Proprio la settimana scorsa vi abbiamo parlato di un possibile ritorno sulle scene dei Red Hot Chili Peppers dopo qualche anno di pausa, ma conoscendo i ritmi compositivi della band di Los Angeles c’è da immaginarsi che da oggi alla pubblicazione di un nuovo album passerà un bel po’ di tempo.
Per ingannare l’attesa vorrei dedicare ai Red Hot Chili Peppers e ai loro 25 anni di attività (in verità sono di più, ma il debutto uscì esattamente 25 anni fa, il 10 Agosto del 1984), questo post. “The Red Hot Chili Peppers” non era certo un album memorabile ma conteneva già le idee, seppur in forma immatura e mal prodotte da Andy Gill, che successivamente hanno fatto la fortuna della band.
Quando uscì “The Red Hot Chili Peppers”, la band proponeva musica completamente nuova: certo c’era già il post-punk influenzato dal funk dei Gang Of Four e compagnia, c’era già il funk psichedelico dei Funkadelic e c’era già il punk contaminato di Clash, Big Boys e Bad Brains, ma nessuno aveva ancora creato un trademark così forte, capace di amalgamare funk, rime vicine al rap, velocità e pazzia punk/HC e rock hendrixiano.
Dopo il debutto i Red Hot Chili Peppers “recuperarono” Hillel Slovak e si affidarono a George Clinton per la produzione di “Freaky Styley” (1985) per un risultato decisamente spostato sul versante funk. Nel 1987 uscì “The Uplift Mofo Party Plan” che ironicamente è l’unico disco con la formazione “originale” (Flea, Anthony Kiedis, Hillel Slovak e Jack Irons), oltre ad essere uno dei dischi cardine dell’intero movimento rap-rock, grazie a suoni più aggressivi rispetto alle prime due prove.
Nel 1988 Hillel muore di overdose e viene sostituito da un diciottenne John Frusciante. Anche Jack Irons lascia la band (andrà poi con i Pearl Jam), al suo posto arriva Chad Smith. Con questa formazione pubblicarono nel 1989 “Mother’s Milk”, altro ottimo disco.
Da allora la loro storia è nota, nel 1991 pubblicarono il loro capolavoro (da 13 milioni di copie) “Blood Sugar Sex Magik”, nel 1992 Frusciante “uscì dal gruppo”, sostituito nel (molto) sottovalutato “One Hot Minute” del 1995 da Dave Navarro (Jane’s Addiction), per poi tornare trionfalmente nel 1999 in “Californication”, il loro best-seller da 15 milioni di copie vendute e album che li consegnò definitivamente alla storia.
L’ultima decade della band lascia leggermente l’amaro in bocca: potevano tranquillamente essere i Led Zeppelin dei nostri giorni, unendo grosse personalità dei musicisti, successo mondiale assoluto, concerti memorabili e grandissima musica, peccato che questa ultima componente è venuta un po’ a mancare negli ultimi due dischi, “By The Way” del 2002 e “Stadium Arcadium” del 2006, due album che non sono andati tanto oltre al mantenere altissimo il successo del gruppo, avendo pochi spunti realmente degni di nota che vanno ricercati più che altro nelle singole canzoni come ad esempio “Venice Queen“, “Don’t Forget Me” o “Wet Sand“.
E ora torniamo indietro di un quarto di secolo con il loro primo videoclip, “True Men Don’t Kill Coyotes” e le loro prime “uscite pubbliche” all’interno del programma di MTV “Cutting Edge”.
True Men Don’t Kill Coyotes
MTV Cutting Edge 1984
Discografia in sette minuti
Manno
10 ago 2009 - 14:37 - #1secondo il mio modestissimo parere by the way sfigura in confronto a stadium arcadium.. a partire dalla copertina di quest’ultimo, forse la più brutta degli ultimi anni. In SA oltre a non esserci “sale” purtroppo è composto dalla bellezza di due dischi..con un totale di 38 canzoni, difficile riuscire ad ascoltarle per intere senza schippare o esser presi da attacchi narcolettici.
Un consiglio per il futuro, limitate il sovrastare del basso (loro segno distintivo) e date più spazio a John Frusciante..ascoltando i suoi dischi da solista ha molta da dire e da comunicare.
