalmente credo che la qualità che tu cerchi per risolvere i problemi da te segnalati non possa essere ricercata in fenomeni di nicchia che sappiamo entrambi nascere come tali, vivere come tali e morire come tali, ma da una qualità che ricerchi anche, e sottolineo anche, la popolarità, che non scelga solo soluzioni impossibili a livello testuale e musicale, ma che renda facili ciò che è difficile senza scorciatoie. Questa è la vera qualità: una sfida, un difficilissimo equilibrio. Per paradosso è sin troppo facile fare i colti, i dotti, i ricercati e gli originali. Il difficile è essere originali e popolari assieme. Modugno c’era riuscito, Battisti c’era riuscito, i Beatles l’hanno fatto (su Elvis qualche dubbio ce l’ho pure io), i Pink Floyd ancor meglio… ma senza timore di essere eretico ci sono riusciti (non in tutto, spesso indulgevano più alla popolarità che all’originalità, ne convengo) pure gli Abba (e già ti vedo strabuzzare gli occhi…)
;-)
zago_soundsblog
04 gen 2010 - 22:06 - #54per riconoscere la qualità bisogna uscire dall’ascolto fatto per il piacere di ascoltare. E’ come andare al cinema e non lasciarsi trasportare dal film ma analizzare le componenti qualititative del film stesso. Io per primo mi ritrovo ad ascoltare (con piacere) mezze sozzerie in discoteca per 5 ore e faccio fatica ad ascoltare più di 1/2 ore consecutive Zu o Uochi Toki, ma questo non vuol dire nulla.
Come non vuol dire nulla il fatto che la qualità debba essere ricercata nel mix di originalità e popolarità. Quella fa la “grandezza” di un artista non la sua qualità.
Per dire, i Pink Floyd hanno avuto la fortuna di vivere in un periodo storico in cui non c’era la situazione attuale a livelli mainstream e in cui anche suoni originali (sperimentali?) vendevano a tonnellate (non solo a tonnellate…i Pink Floyd vendevano praticamente più di tutti negli anni ‘70), ma la loro qualità sarebbe stata la stessa sia che avessero venduto milioni e milioni di copie (come è stato) o che avessero venduto quanto i Velvet Underground. Quello che cambia in questo caso è appunto la “grandezza” storica o l’impressione di “grandezza” che si ha di un’artista, ma la qualità è quella e rimane tale, gli album sono quelli e rimangono tali…
Luca@111
04 gen 2010 - 22:56 - #55@ zago siamo sempre lì: la “grandezza” storica da dove viene se non dalla qualità? Come dire che Leopardi in realtà è una mezza sega di poeta o non particolarmente grande o fortunato nel suo contesto storico (non fiu così) ma siccome alle elementari, alle medie e alle superiori fanno imparare a memoria “A Silvia” allora è grande…. No, è grande perché è qualitativamente eccelso e popolare al tempo stesso. Dove per “popolarità” non si deve intendere tanto il numero di copie vendute, ma la capacità comunicativa. Questa per me è un elemento essenziale della qualità.
zago_soundsblog
04 gen 2010 - 23:38 - #56la grandezza storica è qualità+popolarità
ma la qualità rimane la stessa a prescindere dalla popolarità
fasti5
04 gen 2010 - 23:42 - #57Anche secondo me la qualità non la fa la storia. Se sono passati 10 anni e stiamo ancora parlando della Spears non è certamente per le canzoni che fa o per la sua musica, ma sempre e comunque per il contorno, per l’immagine. Si parlava della Spears all’inizio perchè aveva la sua immagine innocentina che strizzava l’occhio a quel voyerismo adolescenziale che acchiappava tra la fine dei 90 e l’inizio dei 2000, poi con la palla rosa si era rifatta il seno, poi è diventata una “slava” per noi, poi si è rapata, poi i figli, poi la droga .. insomma, se si parla ancora è per tutto il contesto che riguarda quello che dovrebbe essere la cosa principale, cioè la musica. I costumi, i video, il pitone ai VMA. Insomma, non c’è ricordo musicale.
clauderouges
05 gen 2010 - 09:32 - #58Sono d’accordo con Zago, popolare non è sinonimo di qualitativo. I film di Vanzina vendono tanto solo perché li guarda anche chi non va mai al cinema il resto dell’anno. Così anche fenomeni come Giusy Ferreri o Britney Spears vendono tanto perché sono fenomeni di costume più che di musica e quindi vendono anche alla casalinga a cui della musica non interessa nulla. I Pink Floyd e compagnia bella sono diventati popolari perché hanno avuto la fortuna di vivere in un periodo in cui la musica era considerata importante de tutti. La gente normalmente perlava di musica come noi ora parrliamo di calcio e del grande fratello. Non è un caso che negli anni 70 le riviste di musica andassero e oggi le comprino solo quei quattro “invasati” (aldilà del fatto che le riviste specialistiche oggi vendono comunque meno a causa di internet). Oggi la musica è scesa ai gradini più bassi delle priorità. Come mai la gente si compra Sky, va al ristorante, si prende la Play per i figli, il tv da 70 pollici e poi si lamenta se deve spendere 15 euro per un cd? Semplicemente perché non gliene frega un tubo della musica. Per quanto riguarda i critici sono (di norma) persone che hanno ascoltato molta musica e quindi hanno dei metri di paragone. E’ ovvio che se uno ascolta solo le canzoni che gli fanno sentire in tv conosce solo quelle e gli sembrano le più belle del mondo. Con questo non voglio dire che Britney Spears deve ritirarsi e da domani dobbiamo metterci ad ascoltare solo Bach, ma che bisognerebbe ascoltare entrambi.
laurafrancesca
05 gen 2010 - 12:28 - #59Ognuno ha un parere a seconda dei gusti…per quanto mi riguarda c’è una partenza sbagliata cioè quella di guardare il mondo e volere che l’Italia sia l’America o che gli assomigli…seppellendo definitivamente 80% della sua tradizione e storia che invece ritengo fondamentali.
Il parmiggiano in America non riescono a farlo nemmeno se vogliono…gli Italiani di sicuro non possono fare con la lingua italiana certi stili di canzone prettamente legati all’inglese e anche cantando inglese difficilmente farebbero qualcosa di quel livello…forse uno su cento con molta fatica.
Facciamo solo musica senza voce??? Ok, io allora torno a Verdi e Chopen perché a me piace la canzone cantata e quasi sempre una voce importante…scelta personale ok, ma dopo se non vende e non spopola che famo????
Perchè si vuole pure guadagnare ed essere popolari…altrimenti va benissimo che tutta questa musica resti nelle cantine a far felici chi la fà perchè ama farla per passione e basta e la discussione è inutile.
