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Addio ad Alain Bashung - Vertige de la mort

Pubblicato: 18 mar 2009 da Dodo

Alain Bashung

Strano e sporco destino. Due settimane fa aveva trionfato alla serata delle “Victoires de la Musique” di Parigi con tre premi (tra cui quello per il miglior album dell’anno “Bleu Pétrole” e come miglior interprete maschile) e sabato è morto, a 61 anni, vinto da un cancro ai polmoni con cui lottava da oltre un anno.

Si chiamava Alain Bashung ed era uno dei più amati, neri e intensi cantautori rock della scena francese. In Italia non è conosciuto e i suoi dischi non sono mai stati distribuiti, ma al di là delle Alpi è un mito, sigillato da una carriera trentennale di alti e bassi vertiginosi, da lunghe e seguitissime tournée e dal massimo rispetto dei rocker francesi di due generazioni.

Padre kabyle mai conosciuto, madre bretone, infanzia nomade e difficile, lunga gavetta, grande successo a sorpresa agli inizi degli anni Ottanta con gli inni pop-rock “Gaby oh Gaby” e “Vertige de l’amour”, una collaborazione con Gainsbourg nel geniale flop “Play Blessures”.

E ancora incursioni nel country-rock con “Chatterton”, l’hit generazionale “Osez Josephine”, la pubblicazione di album sempre più scuri, pessimisti, poetici e impeccabilmente suonati (da “Fantaisie Militaire”, il capolavoro del 1998, all’ultimo “Bleu Pétrole” dell’anno scorso).

Bashung è un simbolo della rock&roll attitude in salsa francese: disperata, cinica, romantica, attenta alle atmosfere e al valore delle parole, ma anche dura, tagliente e metropolitana. Perché non cominciare a scoprirlo un po’ anche qui?

Foto | Pascal Codron

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1 commento

Commenti dei lettori

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  • Profilo di mejam

    mejam

    19 mar 2009 - 12:51 - #1
    0 punti
    Up Down

    domani ci sarà una grande folla ai funerali di Bashung. Tanti amici dello show business ma anche tantissimi fan da tutta la Francia.
    Bashung chissà perché mi ha sempre ricordato una sorta di versione francese di Chris Rea o di Robbie Robertson. Sarà la scorza dura, la faccia scolpita nel legno, il rock epico, pessimistico eppure vitale. Vi consiglio di scoprirlo con il best of Climax (del 98 mi sembra) e anche nel bel film crepuscolare “J’ai toujours revé d’etre un gangster”. Iconico!

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