Miyavi a Milano: foto e commenti dal concerto all'Alcatraz, 2 Maggio 2017

Il "samurai della chitarra" non convince in pieno, questa volta: ecco la cronaca di un concerto "strano".

Premetto che non seguo la produzione discografica di MIYAVI: l'ho sempre visto e valutato solo in ambito concertistico, ed i precedenti tre concerti a Milano (nel 2009, 2011 e 2015) mi hanno sempre molto colpito, per la resa live della sua musica, della carica che sapeva infondere stando sul palco da solo con il suo batterista, mister Bobo.

La serata di ieri all'Alcatraz di Milano è iniziata in maniera strana: oltre al diluvio universale fuori dalle porte, c'era veramente poca gente - un trend purtroppo in calo, che ha visto passare da un pienone sempre all'Alcatraz nel 2011 ad un Fabrique un po' vuoto nel 2015, e ora c'era ancora meno gente rispetto a due anni fa, mentre in tutto il mondo la fama di Miyavi continua a crescere ed in Giappone rimane sempre un dio della chitarra. Non c'è neanche stato un gruppo d'apertura (nonostante fosse previsto), così si è dovuto aspettare le 21 per sentire finalmente Miyavi sul palco. Altra nota "strana" (per chi non fosse preparato) era la postazione da dj sul palco.

In ogni caso, alle 21 Miyavi entra trionfalmente ed inizia il concerto: si nota subito che il dj ha un ruolo fondamentale nello show di stasera, viste le tantissime basi registrate e l'impianto elettronico della musica è evidente. Miyavi non è più il samurai solitario sul palco, solo con la sua chitarra, ma molti pezzi vengono suonati come accompagnamento alla musica sparata dal dj - fa molto strano, ad esempio, ascoltare una cover come Youth Of The Nation dei P.O.D., in cui le parti vocali e quasi tutta la strumentazione è preregistrata, mentre il cantante/chitarrista si limita a pizzicare lo strumento, suonare un assolo e aprire la bocca solo per i cori. Lo stesso dicasi per un brano "intimista" quale Where Home Is, scritto da Miyavi con la moglie (potete vedere la presentazione nel video in apertura di questo articolo), ma che dal vivo si riduce appunto alla registrazione della moglie che canta sulle basi, ed il musicista che si limita ad annuire, coinvolto dalla musica.
In tutto il concerto, insomma, Miyavi è ora un co-protagonista, la sua chitarra non sembra essere più al centro dell'attenzione, e questo per un guitar hero è una cosa piuttosto strana.
Per chiudere questa serata bizzarra, il fatto che il concerto sia durato solamente 70 minuti, con un paio di brani tagliati dalla scaletta ed un saluto improvviso e poco caloroso da parte di Miyavi, mentre invece il pubblico era caldissimo e coinvolto.

Insomma, forse al momento Miyavi vuole sperimentare su ritmi elettronici da club, rispettiamo la sua scelta artistica, ma si spera che questa sia solo una fase, e che la prossima volta torni il guitar samurai che tutti amano.

Miyavi a Milano: la setlist del concerto, 2 Maggio 2017


Questa è la scaletta prevista per il concerto - a quanto pare un paio di brani sono poi stati tagliati

Raise Me Up
So On It
Cool Girl
Dim It
Ha!
Ganryu
Epic Swing
Mission Impossible theme song
Cocoon
Where Home Is
Youth Of The Nation
Fire Bird
Afraid To Be Cool
Cry Like This
The Others
DAY 1
Horizon
Long Nights
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Guard You
Live To Die Another Day
What a Wonderful World
What's My Name?

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Miyavi in concerto a Milano: la diretta sui social

Oltre ad aver postato la classica foto seguita da commenti in diretta sulla pagina Facebook di MusicaMetal/Soundsblog, questa volta ho anche usato le Instagram Stories per postare qualche foto con commento direttamente dall'Alcatraz: nel caso vogliate seguirmi su Instagram, mi trovate come @mister_metallo, e questo è quello che ho postato ieri - lo salvo qui, compreso di emoji, hashtag stupidi e tutto il resto, prima che le stories lo spazzino via scadute le 24 ore.

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