In conclusione…se c’è pubblico la musica gira e c’è un riscontro e un passaparola alle future generazioni altrimenti no. Se il parmiggiano non piacesse a nessuno se lo farebbero quattro gatti per mangiarselo tra loro che lo vogliono e amen.
Casomai se in futuro i gusti cambiano verrà riscoperto e riprodotto.
Però il parmiggiano piace a molti…e credo non sparirà mai.
Tutte le cose belle e buone in genere piacciono alla massa per cui giungerei all fine dicendo che…se una musica non piace a nessuno o quasi forse tutta questa magnificenza non è.
Ai cinesi piacciono le uova marce…a noi no…però il parmiggiano e lo spumante gli piacciono.
Quindi alla fine non concordo in toto con chi associa massa a musica brutta …tradizionale può essere alta qualità…mica mi fà schifo il Padano perchè c’è il Reggiano, o la torta pasquale perchè assomiglia al panettone…se voglio qualcosa di simile alle uova fatte alla cinese posso anche arrangiarmi ma se non vengono come le fanno in Cina non è che sia così strano.
Quindi concludo…la musica che certi qui vogliono in Italia non ci sarà mai soprattutto a livello di prodotto discografico…meglio che vi prendete un piano e una chitarra e ve la fate da soli. E’ più facile che la pizza napoletana scompaia e che a napoli si mettano a fare hamburgher.
zago_soundsblog
05 gen 2010 - 12:44 - #60Nessuno vuole essere l’America…anzi li forse la situazione è ancora peggiore, ma almeno c’è VARIETA’. Un giorno in testa c’è un album rap, il giorno dopo uno rap, quello dopo uno country e quello dopo uno metal. Da noi questa varietà non c’è e siamo fossilizzati su un genere che poteva essere interessante decenni fa, ora puzza di vecchio ed è di una banalità disarmante.
riguardo a “la musica che certi qui vogliono in Italia non ci sarà mai soprattutto a livello di prodotto discografico”, ti ricordo che negli anni ‘70 gruppi come i PFM vendevano a palate, poi abbiamo avuto un certo Battiato che è stato il primo a vendere un milione di copie del suo disco…De Andrè…e la lista è lunga…tutta gente che faceva grande musica e aveva anche successo, semplicemente perchè i tempi erano diversi e c’era, incredibilmente, più libertà all’epoca che ora.
Ci rendiamo conto che siamo fermi alla canzone all’italiana di 30-40 anni fa, in mezzo ci sono state vere rivoluzioni musicali che da noi non sono mai arrivate (se non appunto, lontane dal mainstream o rarissime eccezioni), il punk fine anni ‘70, negli anni ‘80 il rap, post-punk, new wave, hardcore, metal, elettronica, andando avanti, grunge, trip hop e via dicendo…se ascolti la radio oggi in italia, sembra che tutte queste cose non siano mai esistite. Che portandolo sul mondo televisivo è come se qui da noi fossimo rimasti alla tv in bianco e nero, quando in mezzo ci sono state rivoluzioni come la tv a colori, la tv saltellitare o la web tv.
laurafrancesca
05 gen 2010 - 12:48 - #61Zago…la grandezza storica è qualità+popolarità
ma la qualità rimane la stessa a prescindere dalla popolarità
Per me invece
la grandezza storica è qualità(nel tempo)+popolarità(nel tempo)
la qualità si vanifica se non esiste alcuna popolarità (nel tempo altrimenti relativa)
perchè ciò che ha qualità ma non vuole mai nessuno semplicemente NON SERVE=inutile trascurabile dimenticabile
La musica che non piace già manca di una qualità importante (l’originalità è un optional questa cosa invece NO!)…se nel tempo non decolla rimane inutile.
E’ come un quadro che interessa ad uno solo…contento lui nessuno ha da ridire…e un quadro che emoziona quasi TUTTI…ha raggiunto il suo scopo e metterlo in mostra significa farlo gustare a tutti…se qualcuno dipinge qualcosa di nuovo che racchiuda quello stile o quelle sensazioni anche se meno originale piacerà lo stesso e finirà per muovere le emozioni meritando attenzione.
Difficilmente ciò che non piace in generale x lungo tempo finisce col piacere (può succedere ma è abbastanza raro forse è più facile il contrario)
Per cui i critici hanno dovuto mettersi l’animo in pace e Battisti è un must della musica leggera mentre tanti altri che hanno giudicato originalissimi non ce li ricordiamo più e tra 100 anni manco sapremo che sono esistiti.
laurafrancesca
05 gen 2010 - 13:06 - #62Zago concordo che non c’è molta varietà ma nemmeno è tutta musica uguale come dici tu…in Italia la tradizione è il melodico (non rock, punk eccetera) quindi dovrebbe esserci più lirica ( di Bocelli ce n’è solo uno), esserci la musica leggera italiana stile classico ( Cocciante, Albano, Mina) esserci quella più pop (Ramazzotti, Pausini, Ferro)quella autorale impegnata (Battiato, Consoli, Cammariere) e quella cantautorale contemporanea (Cristicchi) e tante altre che racchiudono vari generi…un po’ rock o blues…Vasco, Ligabue,Zucchero…
Quello che manca sono le nuove leve non i generi…il problema è che tu vorresti che la musica che c’è in Italia fosse tipo quella dei paesi anglosassoni o americani che hanno una storia culturale e musicale diversa…vorresti gli hamburgher italiani invece del parmiggiano (la lirica) vorresti il burro d’arachidi invece dell’olio d’oliva (la canzone classica italiana)…chi fà generi punk o rock all’italiana difficilmente riuscirà a reggere il confronto perchè qui c’è una lingua e un pubblico diverso…è appunto un pretendere di fare il parmiggiano in America dove non c’è lo stesso ambiente e prodotti di partenza…ci hanno provato è uscito altro.
Per fare quello che vorresti tu ci vorrebbe una scuola che preparasse i ragazzi alla musica straniera da piccoli e che non avesse la cultura italiana…sarebbe un po’ snaturalizzante.
E le case discografiche vogliono andare sul sicuro per cui se proprio ci saranno novità estere che spopoleranno allora forse decideranno che il gioco vale la candela provando vie completamente diverse altrimenti è come mandare allo sbaraglio la fanteria…non se ne parla.
zago_soundsblog
05 gen 2010 - 13:07 - #63Non è così. Un disco dei pink floyd rimane qualitativamente tale che abbia successo/popolarità o meno. Non è difficile, i suoni sono quelli, sono INCISI, fermi, sono loro. Quel che cambia il successo è l’immagine che la massa ha verso un artista, che può appunto influire sulla visione di “grandezza storica” che si ha di un artista.
