Enzo Iacchetti: "Hanno escluso da Sanremo una canzone sui migranti scritta da Guccini". Eccola (testo e video)

Ecco la canzone sui migranti scritta da Guccini per Enzo Iacchetti e scartata da Sanremo: testo e audio.

Non è certo un mistero: Enzo Iacchetti nel 2018 si era presentato al Festival di Sanremo con una canzone sui migranti scritta da Francesco Guccini. La canzone è stata rifiutata dalla commissione presieduta da Claudio Baglioni e ora il conduttore di Striscia la notizia la canta nel suo spettacolo teatrale (Libera nos domine). Ieri, nel salotto di Vieni da me, Iacchetti ha raccontato:

"Con il grande Francesco Guccini condivido ancora oggi gioie, risate, compagnie. Siamo amici di famiglia. Ha scritto una canzone per me sui migranti straordinaria. Straordinaria! La canto nello spettacolo, ma è stata scartata a Sanremo l'anno scorso... fammelo dire. Che sia stato scartato io è un discorso, hanno fatto bene. Ma che sia stata scartata una canzone di Guccini è quasi una vergogna. Sui migranti per giunta, prima che se ne parlasse così tanto. Non vado più a Sanremo. Vado a Pavana da Francesco...".

La canzone è stata pubblicata online e quindi tutti possono ascoltarla.

Enzo Iacchetti, Migranti: testo

QUI L'AUDIO DELLA CANZONE

Andavamo che non era ancor giorno
La bocca piena di sogni e dolore
Lasciavamo in un niente di ore lì attorno una casa di gente e di amore e una terra da infami, di sassi e di rabbia
La miseria attaccata alla pelle come una scabbia
Ma nei petti gonfiava un respiro che volava in giro come una danza
E andavamo nel mondo America, Europa! Dovunque ci fosse uno spazio
Comunque sapendo di andare a soffrire per vivere e ricostruire
Mescolando al sangue la storia per creare una nuova e vitale memoria
In un turbinio di speranza di vita futura lavoro di gioia per noi a decine a migliaia per noi così in tanti..
per noi niente nessuno, per noi emigranti
E partiamo per caso, per sorte su quei gusci di noce affollati di scafisti violenti di umanità nuda donne, vecchi, bambini e di morte un confuso partire ignoto l’arrivo
Non più l’ora od il giorno ma si arrivi e da vivo
Ma nei cuori si allarga un respiro che ci spinge ad andare, ad osare sul mare
Tra paure e gli stenti di quel mare mai visto
Ma stringendo un sogno fra i denti: che qualcuno lontano ci accolga, ci tenda una mano a noi supplicanti, a noi meno di niente, nessuno.. noi diversi di pelle e cultura
Noi che siamo anche forse il futuro a noi immigranti
E veniamo da un mondo di guerra e di fame dovunque
E cerchiamo una patria comunque per tornare a sperare, per vivere ancora
E veniamo da un mondo di guerra e di fame dovunque
E cerchiamo una patria comunque per tornare a sperare, per vivere ancora e ricominciare

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