HIM a Milano: foto e commenti dal concerto d'addio all'Alcatraz, 7 Dicembre 2017

Al cuore non si comanda, ma per dire addio agli HIM si può passare sopra ai soliti difetti dei loro concerti?


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Cos'è la musica, se non emozione pura?
Quanta emozione può aver dato una band che, venti anni fa, incideva un disco chiamato "Greatest Love Songs" e dava via al genere "Love Metal"?
Quanti amori sono sbocciati grazie agli Him, quante persone hanno consumato la loro passione con la voce di Ville Valo in sottofondo, quanti ragazzi si sono dichiarati parlando di "Poison Girl", e annunciando alla dolce metà che era la loro "Sweet 666"?

Ecco, prendete tutte quelle emozioni, condensatele in 90 minuti di concerto, uniteci una sensazione di malinconia, e otterrete un vero "funeral of hearts", uno show caldissimo come quello che si è tenuto stasera a Milano, per dire addio agli Him, visto che fra meno di un mese la band si scioglierà per sempre.

Concerto-evento, quindi. Ma ne è valsa la pena?
Siamo sinceri: gli HIM non sono mai stati capaci di riprodurre dal vivo le atmosfere e le sonorità dei dischi, colpa principalmente di un suono sempre piatto, e di una voce piuttosto ballerina. Per il primo punto, anche i Placebo hanno compreso da tempo che una seconda chitarra aiuta tantissimo con la profondità del suono, ma gli HIM non hanno mai voluto sentirne parlare. E per il secondo punto, Ville Valo è Ville Valo: prendere o lasciare. Su disco si impegna, ci mette il cuore, può rifare mille volte una strofa. Dal vivo si deve prima scaldare, poi canta con trasporto un paio di pezzi, poi la voce inizia ad abbandonarlo. Ed in tutto questo, sembra perdere anche l'interesse verso le canzoni - sarà anche per il fatto che, oggi, lo abbiamo visto a fine tour, dopo dozzine e dozzine di concerti suonati per questo farewell tour. L'unico tocco "umano" avviene quando dal pubblico gli viene lanciato un regalo che lo colpisce direttamente nelle palle, mozzandogli il fiato nel mezzo di Your Sweet 666 e portandolo ad inserire, prima del ritornello, la richiesta "Cercate di stare più attenti!", mentre Mige lo prendeva in giro. Per il resto, Ville ha smesso di fumare sul palco, e anche di bere superalcolici. In compenso, sembra aver sviluppato una propensione per mettersi il microfono in bocca, con risultati piuttosto equivoci.

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La band ci mette il giusto impegno (anche se le tastiere hanno un volume bassissimo), ma il problema extra-musicale è che, sostanzialmente, il gruppo ama esibirsi al buio. Anche qui, niente di nuovo, ma decisamente è bizzarro vedere ogni tanto le luci puntate sul cantante, mentre non si è sicuri della posizione del resto dei musicisti, ed il batterista probabilente suona indossando occhiali ad infrarossi. Infine, penso sia da pazzi criminali avere un meraviglioso Heartagram enorme come sfondo, capace di illuminarsi con dozzine di lampadine colorate... e tenerlo spento per la maggior parte del tempo. Avrei accettato anche la band al buio, se ci fosse stato a sovrastare tutto l'heartagram. Eppure no, ci è negato anche quello, come ci è negata una canzone finale. Per i bis, viene eseguita una Rebel Yell di pura nostalgia, e mentre ci si aspetta un tocco finale, si accendono le luci, senza nemmeno un saluto dal palco.

Capisco che sia difficile dire addio, ma dirlo in questo modo è un po' esagerato.
Rimangono le emozioni. Su disco. Per sempre. E da un certo punto di vista, ha fatto bene a tutti partecipare a questo rito collettivo per salutare Ville, Mige, Linde, Burton, e Kosmo (in assenza di Gas Lipstick). Rimarremo per sempre adolescenti, su quelle note.

HIM all'Alcatraz di Milano: la scaletta delle canzoni suonate

Buried Alive by Love
Heartache Every Moment
Your Sweet 666
The Kiss of Dawn
The Sacrament
Tears on Tape
Rip Out the Wings of a Butterfly
Gone With the Sin
Soul on Fire
Wicked Game (Chris Isaak cover)
Killing Loneliness
Poison Girl
Bleed Well
Heartkiller
Join Me in Death
Stigmata Diaboli
In Joy and Sorrow
Right Here in My Arms
The Funeral of Hearts
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Rebel Yell (Billy Idol cover)

HIM in concerto a Milano: la diretta sui social

Oltre ad aver postato la classica foto seguita da commenti in diretta sulla pagina Facebook di MusicaMetal/Soundsblog (sulla quale potete anche lasciare le vostre opinioni al concerto, o a questa recensione!), questa volta ho anche usato le Instagram Stories per postare qualche foto con commento direttamente dall'Alcatraz: nel caso vogliate seguirmi su Instagram, mi trovate come @mister_metallo, e questo è quello che ho postato ieri - lo salvo qui, compreso di emoji, hashtag stupidi e tutto il resto, prima che le stories lo spazzino via scadute le 24 ore.

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