I Velvet underground o i Joy Divison non hanno mai avuto un vero successo popolare, ma solo nell’ambiente dei musicisti. i Joy Division hanno influenzato più artisti che madonna e michael jackson messi insieme. Sono rimasti “di culto”, ma un culto che ha fatto migliaia di figli e nipoti. E quel briciolo di popolarità che hanno lo hanno esclusivamente perchè pian piano, negli anni, sempre più gente si è accorta che “cavolo 30 anni fa, questi facevano queste cose e hanno influenzato millemila gruppi di oggi”. Ma non è la popolarità che dici tu, non è successo, non sono copie vendute, non sono canzoni su RDS o video su MTV…
Il dover piacere è assolutamente secondario se si vuol fare musica. Sfido a trovare un bambino a cui non piacciono le sigle dei cartoni animati…visto che piacciono parliamo di qualità?? Capisco che è un esempio estremo, ma non credere che sia come età del target sia come concetti alla base di un certo tipo di musica, sia tanto lontano da quello di cui stiamo parlando.
zago_soundsblog
05 gen 2010 - 13:11 - #64L’ultima frase la quoto, è ovvio, specialente in tempo di crisi, che il rischiare sia l’ultima cosa che si dovrebbe fare…meglio soldi facili….ma è tutto il sistema che dovrebbe cambiare, consumatori in primis.
riguardo a “( di Bocelli ce n’è solo uno), esserci la musica leggera italiana stile classico ( Cocciante, Albano, Mina) esserci quella più pop (Ramazzotti, Pausini, Ferro)quella autorale impegnata (Battiato, Consoli, Cammariere) e quella cantautorale contemporanea (Cristicchi) e tante altre che racchiudono vari generi…un po’ rock o blues…Vasco, Ligabue,Zucchero…”
queste sono solo sfaccettature di un macro genere che è “il pop italiano”, perchè Vasco fa fatica ad essere Rock, Zucchero pure, e la differenza fra un cocciante e un ferro è nulla se si pensa a tutta la musica che c’è la fuori, questo è un “gruppo” che rappresenta si e no un 5/10% dei generi che esistono sul mercato…
Luca@111
05 gen 2010 - 13:16 - #65Nessuno ha detto che la qualità è popolarità, ma sicuramente UNA delle componenti è la capacità comunicativa e a sua volta UNA delle componenti della grandezza storica è la qualità. Piaccia o non piaccia. Se la grandezza è storica è perché ha lasciato un segno qualitativo, ha cambiato la storia della musica (come della poesia, della pittura e quant’altro) ed ha saputo comunicare. L’arte se non è comunicativa, se raggiunge 4 addetti (o dovrei dire 4 adepti) è sterile. E ciò che è sterile non è di qualità. Non dà frutto. Inutile che ce la raccontiamo.
Luca@111
05 gen 2010 - 13:22 - #66Quanto ai Velvet Underground o ai Joy Division ora hanno una popolarità. Ciò significa che, non capiti ai loro tempi, ora lo sono, come è successo a Leopardi. Ecco allora che vieni dalla mia parte quando dicevo che occorreva del tempo per giudicare la qualità. Il fatto che siano imitati e siano divenuti popolari dopo è una prova. Siamo sicuri che agli Zu capiterà quanto successo ai Velvet Underground? Tu ne sembri certo (e rispetto l’opinione); io preferisco attendere. Solone diceva che di un uomo si può dire che è felice solo dopo la sua morte, guardando la sua vita. Io dico che di un’artista si può vedere la sua vera qualità solo nel tempo, dalle tracce lasciate, dai cambiamenti effettivi portati, dagli effetti concreti della sua pretesa originalità, dalla popolarità raggiunta (anche nel tempo),dalla capacità di comunicare. L’arte per l’arte è ipocrita. E’ l’arte di chi non ce la fa a raggiungere un pubblico. Come la volpe all’uva.
zago_soundsblog
05 gen 2010 - 13:34 - #67è una popolarità diversa…se tu chiedi a qualsiasi ascoltatore passivo di musica (che sono la maggiornaza e sono quelli che fanno girare tutto) chi sono, non li conoscono di certo. Hanno acquistato popolarità fra gli addetti ai lavori, fra chi è veramente appassionato di musica e la segue in modo attivo e fra i giovani musicisti. Ed è la stessa popolarità che hanno oggi tanti gruppi reputati come “sconosciuti” dai più, come possoo essere i nomi di prima o tantissimi altri a livello internazionale. Gli Animal Collective per esempio (che possono non piacere), a parte gli appassionati in quanti li conoscono? passano i pezzi per radio? Però sono popolari nell’ambiente e il loro ultimo album è stato consacrato a pieni voti ovunque.
riguardo l’altro commento, non ha senso.
Quindi tu dici che se Dark Side Of The Moon vendeva 200 copie invece di 40 milioni era un album “qualitativamente scarso”, perchè vendendo 200 copie non ha lasciato segno di popolarità?? Giuro, non capisco. L’album è quello e quello rimane, tutte le cose successive possono aumentare o meno la fama, la grandezza e tutto il resto ma se un album è un buon album, qualitativamente tale lo rimane che venda 1 copia o 100 milioni.
Quindi Armin Zöggeler è uno sportivo qualitativamente scarso perchè lo conoscono in 4 gatti??
Quindi se la popolarità di un Michael Jordan rimaneva confinata agli states e quindi per il resto del mondo era uno sconosciuto, voleva dire che nell’ottica di un’italiano era qualitativamente scarso??
Quindi visto che…che so…Eraserhead lo conoscono in pochi, è un film scarso? quando però magari ha influenzato (per dire e…) tutti i film horror successivi, magari best seller assoluti e “ricordati” dopo svariati anni dai “non cinofili” e dalla “massa-passiva”??
zago_soundsblog
05 gen 2010 - 13:59 - #68O ancora, Psycho Killer in Italia la conoscevano in pochi, poi è stata cantata ad X Factor e automaticamente l’hanno conosciuta in 2/3 milioni di persone (non so i dati auditel). Non è che 30 anni fa era di qualità bassa poi oggi che la conoscono in più persone è diventata miracolosamente di qualità.
Lo stesso…Piero Ciampi, in quanti lo conoscevano prima che Morgan infilasse il suo nome ogni due parole?? Ma Ciampi ha sempre fatto grande musica, indipendentemente da Morgan e la popolarità che gli ha dato.
