
Un Les Claypool in stato di grazia sembra stia vivendo una seconda giovinezza dopo l’esperienza targata Primus, il power trio più geniale degli anni novanta. Freschissimo del suo nuovo album solista, Of Whales and Wo, il bass guitar-man si sta cimentando nella letteratura e nel cinema rispettivamente con il libro South of the Pumphouse e il documentario musicale Electric Apricot: Quest for Festeroo. Del primo, destinato a diventare un piccolo cult, si possono trovare degli assaggi in rete; del film invece esiste già un sito. Prendendo spunto dai finti rockumentari degli anni ottanta - di cui fu capostipite This is spinal tap- vengono messe alla berlina le jam band attraverso una formazione inventata di sana pianta, gli Electric Apricot, a cui Les prende parte ribattezzandosi Lapland “Lapdog” Miclovik. Si dice che al progetto dovrebbe partecipare anche Bob Weir dei Grateful Dead. Attualmente l’”albicocca elettrica” è impegnata in un tour californiano le cui riprese fungeranno da materiale.
Sul fronte opposto alla finzione invece Claypool sta tramando una reunion degli Oysterhead, la creatura nata dall’incontro con Stewart Copeland dei Police e Trey Anastasio dei Phish. Il supertrio suonerà questo mese al Tennessee Boonaroo festival insieme ad artisti del calibro di Tom Petty, Radiohead e Sonic Youth. Un programma davvero appetitoso, da come si può leggere sul sito del festival. Beato chi ci sarà..
[ste]
Jena Plisskin
06 giu 2006 - 15:44 - #1Claypool suonerà insieme a Tom Petty ??? Musicalmente sono agli antitesi, cosa cacchio faranno ?
stefania
06 giu 2006 - 16:10 - #2no, forse mi sono spiegata male :/
suonerà in un festival a cui partecipa anche Tom Petty…
beh, cmq non si potrebbe mai sapere…d’altronde gli Oysterhead conciliano tre anime abbastanza diverse no? :)
Jena Plisskin
06 giu 2006 - 20:12 - #3Ah, mi pareva. Gia mi immaginavo Tom Petty che sbatteva in faccia la sua 12 corde in faccia a Claypool :-DDD
Bad Brains, crossover dimenticato
17 apr 2007 - 11:22 - #4[…] I gruppi da citare sarebbero parecchi, ma io ve ne riporto solo tre: Red Hot Chili Peppers, Living Colour e Primus rappresentano bene questa fase. I primi sono stati i più diretti e, in fin dei conti, quelli che hanno sfruttato maggiormente il fenomeno (con una coda che arriva ai giorni nostri). La band di Vernon Reid (era il chitarrista ma anche il vero leader dei Living Colour) è stata quella più tecnica: grandi “turnisti”, ritmiche incredibili e un disco, Stain che resta a tuttoggi un album devastante. I Primus sono stati qualcosa di unico (con i bassisti estasiati dai prodigi di Claypool): musica contorta, articolata al punto da risultare incomprensibile ma con virtuosismi tali da meritare l’ acquisto di ogni nuovo disco. […]