Sonar 2009 - Seconda giornata /2 - Sonar by Night

Grace Jones

Il Sonar di notte si svolge in una struttura ai limiti del grandioso - e pensate: ci sono tre soli palchi, uno in meno dell'anno scorso. La coda per entrare è impressionante e senza vergogna ringraziamo di poterla evitare con gli accrediti professionali.

Il primo impatto è con l'esibizione di Grace Jones (nell'immagine scattata ieri sera), molto attesa sebbene criticata, come scelta, dai puristi della manifestazione. Da nuovo adepto posso dire che la performance è stata assolutamente all'altezza delle attese. Sei maxischermi e regia in diretta a esaltare il live di questa black panther (sic) classe 1948, tornata sulle scene con l'album Hurricane dopo vent'anni di totale silenzio discografico. Grande impatto musicale e visivo, e a un certo punto una bella fetta del pubblico, chiamata dalla Jones - che nel frattempo ci delizia anche con sette minuti sette di hula-hop e canto - finisce a ballare on stage.

Late of the Pier

Il resto della serata (che detta così sembra un corollario all'evento, ma è solo un'impressione) rimane su livelli altissimi. Su tutti, mi piace citare i Late of the Pier, giovani, tecnicissimi, con forti riferimenti al prog rock, alla dance, al funk: la loro esibizione è costellata da inconvenienti tecnici: lasciano il palco una prima volta, poi fanno ad arrangiarsi, con lo staff che saltella da una parte all'altra. It's a hard life dice, a un certo punto, il cantate. Lo è, ma è bello così.

E poi ci si diverte con i Buraka Som Sistema, un gruppo che, a voler per forza cercare etichette, potremmo definire afro-punk, un concerto che è un vero e proprio show, con le hit del nuovo LP Black Diamon e una straordinaria capacità di coinvolgere il pubblico. Anche qui, si balla sul palco: ma i Buraka vogliono solo donne e, dopo un po', riescono a trascinarne a scatenarsi insieme a loro almeno una cinquantina.


I Dj set non sono da meno. Seguiamo, a tratti, due guru, James Murphy e Pat Mahoney (LCD Soundsystem) e la loro dance-punk, poi il francese SebastiAn, con messa in scena da messa cantata - o meglio, mixata - e contributi video live (una camera segue l'artista anche mentre sale sul palco, passando in mezzo al pubblico) e infine il visual dj settin di Richie Hawtin. Ipnotico, lisergico e generatore di applausi, come la maggior parte delle performance.

Abbandoniamo il Sonar by night alle 5:30, stanchi, soddisfatti, lieti di poterne scrivere.

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