E il discorso, con un po’ di cinismo, lo si può applicare a quegli artisti che muoiono improvvisamente, acquistando fama, popolarità. La loro musica era di qualità o meno, indipendentemente dalla poplarità legata alla morte…in poche parole, era di qualità anche se rimanevano in vita sconosciuti o semisconosciuti.
clauderouges
05 gen 2010 - 14:06 - #69@laurafrancesca: Effettivamente tutti i cantanti che citi non sono poi così diversi l’uno dall’altro e appartengono più o meno allo stesso genere musicale. Non è vero comunque che la qualità si misura con la popolarità, soprattutto in una società musicalmente impreparata come la nostra. Potrebbe essere vero in altre società di altri tempi o paesi, non nell’Italia del 2000. Anzi, da noi spesso si verifica il contrario. Perché Giusy Ferreri spopola e i Cluster nessuno se li fila? Eppure non c’è tanto da discutere sulla qualità musicale di questi due nomi. Per chi se ne intende un po’ di musica è chiaro che la prima altro non è che una brutta imitazione con una voce mediocre e canzoni banali e malfatte e i secondi ottimi musicisti, arrangiatori e cantanti. Questo, concedimelo, è assolutamente oggettivo. Se poi la maggior parte della gente non capisce un acca di musica e allora questa oggettività non viene colta questo è un altro discorso. Per quanto riguada il tornare a Verdi o Chopin (si scrive con la “i”) tu lo scrivi come provocazione, eppure io sono convinto che in Italia bisognerebbe che li si conoscessero veramente un po’ meglio questi musicisti classici, noi siamo troppo chiusi nel nostro presente. In quanto al Parmigiano (che suppongo si scriva con una “g”) non mi sembra che l’esempio calzi molto con il discorso. Dei canoni oggettivi per valutare la musica ci sono, oltre ovviamente a quelli soggettivi basati sulle emozioni. E’ ovvio che a me può piacere la Ferreri, se mi ricorda le vacanze, la mia prima morosa o se ha un testo in cui mi rispecchio, ma è altrettanto ovvio che la musica può, e dovrebbe, esser giudicata anche con canoni prettamente musicali; la tecnica compositiva, l’armonia, ecc. Anche molti testi sono oggettivamente banali. Niente metrica, niente rime o rime banali, nessuna metafora o metafore sentite e risentite mille volte. Insomma i criteri di giudizio ci sono. Bisogna conoscerli per applicarli.
Luca@111
05 gen 2010 - 14:20 - #70io dico che Dark Side Of The Moon ha venduto 40 milioni di dischi proprio perché era qualitativamente ineccepibile e dentro tale qualità v’era la capacità di comunicare. Quanto ai Velevet Underground ormai li conosce pure mia nonna. E mia nonna conosce pure Armin, credimi: legge il giornale tutti i giorni, comprese le pagine sportive. Dai, ora non puoi ridurre la loro reale fama solo per portare acqua al tuo mulino e del resto non puoi nemmeno ridurre la qualità a quello che dicono solo gli addetti ai lavori. Han preso gran belle cantonate pure gli addetti. Suvvia. Poi, è contraddittorio dire che la qualità è roba per pochi o la sanno riconoscere solo poche persone e poi lamentarsi perché la musica di qualità non è diffusa. Allora la vuoi per pochi o per tutti? Botte piena o moglie ubriaca?
Quanto a Psycho Killer c’è pure un sacco di gente che ritiene allora come ora che sia tra le cose meno belle dei Talking Heads… e allora che vogliamo fare? Crocifiggerli? C’è gente che non ritiene che sia un prodotto di qualità né prima né ora…
zago_soundsblog
05 gen 2010 - 14:29 - #71quindi DSOTM era un grandissimo disco, e quelli precedenti che han venduto 10 volte in meno sono da buttare? i lavori con Syd?
Giusto perchè una news di oggi, Stadium Arcadium dei peppers vale di più di un Mother’s Milk??, gli U2 di inizio ‘00 vendevano di più dei tempi di The Unforgettable Fire ma la qualità è scesa a livelli abissali.
Non c’è assolutamente correlazione fra qualità e successo…e basta guardare qualsiasi classifica di vendita per accorgersene.
Luca@111
05 gen 2010 - 14:59 - #72Han venduto molto pure quelli precedenti che rano qualitativamente validi.
The unforgettable fire ha di fatto venduto più dei successivi perché continua a vendere ancora. Inoltre che la qualità non coincida col successo è una tua affermazione apodittica e comunque se la pensi così è inutile arrabbiarsi o stupirsi perché in Italia chi per te produce qualità non abbia successo. Vista la tua affermazione non potrebbe essere altrimenti visto che qualità e successo non possono andare d’accordo
laurafrancesca
05 gen 2010 - 15:49 - #73Allora…
1 Se Pavarotti,Bocelli, Ramazzotti, Vasco Rossi, Battiato e Cristicchi sono più o meno uguali allora francamente sono più o meno uguali tutti quelli che cantano rock. punk, hip-pop eccetera…parlo di stile e pure di musica…il problema è che sono italiani tutti e li vedete più uguali…come gli inglesi sono più uguali tra inglesi rispetto a ramazzotti che tra i primi dieci in classifica sarebbe la mosca bianca.
2 Concordo con Luka…se viene conosciuto un arista dopo nel tempo significa che non è stato dimenticato e che magari una parte minore di gente l’ha ascoltato e apprezzato per poi mettere a frutto quello che ne ha preso…tra l’altro sono gruppi che non sono sconosciuti io ho 40 anni e sò perfettamente chi sono i velvet underground e conoscevo perfettamente molte canzoni che dite poco conosciute come psycho killer…significa che pur essendo italiana sono musiche che girano e riportano vuoi in tivù, cinema o altro…non è musica morta e dimenticata semplicemente torniamo al discorso di prima…è musica non italiana e quindi meno praticabile a livello pratico da artisti italiani…figuriamoci chi non la conoscerà nei rispettivi paesi…magari saranno famosi come qui da noi lo è Tenco o Bindi (ci sono infatti montagne di cover di questi pezzi)…che per la cronaca chi ha 50 anni li conosce perfettamente se non sono vissuti con la testa piantata nel terreno…e per chi è più giovane e ascolta la musica che passa e và forse meno ma basta stare in tivù li nominano e fanno passare ogni due per tre…anche Bindi quest’anno l’ho sentito fare almeno 4-5volte nelle trasmissioni popolari mica x-factor era così originale.
3 E’ evidente che ci sono artisti che creano e non emergono…forse non sono al passo coi tempi oppure la loro creazione è in qualche modo geniale ma incompleta…nel tempo qualcuno la perfeziona ed emerge anche al posto loro…è la musica che vince non l’artista nel tempo.
Per cui anche chi riprende e sà far valere cose “vecchie” ha un suo valore e una sua forza…del resto chi ci dice che Michelangelo non abbia preso anche da chi c’era prima…però era geniale di suo e il fatto che abbia saputo creare e imporre tanto lo rende un genio.
