Tv On The Radio: "Dear Science", la recensione

Cos’è un album perfetto? È un album dove ogni brano, ogni particolare, ogni suono è al posto giusto, dove niente stona. Dove ogni canzone non è mai troppo lunga o ripetitiva, senza però scadere nella logica dei 3 minuti di Mtv. Dove la produzione è perfetta, al passo coi tempi ma senza inseguire le mode del momento.

Ecco, “Dear science” dei Tv On The Radio è quel disco, un disco perfetto, arrivato in un momento dove credevo che nulla potesse più stupirmi. Undici tracce semplicemente belle da ascoltare, e che si fotta ogni definizione accademica. Una miscela di hip hop, elettronica, funky, rock, con incursioni di fiati e archi che si incastrano perfettamente nella struttura dei brani.

Undici tracce pop che non rinunciano a sperimentare, a stupire. Certo il gruppo newyorkese ha limato un po’ i toni "prog" di “Disperate youth…” e forse i puristi storceranno il naso: ma se per una volta mettessero da parte le dissertazioni filosofiche e si lasciassero andare semplicemente alla musica, scoprirebbero un disco che spinge un po’ più in la i limiti della black music, seppellisce l’indie e le sue derive modaiole e, perché no, apre nuove orizzonti per il futuro.

Inutile stare ad elencare le singole tracce, posso solo suggerire da quali iniziare: la struggente “Family tree”, “Shout me out” con il suo improvviso finale drum’n’bass, i ritmi black di “DLZ” e l’inno di “Lover’s day” che sembra rubare il finale a un lavoro di Bregovic. Ma ascoltatelo tutto perchè è un album che si ascolta dall’inizio alla fine e poi da capo, senza saltare nessuna traccia, cosa che di questi tempi è quasi un miracolo.

Pitcfork si è addirittura sbilanciato fino a dargli un 9.2, e sinceramente mi trova completamente d'accordo.

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