Recensione: Mango "Acchiappanuvole"

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Mango - Acchiappanuvole - coverForse neanche lo stesso Mango se l’aspettava: appena uscito, il suo nuovo disco Acchiappanuvole è piombato direttamente al primo posto della classifica degli album più venduti. Un po’ grazie a uno zoccolo duro di fan, un po’ sicuramente anche per l’idea del disco: una raccolta di cover di musica d’autore.

C’è tutta una letteratura che si accanisce a rimarcare e puntellare la differenza tra canzone leggera e canzone d’autore, e Mango che fa? Prende brani classici di De Andrè, Fossati, Tenco, De Gregori, ecc… e li fa propri virandoli in versioni decisamente “pop”!

I più intransigenti grideranno allo scandalo e al primo ascolto anch’io ho storto un po’ il naso di fronte ad alcune idee di arrangiamento. Ci sono canzoni che sentiamo far parte di noi ed è difficile accettare che qualcuno le possa manipolare. Eppure queste nuove versioni sono interessanti perché interpretate con talento e passione da una voce, quella di Mango, che potrà piacere o meno ma che è senz’altro originale.

Come si può immaginare i pezzi che rendono meglio sono quelli che già in partenza si avvicinavano al genere dell’interprete di Lagonegro. Ottime quindi le versioni di “Senza pietà” (Oxa) e “Luce” (Elisa). Conquista l’intensità di “Se perdo te” (Patty Pravo), e alla fine convincono persino le aperture azzardate ne “La donna Cannone” e la versione de “La canzone dell’amore perduto” di De André.

Nota a parte meritano i duetti: quello riuscitissimo con Franco Battiato nel primo singolo (giustamente) scelto, “La stagione dell’amore”, e l’interessante gioco tra le due voci così potenti, ne “Amore bello”, (di e) con Claudio Baglioni. Non sarà un caso che proprio questi due abbiano partecipato a un disco del genere: entrambi si erano già divertiti a misurarsi con dischi di cover (basti pensare ai Fleurs del primo e al raccoltone Quellideglialtri Tutti Qui del secondo).

Il resto del disco scorre bene. Si fanno giusto notare i vocalizzi - a volte eccessivi - nella battistiana “Dio mio no” e nella “Ragazzo mio” di Tenco: quest’ultima fa tornare alla memoria, e inevitabilmente rimpiangere un po’, l’insuperabile versione che Fossati arrangiò per la Loredana Bertè dei tempi d’oro.

A proposito di Fossati, il momento meno riuscito di questo disco è proprio “La disciplina della terra”. Canzone senz’altro difficile e dal testo così impegnativo che non riesco a immaginare in un arrangiamento “alleggerito”. Infatti la versione di Mango partirebbe anche bene ma quando a metà esplode la band e parte il coro (no, il coretto no!) non è più credibile, perde tutto il suo peso e il risultato delude senza appello.

La sorpresa e il riscatto arrivano sul finale quando la “Have you ever seen the rain?” dei Creedence Clearwater Revival viene spogliata dell’arrangiamento rock e rivela tutta la sua forza comunicativa.

Sono certo che questo disco farà discutere e sarà molto criticato, da un lato dai puristi del “i grandi autori non si toccano e i classici non si modificano”, dall’altro da alcuni fan del “avremmo preferito delle nuove hit come solo lui sa fare”.

Personalmente, pur amando profondamente gli autori citati e non avendo frequentato molto i dischi (e il genere) di Mango, ho apprezzato la voglia di misurarsi con grandi canzoni che l’hanno accompagnato negli anni - così raccontava alla presentazione dell’album - e la sfida di farle proprie, nel bene e nel male, ma coerentemente con il suo percorso artistico. La pagella che segue giudica quindi queste nuove versioni alla luce di tutte le considerazioni fatte.

Mango “Acchiappanuvole”

01 La canzone dell’amore perduto [7]
02 Amore bello [7]
03 Dio mio no [6]
04 La stagione dell’amore [8]
05 Senza pietà [8]
06 Love [6]
07 I migliori anni della nostra vita [6]
08 Luce [8]
09 Se perdo te [7]
10 Quando [6]
11 La disciplina della terra [5]
12 La donna cannone [7]
13 Ragazzo mio [6]
14 Have you ever seen the rain [8]

Giudizio complessivo: 7

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