_Marco_
10 ago 2009 - 16:34 - #2eppure…qualcosa non va. Un vecchio cd dei rhcp lo comprerei adesso originale. E me lo sentirei di gusto. La sento come una cosa da tenere.
Cosa che non farei di nessun gruppo/artista attuale. Mi sembra piu musica da “consumare”. La sento 1-2 volte sul mp3 e poi ciao, dimenticati.
prelitzgat
10 ago 2009 - 17:20 - #3True Men Don’t Kill Coyotes è una delle poche cose decenti che hanno fatto
zago_soundsblog
10 ago 2009 - 17:29 - #4@Manno, secondo me per il futuro (se mai ci sarà…condizionale d’obbligo) dovrebbero prima di tutto tornare a fare musica liberi da “pressioni dall’alto”, per il semplice amore della musica. Nei vari live degli ultimi anni hanno dimostrato di sapere fare ottime cose e ottime jam quindi viene spontaneo chiedersi perchè certa creatività non finisca poi su disco.
riguardo al genere, io preferisco i peppers funkettoni dei primi tempi, ma alla loro età è difficile chiedere certe cose (sarebbero anche un po’ ridicoli forse), quindi ben vengano le ballate e i pezzi pacati ma devono essere fatti come si deve… Californication ad esempio era pieno di pezzi tranquilli ma veramente belli, ma anche le stesse Venice Queen, Wet Sand o Stadium Arcadium. Invece negli ultimi anni hanno fatto parecchi pezzi lenti che puzzavano di plastica e zucchero da ogni poro..quelli dovrebbero evitarli. Così come certi ritornelli da terza elementare (Tell Me Baby non sarebbe un brutto pezzo se non fosse per il ritornello imbarazzante) piazzati li solo per suonare in radio….
nogra
10 ago 2009 - 22:03 - #5è evidente che si sono di molto ammorbiditi nel corso degli anni e il successo di californication li ha dirottati verso un sound molto più abbordabile e meno originale…
secondo me ci sono i rhcp prima di one hot minute e quelli dopo e credo a chi piacciono gli uni non piacciono gli altri e viceversa…
N@TH@SH@
31 ago 2009 - 11:46 - #6i red hot sono davvero dei grossi, è vero i loro ultimi lavori non sono dei capolavori assoluti ma a me piacciono davvero…concordo nel dire che gli spunti vanno ricercati nelle singole canzoni come ad esempio la bellissima “i could die for you” in By the way…comunque sia i RHCP sono i migliori!!!
DannyG
27 set 2009 - 21:53 - #7Non è vero secondo me che possono piacere o solo i rhcp prima di one hot minute e quelli dopo…infatti il migliore album per me è propio one hot minute.
E poi ditemi come s fa a definire un ritornello da scuola elementare!
PabloHoney
30 ott 2009 - 23:16 - #8@Manno: a me pare che due dischi da 14 traccie mi diano un totale di 28 traccie o hai una versione a me sconosciuta di SA? XD Cmq ci sono da fare differenti e lunghi discorsi sui vari cambiamenti dei RHCP ma mi limito dicendo che la mano di Rubin nel Blood Sugar Sex Magik da tutti osannato come capolavoro si sente e non poco, così come in tutti i lavori seguenti (anche se in One Hot Minute non lo si direbbe) quindi mi sembra ovvio che il loro sound nel bene o nel male sia mutato. In secondo luogo i Red Hot dall’arrivo di Frusciante non ne riescono più a farne a meno…sono diventati decisamente dei Frusciante-dipendenti e di conseguenza togliendo più spazio a l’altro genio quale Flea è. Californication presenta già alcune modifiche nel sound in cui Frusciante è decisamente padrone, questo proprio perchè nel periodo fuori dai RHCP ha iniziato la sua produzione personale di album e questo suo evolversi musicalmente ha inevitabilmente contaminato i lavori seguiti dopo il suo ritorno…da notare il suo progetto di 6 album in 6 mesi nel solo 2004 e guarda caso la quantità smisurata di traccie prodotte fra BTW e SA. Tirando le somme le redini del gruppo credo che ormai siano finite il mano a quel genio di John e sarà difficile che la situazione cambi…cmq commerciali o meno i RHCP rimangono sempre dei grandi :)