
In questo clima post-sanremese, lontani anni luce dai fasti della Riviera Ligure, sono arrivati in Italia i The Cure. Due date, per un totale di 6 ore di grande musica dal vivo, che non hanno di certo deluso le aspettative.
E ieri, insoddisfatto dall’unica canzone della kermesse che, a mio parere, era degna di nota (ma che è passata totalmente inosservata in finale), sono stato al PalaSharp per rivivere un concerto unico. E chi ha visto almeno una volta Robert Smith e soci on stage sa di cosa parlo.
I Cure salgono puntualissimi sul palco quando sono le 20:45 e si inizia in grande stile con Plainsong. A seguire la band esegue tutti i successi storici che sono diventati degli autentici classici: Lovesong, Pictures of you, Lullaby, Friday I’m in love, In between days e Just like heaven.
Per i Cure gli anni sembrano non passare mai. La voce di Robert Smith è impeccabile, dall’inizio alla fine senza neanche un calo, una stonatura: perfetta. Nessuna sbavatura oltre a quella, immancabile, di rossetto sulle labbra. Su The kiss e One hundred years il PalaSharp è catapultato direttamente negli anni ’80, un’esecuzione che non lascia spazio ad altro se non ad applausi e urla.
Se poi al tutto aggiungi Lovecats, Let’s go to bed, Close to me e Why Can’t I be you, ti sorprendi se i Cure riescono anche a strapparti un sorriso. E, quando meno te l’aspetti, saltelli dimenandoti seguendo un imbarazzante Smith ballerino. Il terzo encore comincia con l’intramontabile Boys don’t cry e si chiude, quando è ormai quasi mezzanotte, con Killing an arab.
Dal 1976 a oggi di cose nella musica dei Cure ne sono cambiate, ma tante altre sono rimaste fortunatamente immutate. Ieri non è mancato proprio nulla: anche la “e” finale di un incompleto “grazi”, con un po’ di pazienza è arrivata. E aspettando di sentire il nuovo disco, è bello vedere tanta passione in una band che riesce, ancora, a far parlare lo stesso linguaggio a tre diverse generazioni, almeno per una sera.
Ecco la setlist completa del concerto al PalaSharp:
Plainsong
Prayers For Rain
Alt.end
A Night Like This
The End Of The World
Lovesong
Pictures Of You
Lullaby
Catch
From The Edge Of The Deep Green Sea
Kyoto Song
Please Project
Push
Just Like Heaven
A Boy I Never Knew
If Only Tonight We Could Sleep
The Kiss
Us Or Them
Never Enough
Wrong Number
The Baby Screams
One Hundred Years
Disintegration
- - -
At Night
M
Play For Today
A Forest
- - -
Lovecats
Friday I’m In Love
In Between Days
Freak Show
Close To Me
Why Can’t I Be You?
- - -
Boys Don’t Cry
10:15 Saturday Night
Killing An Arab
Riks
03 mar 2008 - 16:17 - #1Io c’ero semplicemente emozionante, come i sorrisi di Robert ehehe
Ottima recensione
chrisix
03 mar 2008 - 17:09 - #2http://www.schecterguitars.com/index.asp
chrisix
03 mar 2008 - 17:10 - #3Bravi per il compito arduo ma secondo me una prova fallimentare.
Il cure SOUND ha le tastiere. Punto e basta.
Cercare di ammodernarsi va bene cambiando look alle chiatarre (ma dove sono finite le fender le gibson) va bene, ma i Cure sono una Rock Band?? Vado a vedere altro allora.
Troppe chitarre.
Rivoglio Lollo e un il “vero” batterista dei Cure.
Complice uno schifosissimo PALA SHARP ma sono Molto deluso dal Sound.
1000 in impegno ma Conegliano Veneto sotto la pioggia..INARRIVABILE
Chris
Rob.
03 mar 2008 - 17:34 - #4@Riks: Grazie :)
@chrisix: Di un concerto in genere valuto più la dimensione emozionale rispetto alle strumentazioni utilizzate, da profano. Apprezzo comunque la volontà di cambiamento di una band che, nonostante 30 anni di carriera, continua a essere attualissima. Certo che l’acustica del PalaSharp non li ha aiutati di sicuro… comunque per me già una band che mi fa tre ore di live (come quello di ieri) ha tutta la mia stima. E… perdonami, ma per me il concerto inarrivabile è quello di Taormina 2005: mai visto nulla di simile.
tubaz
03 mar 2008 - 17:41 - #5Tanto di cappello per chi si spara 3 ore di live!
Anche secondo me però meglio con le tastiere.
A parte, approvo in pieno la scelta dell’autore sull’unica canzone di sanremo degna di nota, bravissima L’Aura (e i suoi pezzi precedenti sono ancora meglio)
Ciao
loz
04 mar 2008 - 17:45 - #6Qui ci sono un sacco di foto del concerto
http://www.delrock.it/news/2008-03/heineken-jammin-festival-2008-a-venezia-ecco-il-cast.php
loz
04 mar 2008 - 17:45 - #7Scusate, le foto sono qui
http://www.delrock.it/articoli/2008-03/i-cure-trionfano-al-palasharp-e-conquistano-milano.php
koan
05 mar 2008 - 11:50 - #8Bella scaletta, ma quella di Firenze del 2000 era meglio (anche lì 3 ore… quasi tutto Pornography più qualche altro brano simile alla scaletta di Milano). Quando partirono le prime note di Cold ho pianto come un bambino!
Che dire? Non mi stancherò mai di tornare a vedere i Cure dal vivo!
William72
03 mag 2008 - 18:54 - #9I Cure…che dire tastiere o no…fanno paura!…a parte il repetorio di grandi canzoni per tutti i gusti… la cosa che più affascina è il trasporto emozionale di Smith e soci, quell’uomo suona e canta (e con lui anche gli altri devo dire…) come una band di 18anni…anzi meglio!…se le band di oggi imparassero da questa gente , vitale, intelligente ed umile….sarebbe una gran cosa!!!!
William