Anche la storia della qualità è molto relativa…qualcosa di semplice ora e che tutti possiamo ritenere una bazzecola magari 50anni fà era una cosa particolare e difficile. E alla fine conta di più la memoria e quello che porta in termini di emozione che non inventare per forza chissà quale nuova diavoleria, stile o roba nuova.
La musica di Verdi pur se disprezzata dai colti e critici dell’epoca ha spopolato e rimane costante nel tempo fino ad oggi e continua a piacere…Leonardo piaceva nel rinascimento e piace anche ora…se ci fosse qualcuno che senza inventare nulla dipingesse cose nuove sul genere forse non piacerebbe??? E’ il risultato che conta, forse direbbero che non è innovativo e che sembra Leonardo ma non direbbero fà skifo è brutto o da buttare.
Quanto all’innovazione se parliamo di musica italiana i discografici avrebbero dovuto in primis ampliare rimanendo nella tradizione…anche la lirica è trascurata, possibile che in Italia dopo Pavarotti non si conosce in pratica nessuno??? Mio padre sapeva opere intere a memoria adesso un italiano giovane conosce di più la musica dei Led Zeppelin di Rossini o di Vivaldi.
Quanto a cose nuove…come sul resto mancano ma si và ad epoche probabilmente siamo in una fase di stasi generale…del resto dopo essere andati sulla luna ci sia spettava chissà quale improvviso cambiamento invece siamo fermi là…il rinascimento era decisamente un’altra cosa.
4 Le canzoni dei cartoni animati??? Sempre partendo all’uso per cui sono nate sì molte le considero proprio dei capolavori e manco sono l’unica…qui in Veneto ci sono molti gruppi che le fanno e raccolgono gente che le ascolta e le canta…sono meglio dello Zecchino d’oro e raccolgono gente di tutte le età…c’è chi si porta i figli, ci sono le generazioni dei 70 e ragazzi di 20 anni, anche studenti stranieri che si divertono un mondo e trovano la cosa un po’ strana. Senza contare che poi vendono i cd e hanno pure i siti in internet…per cui sono canzoni che rimangono nel ricordo popolare e chissà cosa riservano nel futuro…qualcuno ne farà una Hit (credo che con Goldrake sia già successo) diventeranno cover particolari o daranno vita a altre canzoni…però sono vive e chi vivrà vedrà.
laurafrancesca
05 gen 2010 - 16:42 - #74Scusa claude… stò scivendo dei papiri senza rileggermi per cui qualche errore di doppie o nome distorto mi capita (a volte posso non ricordare come si scrivono giusti quelli stranieri pardon)
Non dico che vendere sia sinonimo di qualità ma se tra 50 anni (pura ipotesi) ci fosse il mito di Giusy Ferreri allora penserei che qualcosa di grande sta tizia ce l’aveva per forza…che non si chiude solo nel fattore musica magari è un insieme di cose.
Prendo d’esempio Marilyn Monroe…sicuramente molti critici avranno detto che erano migliori come attrici altre…che sò la Crawford, però se tra 200 anni alla fine ci sarà gente che và a studiarsi la storia di Marilyn e i film che ha fatto mentre la Crawford non se la ricorda nessuno …non dico che l’altra non valesse nulla ma non aveva forse in toto le qualità per piacere nel tempo.
Negli anni 80 certi gruppi erano ritenuti fenomeni da ragazzine tipo i Duran Duran o George Michael e i critici non erano affatto simpatici nel recensire i loro lavori…parlo di George perchè lo seguo dall’82 e quindo l’ho vissuto e mi arrabbiavo molto…però dopo 25 anni sono andata a Padova a vederlo dal vivo e c’erano ancora 20mila persone per lui anche giovanissimi…last christmas è una canzone must durante il natale e le sue canzoni in tivù o in giro ci sono sempre…due anni fà fecero “careless whisper” ad Amici e su answer c’erano una decina di ragazzini che chiedevano di chi era la canzone…gli era bastata sentirla una volta magari e boom era piaciuta come era successo a me molto tempo fà.
Un giorno forse nessuno si ricorderà magari di chi è…ma penso che tra 500 anni qualche sua canzone piacerà esattamente come se fosse nuova di zecca perchè certe cose piacciono a tutti o quasi…al di là di una sterile qualità che può essere intesa come una cosa che deve essere nuova, complicata, diversa…è questo che rende grandi certi artisti e qualcuno non se lo spiega…Elvis non è indimenticabile perchè ha inventato il rock ma perchè era un concentrato di cose che altri non hanno…fascino carisma(anche vocale oltre che estetico e di eleganza nel movimento) e novità anche…il rock lo avesse creato uno con la voce brutta basso, storto e antipatico dubito che chiunque gli avrebbe dato un franco…forse sarebbe arrivato qualcuno meglio a prendere l’idea e valorizzarla.
Poi a livello puramente di musica se si vuole qualcosa di nuovo forse bisogna inventare o prendere strumenti diversi…certa musica è un frastuono di rumori e ripetizioni francamente non sò come possa essere musica di qualità quella…forse è uno sfogo caotico oppure la voglia di farsi venire il mal di testa…il gusto per l’arte e la bellezza è decisamente altro.
Invece devo dire che questa estate sono stata ad una serata blues e ho visto degli strumenti strani…c’era un americano mi pare che suonava uno strumento africano particolare che qui non esiste…notevole. Ma anche le vecchie canzoni blues con l’arrangiamento un po’ da orchestra con strumenti ad arco e la pianola…adesso che ci penso li ho ripresi con la telecamera devo andarli a rivedere.
zago_soundsblog
05 gen 2010 - 20:42 - #75attenzione non ho detto che popolarità e qualità non possano coesistete insieme, ho detto che non sono correlate.
Anzi, ti dirò fino a diciamo…metà anni ‘90 (con un buco, volendo, negli anni ‘80…vedi certe cose trash di successo assoluto), buona parte dei best-seller erano anche se non capolavori, almeno buoni dischi.
L’inversione di tendenza la si è avuta da metà degli anni ‘90 in avanti fino ad arrivare a livelli abissali ai nostri giorni. Ora travare un album decente fra gli album più venduti è come fare 13 al totocalcio.
Laura, hai tirato fuori due esempi, volendo, perfetti…gente come Duran Duran o George Michael, non facevano capolavori (cosa di cui gli anni ‘80 fra l’altro ne sono pieni…) e non han cambiato nulla nella musica che conta. Però il loro pop era buon pop, con qualche caduta di stile ma era buon pop, non banale, non trash.
