La recensione di Last Night

Il progetto di Moby per quest’album era decisamente ambizioso: raccogliere e condensare 25 anni di musica dance in un album di 60 minuti, una vera impresa. Ammetto il mio scetticismo sul progetto, anche alla luce del singolo Disco Lies che mi aveva entusiasmato ben poco, ma dopo diversi ascolti posso tranquillamente affermare: pensavo peggio.

Pensavo peggio perché in effetti alcune delle tracce dell’album sono oggettivamente belle, e sanno realmente rievocare lo spirito della musica che ha dominato i dancefloor dalla fine degli anni 70 fino ai primi anni del nuovo millennio. Brani come Ooh yeah, Love to move in here, 257.zero sono piccoli gioiellini dal gusto retrò, mentre in Everyday it’s 1989 Moby rende omaggio alla nascita della house music e della cultura rave, con abbondanti iniezioni di sintetizzatori e tastiere davvero molto eighties.

Proseguendo però l’album perde mordente, arrivando alla lunga a stancare svelando una curva di interesse piuttosto bassa: in altre parole è un disco che potrebbe uscire presto dal vostro iPod. Certo la produzione è magnifica, quasi patinata, ma è proprio la sua perfezione a svelarne i maggiori limiti.

L’album è troppo pulito, non osa mai, e l’operazione “tributo alla disco” si esaurisce spesso in un blando recupero degli standard e dei suoni dell’epoca. Moby ci mette pochissimo del suo, nemmeno la voce, smettendo i panni di artista e musicista per vestire quelli classici del produttore. Un peccato perchè vista l'idea e il nome che ci sta dietro, con poco sforzo in più il risultato poteva essere grandioso.

Insomma, un 6 e 1/2 meritatissimo per un album che consiglio sicuramente di ascoltare e che con qualche idea in più poteva diventare un capolavoro. Ma che invece difficilmente passerà alla storia.

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