Oggi trovare queste cose è rarissimo. In Italia uno dei pochi è Ferro, che ha cadute di stile (cose come Raffaella canta è da fine di carriera immediata) ed eccede in tradizionalismo ma fa buon pop, Robbie Williams a livello internazionale stesso discorso. Ma sono entrambi lontanissimi da essere le migliori proposte musicali che abbiamo oggi. Come Duran Duran o Michael erano ben lontani da essere le migliori cose in circolazione negli anni ‘80…ma negli anni ‘80 oltre a Duran Duran o Michael c’erano decine e decine di proposte pop rispettabilissime. Oggi no.
Comunque stiamo sconfinando nell’internazionale, dove almeno le cose sono evolute, o meglio involute, ma almeno sono cambiate.
E…Elvis non ha inventato il rock..ne tantomeno lo faceva meglio dei suoi contemporanei, semplicemente aveva componenti extramusicali/di immagine/carisma che attiravano più popolarità rispetto ai vari Chuck Barry, Jerry Lee Lewis o Bill Haley (e chissà quanti non “ci sono arrivati”). Ma sono componenti extramusicali, che non hanno nulla a che fare con la musica. Come la fama di Marylin Monroe non ha nulla a che vedere con la sua bravura come attrice.
maxpayne
05 gen 2010 - 23:11 - #76Secondo me, e non voglio banalizzare, è anche una questione legata alla lingua. Quella italiana è bellissima, ma allo stesso tempo è limitata dalla sua struttura. Se ci fate caso la maggior parte delle parole in italiano terminano per vocale (al contrario dell’inglese), il che rende la parlata più lenta. Ovvio che per canzoni d’amore, lirica, ecc è l’ideale. Ma se parliamo di rock, hip hop, per esempio, la difficoltà è elevata come ritmo.
Questo ovviamente è solo un aspetto, non pregiudica la possibilità di comporre belle canzoni di qualsiasi genere. Tuttavia è da considerare, nella sua oggettività.
Luca@111
05 gen 2010 - 23:34 - #77rimane comunque un dogma (quindi non dimostrato) il fatto che qualità e successo non siano correlate. Io credo invece che la qualità e il successo nel tempo siano strettamente correlati, proprio citando i nomi di prima e ribadendo che la qualità la fa il tempo. Se reggi nel tempo sei di qualità. Altrimenti te la canti, te la suoni e guardandoti allo specchio ti dici pure “quanto sono bravo, peccato che nessuno mi capisca (be’ a parte i critici)”. Il concetto non muta: che la qualità non sia correlata al successo è una tua affermazione apodittica e comunque se la pensi così è inutile arrabbiarsi, lamentarsi o stupirsi per il fatto che chi produce qualità in Italia non abbia successo. Se non c’è correlazione tra qualità è successo, allora è la norma. Poi adesso però vedo che hai cambiato idea e di colpo pare che nelle classifiche fino agli anni ‘90 la qualità c’era e ora non più… mah , mi pari un po’ pendolo e un po’ come mio nonno che grida “come si stava meglio in guerra”. E’ inutile il tempo è una variabile di cui non si può non tenere conto nel valutare la qualità
Quindi per ora qualità è un’originalità non fine a se stessa, ma destinata a durare nel tempo perché non narcisistica o solipsistica ma strettamente connessa alla capacità comunicativa. Che poi la classifica oggi non rispecchi il tuo criterio di qualità (ancora non chiaro, né esplicitato) è un’altra affermazione non dimostrata.
Luca@111
05 gen 2010 - 23:37 - #78P.S. Marylin Monroe è stata un’ottima attrice. Vedere “A qualcuno piace caldo” (per i ruoli comici) e “Gli spostati” o “Niagara” o “La tua bocca brucia” (per quelli drammatici): non diciamo eresie. E’ divenuta famosa anche per fattori mediatici certo, ma partendo da doti squisite di attrice. Non si può sempre parlare senza dimostrare quanto si afferma.
Luca@111
05 gen 2010 - 23:42 - #79Anzi dirò di più qualità = originalità, capacità comunicativa, successo nel tempo e certamente carisma. Il carisma è una qualità che pochissimi hanno e che rende fuoriclasse. Hai ragione, ci vuole pure il carisma.
;-)
zago_soundsblog
06 gen 2010 - 00:28 - #80forse non hai capito….non c’è correlazione nel senso che non sono dipendenti l’una dall’altra…in passato è capitato spesso (più di ora) che le due cose si siano incontrate, ma questo non vuol dire nulla. Anche ai tempi dei Pink Floyd o Led Zeppelin (esempi massimi se vogliamo di qualità+successo) c’erano tantissimi gruppi semi-sconoscuti/di culto che facevano musica di qualità. Basta pensare il primo krautrock o la scena di Canterbury…
All’epoca c’erano meno sozzerie in generale (oddio in Italia fra le canzoncine da prima serata nei ‘70 e le cose trash nei ‘80 c’era anche allora) ed è per questo che in molti casi chi aveva successo era perlomeno decente/buono. Era una mentalità proprio discografica diversa, c’era più meritocrazia se vogliamo, oggi c’è più $crazia.
E comunque (sempre fino a metà anni ‘90, dopo han capito che bastava pigliare 4 pupazzi o una ragazzina in minigonna per vendere) c’è sempre stata una netta differenza fra album di successo e i singoli di successo, questi ultimi hanno sempre avuto una qualità decisamente inferiore…robacce usa e getta le avevamo allora come oggi per quanto riguarda i singoli.
zago_soundsblog
06 gen 2010 - 00:29 - #81il carisma è una qualità che non c’entra con la musica, è legata all’immagine.
Luca@111
06 gen 2010 - 11:02 - #82forse non hai capito tu… io credo fermamente che qualità e successo non siano dipendenti ma strettamente legati l’un l’altro indissolubilmente e che il carisma non sia legato all’immagine ma alla capacità di trasmettere la qualità e l’originalità del proprio messaggio artistico e quindi anche in questo caso è parte integrante della qualità. Quanto ai gruppi semisconosciuti coevi ai Pink Floyd o ai Led Zeppelin e che avrebbero avuto questa presunta qualità com’è che non sono emersi se la discografia di quei tempi si basava sulla meritocrazia? Forse perché la loro “qualità” non era completa? Forse perché mancava di un aspetto fondante la qualità ovvero appunto la capacità comunicativa, la possibilità di arrivare, forse si guardavano troppo l’ombelico? Direi proprio di sì.
laurafrancesca
06 gen 2010 - 12:38 - #83Luca l’esempio della Monroe l’ho fatto proprio perchè negli anni 50 non era considerata una grande attrice nemmeno dai critici…poi il tempo ha modificato quei pareri e adesso non è ritenuta solo una attrice molto bella e che ha successo solo per quello.
Zago…premesso che per me l’originalità è un optional, la ciliegina sulla torta che se è meno buona di un’altra senza ciliegia prendo quella senza ciliegia…non sono daccordo su George Michael perchè X ME “Careless whisper” è un capolavoro soprattutto x la musica e in toto lo è “Older” l’album…e trovo notevoli anche altre come “I want your sex” o “Faith” e tanta della musica unplugged più recente.
Quanto alla musica prima della metà anni 90…ho la vaga idea sia semplicemente arrivata in blocco la musica straniera (diciamo dai 60-70 in poi) e vista la libertà del periodo hanno potuto modificandola e adattandola all’italiano fare cose distanti dalla normale musica italiana…tra l’altro facendo morire molta musica meno di qualità ma che poteva offrire nel tempo strade diverse che si sono invece chiuse.
Oggi la cosa è a livello mondiale più difficile…si conosce già un po’ tutto e molto sà di già sentito x questo…ci sono canzoni che hanno decine di cover, musiche rifatte dal classico in decine di modi, mix-remix e riaraggiate in stile pop-rap-rock-metal…però alla fine se conosci l’originale (che magari è anche meno bello) sà di qualcosa già sentito…x me va bene uguale se il risultato mi piace per te che vuoi l’originalità forse un po’ meno.
zago_soundsblog
06 gen 2010 - 12:45 - #84non sono emersi semplicemente perchè non c’è spazio per tutti, è una legge del mercato.
All’epoca c’era più meritocrazia, ma il successo era concentrato più su pochi artisti. Oggi c’è l’effetto “long tail” che spalma il successo su un numero sempre maggiore di artisti ed è anche per questo che è più difficile trovare best seller assoluti. Tra l’altro l’effetto Long Tail è strettamente legato ad Internet e non è un caso che in Italia l’effetto long tail sia ancora molto lontano da prendere forma. Basta dare un occhio alle nostre classifiche e quelle degli altri paesi.
laurafrancesca
06 gen 2010 - 12:47 - #85Scusa Luca pensavo che il discosso sulla Monroe lo facessi a me invece era a Zago…che evidentemente non conosce molto la Monroe perchè dire che non è brava è davvero una cosa fuori dal mondo.
Quanto ad Elvis…non sò esattamente cosa significhi aver inventato il rock…forse si intende averlo portato alla ribalta o averlo fatto nel modo che dici tu…resta il fatto che sia critici che a livello popolare lo si definisce così o come il re del rock…però ho appena preso due volumi formato enciclopedia su Elvis e la sua musica…quando li avrò letti ne saprò un po’ di più.
Sperando siano meno tecnici di quello su Prince che a tratti era un po’ pesantuccio.
Luca@111
06 gen 2010 - 12:52 - #86il fatto che ci sia un più ampio spazio di per sé è un bene. Ma che gli sconosciuti non abbiano avuto successo per sfortuna è come al solito affidare la vita agli dei anziché agli uomini. Il successo allora come ora è concentrato su artisti che coniugano capacità comunicativa, capacità di perdurare nel tempo e originalità. Cioè la qualità. Quanto alle classifiche degli altri paesi non vedo differenze francamente. Vi si trova ciò che vende. Quel che conta è quanto continueranno a vendere nel tempo come sto dicendo dall’inizio di questa conversazione.
zago_soundsblog
06 gen 2010 - 12:59 - #87la differenza sta nella distribuzione delle vendite, da noi si concentra nei soliti 5/10 artisti che stanno in classifica per almeno un anno, negli altri paesi c’è un ricambio continuo, c’è spazio per tutti, meno vendite a testa ma per più persone. Da noi questo non avviene perchè Internet è, appunto, molto indietro e ci si continua ad attaccare ai media tradizionali che,appunto, continuano a pompare sempre i soliti 5/10 artisti. Per questo motivo da noi non è ancora visibile l’effetto long tail.
Luca lo sai che il discorso che fai tu (il successo allora come ora è concentrato su artisti che coniugano capacità comunicativa, capacità di perdurare nel tempo e originalità. Cioè la qualità) porta ad un unica soluzione? CHI PIU’ VENDE PIU’ E’ DI QUALITA’??
suvvia, il successo dipende molto più dal marketing, dalla promozione o dall’airplay che dalla qualità, che è solo un’ optional sempre meno presente fra chi ha grande successo.
Luca@111
06 gen 2010 - 15:22 - #88il discorso che faccio io è proprio quello, ma con un’aggiunta di sostanza che tu continui a dimnticare: CHI VENDE NEL TEMPO, ma preferisco ancor meglio più che vendere, CHI RESISTE NEL TEMPO è PIU’ DOTATO di QUALITA’. Ciò che sto dicendo coerentemente da parecchio tempo. E, continuo a ripeterlo, piaccia o non piaccia l’arte di qualsiasi genere è prima di tutto; se non comunichi, se non arrivi la tua arte non è arte, ma sfogo personale, hobby o chiamalo come altro vuoi ma non arte. Non si dà arte nei secoli se non per un pubblico e più si arriva e si resiste nel tempo più si ha qualità artistica. Molto semplice. Ce lo insegnano Caravaggio, Leonardo, Leopardi, Dante, Mozart, Pink Floyd, Modugno, Van Gogh, Battisti, Raffaello, Petrarca… eccetera.
Luca@111
06 gen 2010 - 15:23 - #89errata corrige: l’arte di qualsiasi genere è prima di tutto COMUNICAZIONE;
clauderouges
06 gen 2010 - 21:28 - #90Assolutamente falso. L’arte è prima di tutto creazione, e spesso creazione solitaria. Direi che la comunicazione c’etnra molto poco con l’arte in se stessa.
lilli3
06 gen 2010 - 23:47 - #91E’ vero che l’arte è creatività, ma diventa comunicazione nel momento che si rapporta con l’altro.
Se con la “gioconda” Leonardo non avesse comunicato nulla, la sua opera non sarebbe arrivata a noi. Il momento creativo e solitario di Leonardo sarebbe stato fine a se stesso, sterile.
laurafrancesca
07 gen 2010 - 12:31 - #92In Italia già si vende poco se rimanendo grande uguale la torta se la spartissero il doppio degli artisti forse ci sarebbe più musica ma non credo che a livello di guadagni e di riscontri l’industria sarebbe più fiorente…perchè poi un artista che ha un successo grande è una soddisfazione e una vittoria che dieci insieme sono solo delle conferme e basta.
In conclusione o la torta aumenta oppure si cercano più nuovi artisti in grado di soddisfare una fascia di pubblico ampia…un po’ quello che si stà cercando di fare con i reality.
Alla lunga comunque c’è la solita selezione e si confermeranno ben pochi…è un po’ sfruttare il momento con successi occasionali e passare a gente nuova di anno in anno.
Quanto ad internet per me ha forse complicato le cose perchè adesso tutti scaricano gratis e c’è molta pirateria…in conclusione a livello di investimenti l’industria discografica non la può certo amare molto, anche lo scaricare a pagamento non è esattamente come vendere i cd…meno guadagni e si vende una canzone invece di un cd (dove magari ti piaceva solo una ma per quella te ne compravi dieci)
E purtroppo il lato economico è fondamentale…se fosse una azienda fiorente non avrebbe problemi ad investire a lungo termine e a spendere soldi per avere prodotti importanti…gli artisti non dovrebbero per forza pubblicare un cd all’anno o due e fare il tipo di musica imposta perchè l’azienda vuole il riscontro vendite sicuro.
Perchè un cd che non vende taglia a metà le possibilità al cantante e due lo mette alla porta.
E’ ovvio che la pubblicità conta e che alcuni sono prodotti per una stagione e via…sono quelle canzoni che sono i tormentoni di una stagione e che dopo non lasciano quasi nulla…a volte manco sappiamo chi le canta.
Mi sà che la difficoltà stà proprio nel coniugare il gusto del pubblico ad artisti di un certo spessore…perchè se bastasse la pubblicità e il marketing basterebbe prendere uno che è bravo e ha una certa cultura musicale e lanciarlo alla grande.
Invece per qualcuno sarà un paradosso i discografici hanno chiaro il concetto che la cosa non funziona proprio così e che il cantante deve avere in partenza delle doti di carattere e comunicativa in grado di veicolare da sé la sua musica per cui gente che a priori parte meno dotata come un Jovanotti o un Eros sanno poi emergere rispetto a tanti altri e fare seguire la loro musica a gente di posti e culture completamente diversi.
Se la cosa fosse del tipo…prendo la Consoli perchè penso sia molto brava (non parlo di me non mi piace proprio per cui sono pure di parte la trovo fastidiosa) e la lancio in mezzo mondo con molti mezzi e il risultato è assicurato…non credo proprio funzioni così e io che non sono nessuno francamente non ci scommetterei due lire sul successo della Consoli in mezzo mondo e in tutta sincerità a me non piacerebbe mai neanche se la trasmettessero e pubblicizzassero dovunque.
Io alla favola che basta la pubblicità o il marketing a fare un successo non credo…servirà ad aumentarlo forse oppure a consumarlo in una sessione e seppellire l’artista in questione creando una hit azzeccata o una moda del momento .
Che metta alla ribalta un artista piuttosto di un altro no, quelli che emergono hanno qualcosa in più di evidente rispetto agli altri…al di là dei gusti e della originalità che per me è appunto optional rispetto a tantissime altre cose.
Per questo penso che molti cantanti sarebbero dei buoni autori ma da soli non faranno mai tanta strada, che certi complessi dovrebbero prendersi un cantante e certi altri un autore…la voce è uno strumento doppio…suoni e messaggio di parole…se la voce non sà far emergere il messaggio perchè non ha carisma anche se ha qualità vanifica il messaggio, se la voce ha un certo carisma e magari anche qualità ma c’è poco messaggio la cosa è sminuita.
John Lennon per me anche se vocalmente non ha grandi qualità ha carisma e quello che diceva arriva , E. Bunbury ha voce e carisma per cantare…
Le stesse canzoni le cantasse qualcun altro non è detto che mi piacciano, mentre son sincera se un Tricarico facesse cantare le sue ad un altro forse sarebbe un’altra cosa, per me i Bastardi avrebbero bisogno di un cantante e forse pure gli Afterhours ( dico forse perchè li ho sentiti solo a Sanremo ed erano veramente un orrore)…
Luca@111
07 gen 2010 - 14:28 - #93@ clauderouges: l’arte è creazione per comunicare. Ma mi pareva scontato.
Jack197
07 gen 2010 - 14:52 - #94PER MATTEJO
SI, SEI PER META’ IGNORANTE, “RAZZIALI” SI SCRIVE CON DUE “Z”
CIAO
angela:_88
07 gen 2010 - 19:34 - #95non possiamo pretendere che a tutti piaccia la musica che ascoltiamo noi…..io non ascolto un genere preciso….vado dal pop al r&b ad altri generi l’unica che non amo è quella neomelodica che non considero musica da ormai anni (da quando sono morti i poeti napoletani) però non do dell’ignorante a chi ascolta tiziano ferro anche se non lo gradisco, ne tantomento chi ascolta la pausini che nel mondo porta almeno lei alto il nome dell’italia….non facciamo sempre i saccenti, è vero che la tv dovrebbe insegnare agli italiani ad ascoltare un po di tutto e non solo pop. è come un napoletano che non gradisce la cucina milanese oppure un torinese quella calabrese….il mondo è bello perchè è vario
laurafrancesca
08 gen 2010 - 14:42 - #96Pure per me è ovvio che arte è comunicazione…un dipinto dovrebbe rendere visibili degli stati d’animo o comunicare qualcosa di bello, potente, grandioso…infatti i potenti si facevano fare statue e dipinti per far risaltare la loro superiorità.
Non è che Michelangelo faceva la cappella sistina così grandiosa per sé stesso…doveva essere una meraviglia per tutti quelli che l’avrebbero vista altrimenti come artista avrebbe floppato non facendo giungere il messaggio della grandezza di Dio.
E molti artisti quando non erano soddisfatti del risultato finivano col distruggere l’opera per non farla vedere a nessuno.
tra flame e lamentele
16 lug 2010 - 03:57 - #97“Ti lamenti che i dischi che escono sono tutti uguali, dovrebbe uscire qualcosa di nuovo, ma sei tu che dovresti ascoltare meglio i dischi che già possiedi e non rompere i cogl@@@@!” uochi toki, track 55.
lafabulous
25 gen 2011 - 16:43 - #98Ciao, ho gestito la programmazione di un locale in Piemonte e per gli amanti del pop che non ascoltano roba astrusa e non apprezzano chitarre devastanti, potrei proporre dei nomi (sconosciuti ai più), che sarebbero meritevoli di maggiore attenzione, che potrebbero anche starci, sul palco di Sanremo.
Gente che sa scrivere una canzone e si richiama al pop senza però scadere nl banale e nello strasentito. Beh, ovviamente se ascoltate Meng°ni, chiudete qui la lettura, non è roba che fa per voi.
Sono tantissimi, vado a braccio:
Naif, Zibba, Pablo e il mare, Banda Pellizza, Ilario rosso, Francesco Stabile, Suzuki e Gattico, Chiara Raggi, Federico Sirianni ….
E anche Roberto Amadé, che quest’anno a Sanremo ci va per davvero!!!
E sto parlando solo di piemontesi, liguri e valdostani.
Insomma, cercateli su internet, ascoltatene le canzoni.
Ciao!